L'indifferenza

Pensando a ritroso all’attività dell’attuale Amministrazione Comunale negli ultimi 4 anni e dovendo riassumerla in una sola parola ciò che a noi viene in mente di getto è: indifferenza. Questa caratteristica, che noi reputiamo peculiare dell’attuale Sindaco e della sua Giunta, ma anche della gran parte dei componenti della maggioranza, si porta dietro tutta una serie di conseguenze che hanno caratterizzato e caratterizzano il mandato amministrativo iniziato nel 2013 e che finirà con le elezioni del prossimo anno. Va anche detto che questo atteggiamento di disinteresse, spesso accompagnato da una certa indolenza, viene equamente distribuito tra i cittadini, il mondo dell’associazionismo e del volontariato, i consiglieri comunali, con particolare riferimento a quelli di minoranza, forse in ossequio ad una inusitata interpretazione del principio di uguaglianza.

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Servizio Pubblico: più Stato o più mercato?

Pur in un mondo radicalmente cambiato è ancora forte una ripartizione ideologica della politica, di stampo ottocentesco, che si richiama, nella sostanza, a categorie di pensiero ormai superate dalla storia. In estrema sintesi possiamo affermare che gran parte del dibattito politico mondiale, almeno fino alla caduta del muro di Berlino, si sia sviluppato intorno al dualismo tra capitalismo e comunismo, incarnato a livello statuale da USA e URSS. Entrambi questi impianti ideologici si basavano su una visione economicista della società differenziandosi sostanzialmente per lo spostamento del baricentro verso il mercato l’una e lo Stato l’altra. Questo scontro è stato il filo conduttore del dibattito politico fino alla fine del secolo scorso e ancora oggi non si può dire superata questa visione dicotomica seppur diventata anacronistica e inadeguata all’attuale situazione socio-politica globale. Pur trattandosi di una visione estremamente semplicistica ci può aiutare a fare qualche riflessione sull’adeguatezza delle attuali strutture e istituzioni politiche.

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Tra l'illegale e l'inopportuno

Il 31 marzo è scaduto il termine del mandato, già prorogato una volta, della commissione di indagine sulla disastrosa fine del CIC (azienda pubblica da 8 milioni di fatturato con oltre 130 dipendenti finita, con oltre 3 milioni di debiti, in mani private). Come il collega di minoranza Tognoli, ho rassegnato le mie dimissioni da una commissione che non ha avuto fin dall’inizio, per la chiara volontà della sua componente maggioritaria costituita da consiglieri del PD, nessuna intenzione di andare a fondo della questione. La commissione, nonostante le continue richieste di convocazione, si è riunita solo due volte e non si è così data risposta a nessuna delle decine e decine di domande che come gruppo consiliare abbiamo fatto fin dalla primavera del 2014 periodo in cui la crisi aziendale era già conclamata. Di materiale su cui lavorare ce n’era quanto si voleva ed era ovviamente a disposizione, ma a nessuno è venuto in mente di partire da lì, da una serie di domande circostanziate rispondendo alle quali, magari, qualche responsabilità amministrativa e politica sarebbe venuta fuori. Sempre su questo tema e tornando al discorso dei familismi fatti in precedenza, ad esempio, nessuno ha mai sottolineato il fatto che in un periodo in cui i primi segnali di attenzione già c’erano è stato assunto al CIC, non si sa come e con quali motivazioni, il fratello dell’ex Presidente della Provincia, attuale Assessore regionale alla Sanità, Saitta. Certo, essere fratello di un politico influente non è una colpa e proprio per non fare di tutte le erbe un fascio una delle cose che abbiamo chiesto nel tempo è stata proprio quale sia stata la modalità con cui si è proceduto a tale assunzione, trattandosi di un'azienda pubblica, e quali fossero stati i meriti curricolari del soggetto prescelto. Risposte: nessuna. Ciò che lascia ancora di più l'amaro in bocca è che questo nuovo assunto non è entrato in azienda in un ruolo marginale, ma è diventato, in men che non si dica, nientemeno che direttore, il massimo livello aziendale interno. I risultati del nuovo management sono sotto gli occhi di tutti, ma per molti nulla è accaduto e tutto è nella norma.

