Ballando sull'orlo del baratro

L’abbiamo detto e scritto: la manfrina delle finte dimissioni del Sindaco è stata una netta cesura, uno strappo, anche istituzionale, che ha chiaramente evidenziato come oggi le politiche pubbliche della città di Ivrea non vengano decise in Municipio, da quei consiglieri che i cittadini hanno eletto per rappresentarli, ma nelle sedi del partito unico nazionale o di ciò che ne è rimasto. Si è anche capito che la sede locale ha un peso irrilevante tanto da dover abbassare la testa ai vertici regionali. Ma non basta, perché in questa vicenda si è resa evidente anche un’altra peculiarità, forse più inquietante, e cioè il fatto che a decidere le sorti della città ci siano anche altri poteri, esterni all’Amministrazione, non facilmente inquadrabili e riconoscibili tanto da far sì che il Sindaco piuttosto che ascoltare il proprio Consiglio Comunale abbia preferito difendere chi fa della gestione di un ente strumentale del Comune, come la Fondazione Guelpa che possiede un patrimonio di oltre 10 mln di euro, una questione personale.

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Il re è nudo

Altre volte in questo mandato amministrativo il Sindaco ha avuto dei problemi con la sua stessa maggioranza e altre volte abbiamo pensato di aver toccato il fondo di una fase politica, imperniata intorno ai riti del partito che la esprime, inconcludente, inefficace e dannosa per la città.
L'inutile Consiglio Comunale di giovedi 27 ottobre ha purtroppo smentito questo nostro pensiero, abbassando ulteriormente l'asticella. Il Consiglio Comunale eporediese, che quasi mai viene considerato dall'esecutivo quale parte integrante dell'Amministrazione della città, questa volta è stato convocato con tutta urgenza per un passaggio assolutamente non necessario. I consiglieri comunali sono stati convocati per fungere da meri ratificatori di decisioni prese nelle sedi, regionale e locale, del partito democratico e questo è un comportamento inaccettabile che esula da quel rispetto istituzionale che finora, pur tra le legittime divergenze di opinione, le varie parti politiche che siedono in Consiglio hanno sempre garantito. Da ora in poi non sarà più così.

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Comunicato unitario della minoranza al Consiglio Comunale del 27/10/2016 sul ritiro delle dimissioni del Sindaco

"... Questa sera è stato convocato un irrituale Consiglio Comunale per dare la fiducia ad un Sindaco che non è mai stato sfiduciato o che al massimo si è sfiduciato da solo. Un paradosso. E lo si è fatto attraverso uno strumento, la mozione di fiducia, che non esiste nell'impianto normativo inerente gli enti locali. La decisione, infatti, di dimettersi prima e di ritirare le dimissioni poi è strettamente personale e noi abbiamo più volte richiesto al Sindaco, non ultimo nella Conferenza dei capigruppo di lunedì scorso, che qualora fosse intenzionato a revocare le proprie dimissioni, lo facesse in autonomia evitando di forzare la mano e ricorrendo alla platealità richiedendo di convocare un inutile Consiglio Comunale che, oltre tutto, ha pure dei costi che si sarebbero potuti tranquillamente risparmiare. Un Sindaco palesemente subalterno al presidente di una fondazione e alla segreteria del partito al quale è iscritto non ci può lasciare indifferenti come consiglieri comunali, ma soprattutto come Cittadini. Un Sindaco che perde di vista il bene della città, ma che si preoccupa di assecondare soggetti esterni più che gli organismi istituzionali individuati dalla legge per amministrare democraticamente un Comune."
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Intervento del Consigliere Comotto al Consiglio Comunale del 27/10/2016 sul ritiro delle dimissioni del Sindaco

"... Chiudo rivolgendomi al Sindaco chiedendogli nuovamente se sia proprio convinto che questo assurdo braccio di forza con il suo Consiglio Comunale non potrà essere causa di un strappo istituzionale che non farà di certo il bene della città e che non promette nulla di buono.
Gli chiedo anche perché, come ci hanno chiesto molti cittadini, abbia preferito mettere sul piatto, in tutta autonomia, la propria testa piuttosto che adempiere, come consiglierebbe un'auspicabile prassi istituzionale, a quanto richiestogli da quel Consiglio Comunale del quale, va ricordato, lui stesso è parte integrante.
E' proprio sicuro che è questo che si aspetta la città da chi è stato votato per amministrarla?" Di seguito il testo dell'intervento del consigliere Francesco Comotto in Consiglio Comunale, in occasione del ritiro delle dimissioni del sindaco Della Pepa.
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Caos istituzionale: chi comanda a Ivrea?

