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Quando si cita il termine politica la reazione più probabile, oggi, di un cittadino italiano è quella di fastidio se non di vero e proprio rifiuto. Questo accade perché decenni e decenni di gestione del potere tramite pratiche clientelari e malversazioni di vario tipo hanno snaturato completamente il significato ed anche il ruolo, fondamentale, che la politica, quella vera, dovrebbe svolgere all’interno di una società evoluta e civile.

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La decisione dell'Asl To3 che getta nel baratro il futuro del CIC è esplosa come un fulmine a ciel sereno, ma – riflettendoci – viene da chiedersi se non fosse proprio questa (la messa in liquidazione) la fine che qualcuno si attendeva. Qualcuno infatti da questa vicenda qualcosa guadagnerà a partire da chi rileverà gli 8 milioni di commesse che il CIC non potrà più onorare.

Un qualcuno che, forse, ha tentato il colpo gobbo, sperando che fosse il Comune di Ivrea a interpretare il ruolo del carnefice: se la scorsa settimana la delibera per il salvataggio non fosse passata in Consiglio comunale, i giochi sarebbero stati fatti e l'amministrazione cittadina si sarebbe vista addossare le colpe per la fine del Cic. Anche per questa ragione ViviamoIvrea ha votato a favore della famosa delibera: per fare tutto il possibile per tentare di salvare 136 posti di lavoro. Un voto di coscienza, quello di Francesco Comotto dettato non da logiche politiche o ideologiche, ma espresso come segno di solidarietà verso i lavoratori e le loro famiglie, cittadini che pagheranno colpe non loro, nella convinzione che all'interno di quell'azienda ci sono le risorse, la tecnologia, la professionalità, le capacità tecniche per farla rinascere.

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La politica dovrebbe essere soprattutto ascolto e risoluzione dei problemi in nome del bene comune. Siamo invece, purtroppo, abituati a vedere e a pensare alla politica come a una continua lotta tra fazioni o categorie sociali: destra vs sinistra, partiti vs movimenti, ricchi vs poveri, indigeni vs stranieri e così discorrendo. Come se non potessero esistere iniziative da portate avanti insieme da maggioranza e minoranza semplicemente ragionando nell'interesse della comunità e della collettività.

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La politica dovrebbe, a nostro modo di vedere, saper individuare, ascoltare, recepire, analizzare le problematiche che segnano la nostra quotidianità per poi affrontarle, soprattutto in alcuni casi, con determinazione e risolutezza.
Servirebbe anche avere ben chiara in testa una scala di priorità perché se l’erba alta in un’aiuola può aspettare una settimana prima di venire tagliata un vetro rotto in una scuola andrebbe sostituito il prima possibile, soprattutto d’inverno.
Chi si occupa di amministrazione pubblica sa quanto sia difficile individuare scale di priorità perché ci sarebbe bisogno di soddisfare molteplici necessità, parecchie delle quali diventate impellenti a causa della scarsa attenzione riservata loro in passato da una politica a dir poco disattenta.

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La mattina del 14 agosto 2018, quando alle 11,36 sono crollati 200 metri del viadotto Morandi di Genova, verrà ricordata per molto tempo e potrebbe diventare uno spartiacque nella storia italiana. Si è trattato di una strage di vittime innocenti, 43 per la precisione oltre una decina di feriti e circa 600 sfollati. Numeri che si sentono solo in guerra. Numeri determinati da un’assurda lotteria di morte. La storia di ogni persona, di ogni famiglia coinvolta è straziante quanto casuale: chi stava andando al lavoro, chi in vacanza, chi a trovare dei parenti, chi aveva sbagliato strada e stava ritornando sui suoi passi e altrettanto toccante è la questione cronologica. Chi ha sorpassato un camion è finito nel baratro salvando di fatto l’autista di quel mezzo pesante che ha rallentato, chi ha trovato un semaforo rosso prima dell’ingresso in autostrada, chi ha fatto sosta all’autogrill, chi aveva l’auto in panne, chi si è fermato per una telefonata magari si è salvato oppure è stato ingoiato dalla voragine: casualità pura.

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Giovedi 12 luglio si è svolto il primo Consiglio Comunale che ha visto l’insediamento della nuova Amministrazione formatasi in seguito al voto del 10 giugno e del successivo ballottaggio del 24. Si è trattato di un passaggio formale fatto più che altro di atti istituzionali come la comunicazione della composizione della giunta e il giuramento del Sindaco.
Il passaggio più significativo dal punto di vista politico è stato certamente l’elezione del Presidente del Consiglio che, su proposta della maggioranza, è diventato il rappresentante di Forza Italia Diego Borla. Nulla da obiettare sull’amico e collega consigliere, ma nell’intervento in aula abbiamo evidenziato la nostra disapprovazione riguardo il processo di individuazione di tale ruolo istituzionale che ricordiamo essere una figura di garanzia, quindi trasversale, che dovrebbe garantire il buon funzionamento del Consiglio Comunale e i diritti stabiliti dalla legge a tutti i consiglieri, indipendentemente dalla loro appartenenza a gruppi di maggioranza o di minoranza. Proprio a questo proposito abbiamo evidenziato che fino a qualche decennio fa, tale importante ruolo, anche a livelli istituzionali più alti come la Camera e il Senato, tanto per fare un paio di esempi, in nome di un certo fair play istituzionale oggi abbandonato, veniva assegnato ad un componente di una forza di minoranza. Da qualche decennio ciò non accade più e si tratta di una di quelle abitudini da “prima Repubblica” che forse sarebbe stato meglio non “rottamare” con troppa superficiale fretta.

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Da qualche tempo la maggior parte dei cittadini al solo sentire la parola “politica” viene assalita da un attacco di orticaria. Lo dimostrano le percentuali sempre più basse di elettori che si recano alle urne in occasione di una votazione. Le ultime in ordine di tempo, siano esse europee, nazionali o locali, hanno visto aumentare ancora di più l’astensione e questo perchè gli elettori non si sentono più rappresentati dalla politica di quei partiti che per cinquant’anni, seppure a fasi alterne, hanno tenuto nelle proprie mani le redini della vita pubblica italiana.
Vivendo noi in una Repubblica basata sulla rappresentanza democratica viene facile capire perché oggi ci troviamo in una situazione di grande smarrimento e confusione le cui cause, un po’ troppo superficialmente vengono additate e limitate al “populismo”.
Ma cosa sarà mai questo populismo?

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