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Il male italiano

Lo storico Consorzio per l'Informatizzazione del Canavese (CIC) è stato svenduto a un privato e così si è perso un patrimonio oltre che economico di competenza e know how che nessuno ci ripagherà e ovviamente per questo disastro gestionale, infarcito dalla solita dose di mala-politica, non sono emerse responsabilità.
Alla luce dei toni trionfalistici dei comunicati stampa dell'esecutivo eporediese su quello che è stato definito "un salvataggio" ho domandato al Sindaco come si fosse risolto il problema per il quale alcuni enti, tra i quali CSI, non hanno deliberato gli affidamenti triennali così come stabilito inderogabilmente nella convenzione approvata in Consiglio Comunale e la risposta è stata disarmante. Pare che i soci CIC (Comune di Ivrea, ASL, CSI, Città Metropolitana, ecc.) si siano tutelati riguardo la regolarità del passaggio di quote grazie al parere dei "migliori legali" in circolazione, ovviamente pagati con soldi pubblici, e che se gli affidamenti non verranno confermati per tre anni dopo un determinato periodo l'acquirente privato potrà lasciare a casa "qualche" lavoratore. Ho chiesto perché questo particolare non proprio irrilevante, per onestà nei confronti dell'opinione pubblica, non fosse stato riportato nei comunicati stampa che dipingevano questa operazione come un capolavoro, ma non ho ottenuto risposta. Il Sindaco ha però anche quantificato quel "qualche" lavoratore nel numero di 25 (sui 116 rimasti) e non so perché, ma questa precisione ha qualcosa di inquietante, come se tutto fosse stato pianificato anche se ovviamente vogliamo sperare che non sia così.

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Politica senza vergogna

La settimana scorsa scrivevamo, in questo spazio, della mancanza di visione politica dell'attuale governo cittadino pedestremente supportato dalla maggioranza che lo appoggia. Lunedi scorso c'è stato un Consiglio Comunale durante il quale abbiamo assistito ad un ulteriore abbassamento del livello del dibattito sui temi di pubblica utilità e avremmo voluto parlare di questo, ma il Sindaco e il suo Vice sono riusciti a metterci nel piatto l'ennesimo boccone amaro che ci ha spinti a cambiare tema.

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Mondi paralleli

Ennesima vicenda di mala-politica che si è consumata, sotto gli occhi e l'indifferenza dei partiti, negli ultimi tempi ad Ivrea e dintorni: la scomparsa del CIC (Consorzio per l'Informatizzazione del Canavese).

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Reazione vs risoluzione

Ad ogni rivoluzione segue, storicamente, una fase di reazione da parte del potere messo in discussione. Nel recente caso del fallimento del CIC questo schema si è palesato con estrema chiarezza a livello locale. Come quasi sempre accade in Italia non è colpa di nessuno. E qui veniamo al nocciolo di questo editoriale. Essendo ben documentati sul tema abbiamo dato vita, al Consiglio del 31 luglio, alla nostra piccola rivoluzione portando all'attenzione dell'aula numeri, cifre, date e dati che nessuno, e ribadiamo nessuno, ha confutato né messo in discussione. Dopo una lunga e circostanziata disamina abbiamo chiesto che i responsabili, dal punto di vista politico, di questa brutta storia si mettessero una mano sulla coscienza e traessero le dovute conseguenze facendosi da parte. Evidentemente le nostre argomentazioni non erano peregrine se tre consiglieri del PD, seguiti il giorno appresso da un quarto, hanno esplicitamente chiesto la testa dell'assessore al lavoro.
Come detto in apertura di articolo ad un tentativo di cambiamento, seppur motivato, non è arrivata una risposta sui contenuti bensì una reazione piuttosto scomposta ed a tratti patetica peraltro appoggiata supinamente dal locale "foglio di partito".

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Intervento del Consigliere Comotto al Consiglio Comunale del 2 agosto 2015 sulla privatizzazione del CIC

"Comunque andrà a finire questa vicenda, e qualunque sarà l'esito del voto alla presente proposta di delibera, una cosa è certa: che si tratta di una sconfitta per l'amministrazione che ha portato, dopo oltre trent'anni di attività, il CIC al fallimento causando la perdita di una ricchezza del territorio. Ricchezza immateriale in termini di tecnologia, innovazione, know how e ricchezza materiale perchè oltre 150 famiglie gravitavano su questa realtà ed ora non sanno bene quale sorte spetterà loro."

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CIC Atto Finale - Come si regala al privato un’azienda pubblica pagata con i soldi dei cittadini

Venerdi 31 luglio è andato in scena l'ultimo atto (forse) dello psicodramma collettivo che riguarda le sorti del CIC (Consorzio per l'Informatizzazione del Canavese). In un ambiente surreale, con diversi assenti anche tra le file della maggioranza, i consiglieri presenti hanno dovuto per l'ennesima volta accorrere al capezzale di un malato delle cui sorti non sono certo responsabili. A proposito di responsabili tra gli assenti si segnala anche l'assessore, nonché vicesindaco, che da almeno otto anni si occupa delle vicende dell'azienda, al quale, più volte, abbiamo fatto suonare il campanello d'allarme chiedendogli di non sottovalutare la situazione e di intervenire con tempestività dando anche la nostra disponibilità a trovare soluzioni adeguate per riuscire a mantenere di proprietà pubblica un'attività che, fino a un decennio fa, era un fiore all'occhiello dell'ICT e dell'informatizzazione canavesana e regionale.

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