Non serve un esperto di diritto pubblico per dire che ci troviamo di fronte ad un conflitto di poteri inedito e le domande che ci hanno posto molti cittadini in questi giorni, che sono un po’ anche la nostre, sono: “ma chi comanda a Ivrea? Il Sindaco e la sua maggioranza o il Presidente della Fondazione?” oppure “ma perché il Sindaco apre un crisi politica in città piuttosto che sfiduciare una persona non dimostratasi all’altezza del compito assegnatogli?” Si tratta di domande non irrilevanti se pensiamo che la Fondazione ha in cassa oltre 10 milioni di euro in buona parte investiti in titoli che da mesi non vengono monitorati e che con le oscillazioni del mercato attuali si rischiano perdite finanziarie che sarebbero uno schiaffo al lascito della Sig.a Guelpa se pensiamo, oltre tutto, che la biblioteca da lei espressamente richiesta a 12 anni dalla sua morte non è mai stata messa in cantiere.
Trarre conclusioni oggi da questa ennesima crepa nei rapporti tutti interni al PD non è facile mentre ciò che è chiaro è che a rimetterci, come sempre in questi casi, sarà la città.

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Vale di più la città di Ivrea o il presidente della Fondazione Guelpa?

Ad Ivrea stiamo assistendo all'ennesimo teatrino tragi-comico dopo quelli già visti in occasione del fallimento del CIC e per la Centrale idroelettrica del Crist, solo per citarne un paio di maggiore rilievo. Passaggi recenti nei quali il Sindaco Carlo Della Pepa aveva già ben chiaro di non avere più una maggioranza sicura, eppure in conseguenza a quei fatti drammatici nulla accadde. La domanda che in molti si pongono oggi è: Se il Sindaco non si è dimesso per problemi di quella gravità, perché le dimissioni ora? Solo per difendere il Presidente della Fondazione Guelpa, personaggio ormai inviso a tutti o per lo meno alla maggioranza dei consiglieri comunali? Davvero il parere della maggioranza del Consiglio vale meno della presidenza della Fondazione? Già, perché un tale strappo? Nessuno riesce a capirlo fino in fondo. Dalla serata di lunedi 10 ottobre nella quale il Consiglio Comunale ha approvato, con i voti determinanti di tre esponenti della maggioranza, una mozione presentata dai consiglieri di minoranza che impegnava il Sindaco a revocare la fiducia al Presidente della Fondazione Guelpa Jalla, in seguito alla quale il primo cittadino eporediese ha rassegnato le sue dimissioni, si sono susseguite una serie di notizie e dichiarazioni che tendono a sviare l'attenzione dal vero fine della mozione stessa.

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Il risveglio delle coscienze

Rimanendo ancorati alle stesse modalità escludenti e litigiose del fare politica fin qui messe in atto Sindaco e Giunta non potranno certamente risolvere i tanti casi problematici che necessiterebbero di una unità di vedute almeno all’interno della maggioranza, meglio ancora se condivisa con il Consiglio Comunale. Diversamente i problemi che assillano i cittadini: che vanno dalla crisi del commercio e del lavoro allo stato di degrado della piscina comunale e della buona parte degli impianti sportivi, dalla fuga dei giovani dalla città all’assoluta mancanza di politiche pubbliche in tema di cultura e turismo, dai problemi manutentivi delle case di edilizia convenzionata e popolare al disordinato e caotico sviluppo dell’area ex Montefibre, tanto per fare alcuni esempi, continueranno a rimanere irrisolti diventando un pesante fardello che dovrà caricarsi sulle spalle la prossima amministrazione comunale.

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31 luglio 2015 - 31 luglio 2016: sono ancora lì.

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Correva l'anno 2015. Una torrida serata di fine luglio, dell'ultimo giorno del mese. Sì, è passato solo un anno, però in questi 366 giorni sembra che qualcuno si sia dimenticato cosa avvenne nella sala consigliare del civico palazzo eporediese, la sera del 31 luglio. Il Consiglio comunale verteva sulla spinosa vicenda del Cic e nel corso della serata, ben due volte sono state chieste le dimissioni del Sindaco e/o del suo vice.
Il primo a lanciare la pietra fu Francesco Comotto. Ecco cosa recita il verbale della seduta: «E’ giunta l’ora che chi è responsabile di tutto questo, ribadisco politicamente parlando, trovo la dignità per uscire allo scoperto e si faccia da parte, non faccia più danni. Non sto nemmeno a dire chi tra il Sindaco o il suo vice sarebbe...sia maggiormente responsabile, questo esercizio lo lascio fare alla maggioranza».
E poco dopo, la stessa maggioranza, per voce della Presidente del Consiglio comunale, Elisabetta Ballurio ribadisce il comottiano concetto: «Chiederò all'Assessore Capirone di fare un passo indietro, se ritiene, per salvaguardare proprio la dignità della mia parte politica prima di tutto, della maggioranza e dell'amministrazione, che con l’atto che andiamo a fare oggi, che è uno strappo… è uno strappo quello che noi andiamo a votare, sia come dicevo da pubblico a privato e sia prendendoci le responsabilità legali ed economiche ad andare a votare. Quindi per quanto magari ci siano o no, questo non lo so, comunque sicuramente responsabilità politiche, io credo che visto che è stato richiamato più volte dentro questa sala ma anche fuori e conoscendo, riponendo stima nella persona, credo che probabilmente un sano confronto, per carità, ma un passo indietro anche a fronte dell’impegno che stiamo prendendo noi adesso, credo che sarebbe doveroso». Il freddo rigore burocratico del verbale non trasmette le emozioni, ma chi era presente a quella seduta ricorda il tono stentoreo, le pause a effetto e lo sguardo algido della Presidente. Parole pesanti… come piume, evidentemente. Visto che da allora non è successo nulla. Non solo Sindaco e Vicesindaco sono sempre lì al loro posto, ma nessuno dei due “dimissionandi” si è sentito in dovere di replicare pubblicamente alla richiesta di dimissioni, non ci son stati passi indietro o strappi nella “parte politica”. Tant'è che quella richiesta è rimasta lettera morta, alla faccia della dignità della medesima parte politica. Correva l'anno 2015. Ora arranca il 2016 e siamo sempre qui, sulle rive della Dora, in una città che sembra sempre più la capitale della Repubblica delle Banane! NB Tutti i virgolettati sono tratti dal verbale del Consiglio comunale del 31 luglio 2015

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Il "naso lungo" di Elisabetta Ballurio

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Durante l'ultimo Consiglio Comunale il sindaco ha relazionato sullo "stato di salute" delle società partecipate del Comune. Una relazione, neppure da votare, ma i consiglieri avrebbero voluto, o meglio dovuto, ricevere la relativa documentazione nei giorni precedenti in modo da poter riflettere ed avere la possibilità di esprimere un loro parere consapevole. Invece così non è stato, e in segno di protesta i consiglieri di minoranza presenti (assenti Gilardini e Gambone), dopo aver messo agli atti la comunicazione allegata qui sotto, hanno abbandonato l'aula prima che il sindaco prendesse la parola. Purtroppo questo è un problema da tempo segnalato e che si ripete quasi ad ogni consiglio: i documenti vengono presentati al momento, spesso complessi insiemi di dati e numeri, e non c'è tempo per una seria analisi. A questo proposito, sull'articolo de la Sentinella riportato qui sotto, Elisabetta Ballurio afferma invece che la documentazione era stata fornita in occasione della conferenza dei capigruppo. Cosa che non corrisponde assolutamente al vero! Durante il Consiglio Comunale, a fronte della richiesta dei consiglieri, Carlo Della Pepa rispose che i bilanci delle partecipate si potevano vedere sui vari siti internet, che è cosa ben diversa dall'affermare di aver prodotto idonea documentazione.

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Le menzogne di Matteo Fanciulli

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Sarà pur vero che la politica è (purtroppo) fatta anche di colpi bassi, di interpretazioni di comodo, ma a tutto dovrebbe esserci un limite. Forse non lo sa @Matteo Fanciulli che, nel suo ultimo editoriale su "La Voce" si è spinto nel campo della pura menzogna. Una di quelle bugie che hanno le gambe davvero corte, al punto da poter essere confutata senza alcuno sforzo. Non sindachiamo sul panegirico a favore degli "stoici" (citazione) Consiglieri del Pd: siamo nel campo delle opinioni e ognuno è libero di pensare come meglio crede. Ma i fatti sono fatti: leggere che la minoranza avrebbe lasciato l'aula quando si è parlato e votato sulla centrale del Crist è falso. Falso. Non opinabile. FALSO. La "coppia di fatto Tognoli-Comotto" (sempre per usare la terminologia del segretario PD) è stata presente, così come altri Consiglieri di maggioranza, ha contribuito in maniera fattiva alla discussione e ha votato (a favore, così come gli "stoici" Consiglieri di maggioranza).

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