Non c'è futuro senza memoria

Sabato scorso alle Officine H, luogo simbolico del pensiero comunitario di Adriano Olivetti, si è svolto un evento, organizzato dall’Associazione Gianroberto Casaleggio, dal titolo SUM #01 Capire il Futuro. Abbiamo apprezzato la scelta di far aprire i lavori a Beniamino De' Liguori Carino figlio di Laura Olivetti e nipote di Adriano del quale ha ricordato, con intima partecipazione emotiva, alcuni passaggi della sua vita e l’incredibile eredità morale e materiale che ha lasciato a un territorio che, aggiungiamo noi, non ha saputo coglierne appieno le illimitate potenzialità. Va riconosciuta a Davide Casaleggio l’intuizione e la capacità di aver fatto ritornare Ivrea, anche se solo per un giorno, il cuore pulsante di un’Italia che cerca di guardare oltre la miseria intellettuale e morale nella quale siamo immersi da troppo tempo. Un’Italia che crea, che lavora, che produce, che pensa in grande, che si batte per i diritti dei più deboli e per la salvaguardia dell'ambiente, l’Italia che vorremmo abitare e lasciare in eredità alle nuove generazioni. Va inoltre dato atto che l’evento non è stato trasformato in una kermesse esclusiva a marchio 5 stelle, cosa che sarebbe anche potuta legittimamente accadere, ma non è accaduta.

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Nostalgie reazionarie

Tornando all’ultimo Consiglio Comunale troviamo, a questo proposito, due passaggi che vanno proprio verso lo spostamento dei centri decisionali dalle assemblee elettive locali a ristretti gruppi di potere che agiscono nell’ombra e in una terra di nessuno. Verso l’una di notte siamo arrivati al penultimo punto all’ordine del giorno che riguardava l’approvazione del Piano Strategico della nostra Area Omogenea il quale si dovrebbe inserire nel più ampio Piano della Città Metropolitana. Da tempo chiediamo che, almeno sui temi di ampio respiro e portata come questo, venga messo in atto un processo partecipativo capace di coinvolgere i cittadini, ma nulla; tutto preconfezionato nelle segrete stanze. Al di là di questo, l’importante documento arriva sul tavolo del Consiglio, come detto, verso l'una di notte ed allora chiediamo, con altri consiglieri di minoranza, di spostarne la discussione ad un’altra seduta dando da subito la nostra disponibilità a partecipare anche nei giorni immediatamente successivi. Dopo il necessario dibattito viene messa in votazione tale richiesta e la stragrande maggioranza dei consiglieri alza la mano approvandola, ma con una incredibile decisione la Presidenza del Consiglio annulla la votazione aggiungendo alcune considerazioni al precedente dibattito ormai chiuso e rimette in votazione il rinvio del punto all’ordine del giorno. Risultato: la maggioranza cambia idea e non si rinvia più. Nel frattempo siamo arrivati all’una e mezza di notte. Questo è il modo in cui temi strategici e di estrema importanza per il futuro della nostra area vengono trattati dall’attuale Amministrazione eporediese.

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Non vedo, non sento, non parlo

Il livello del dibattito politico e democratico, anche formale, dell’assemblea elettiva cittadina pare aver intrapreso una caduta che sembra inarrestabile e di certo non è un bel segnale per un sano quanto auspicabile dibattito pubblico incentrato sulla trasparenza e sui bisogni reali della città. Lunedi 11 aprile si è svolto l'ultimo Consiglio Comunale. Il precedente, del 25 gennaio scorso, risale a 76 giorni fa, intervallo che, per una città come Ivrea, è un bel lasso di tempo. Molti sono i passaggi criticabili, ma per questioni di spazio ne riportiamo solo qualcuno invitando tutti i cittadini a partecipare attivamente alla vita pubblica partendo magari proprio dall’assistere a qualche Consiglio Comunale in modo da poter valutare in tutta autonomia il livello di chiarezza, veridicità, trasparenza nonché di proposta e di visione politica dei vari gruppi consiliari.

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La terza via: tra iene e sciacalli

Negli ultimi anni, come negli ultimi mesi, la situazione socio-politica mondiale pare essersi avviata verso una caduta inarrestabile. Nel tentativo di analizzarne le cause balzano agli occhi almeno due macro scenari.
Primo scenario: gli sciacalli... Riguarda la sete di potere, la smania di successo, il narcisismo, l’accumulo di ricchezze e si muove tra scandali, paradisi fiscali, immoralità diffusa. Ci limitiamo a qualche esempio recente.
L'ultimo arrivato tra gli scandali è quello dei Panama Papers: migliaia di documenti che testimoniano come personalità di spicco parcheggiassero, magari all'insaputa del fisco dei Paesi di residenza, i loro non proprio modesti tesori nelle protettive casse di società off shore sapientemente create dallo studio panamense Mossack (figlio di un nazista delle Waffen SS) e Fonseca. Si parla di cifre esorbitanti; di patrimoni che potrebbero risollevare le sorti di centinaia di milioni di poveri in tutto il mondo pur consentendo ai loro possessori una vita da nababbi. E vuoi che non ci fosse una bella dose di italiani?

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Tra l'illegale e l'inopportuno

Il 31 marzo è scaduto il termine del mandato, già prorogato una volta, della commissione di indagine sulla disastrosa fine del CIC (azienda pubblica da 8 milioni di fatturato con oltre 130 dipendenti finita, con oltre 3 milioni di debiti, in mani private). Come il collega di minoranza Tognoli, ho rassegnato le mie dimissioni da una commissione che non ha avuto fin dall’inizio, per la chiara volontà della sua componente maggioritaria costituita da consiglieri del PD, nessuna intenzione di andare a fondo della questione. La commissione, nonostante le continue richieste di convocazione, si è riunita solo due volte e non si è così data risposta a nessuna delle decine e decine di domande che come gruppo consiliare abbiamo fatto fin dalla primavera del 2014 periodo in cui la crisi aziendale era già conclamata. Di materiale su cui lavorare ce n’era quanto si voleva ed era ovviamente a disposizione, ma a nessuno è venuto in mente di partire da lì, da una serie di domande circostanziate rispondendo alle quali, magari, qualche responsabilità amministrativa e politica sarebbe venuta fuori. Sempre su questo tema e tornando al discorso dei familismi fatti in precedenza, ad esempio, nessuno ha mai sottolineato il fatto che in un periodo in cui i primi segnali di attenzione già c’erano è stato assunto al CIC, non si sa come e con quali motivazioni, il fratello dell’ex Presidente della Provincia, attuale Assessore regionale alla Sanità, Saitta. Certo, essere fratello di un politico influente non è una colpa e proprio per non fare di tutte le erbe un fascio una delle cose che abbiamo chiesto nel tempo è stata proprio quale sia stata la modalità con cui si è proceduto a tale assunzione, trattandosi di un'azienda pubblica, e quali fossero stati i meriti curricolari del soggetto prescelto. Risposte: nessuna. Ciò che lascia ancora di più l'amaro in bocca è che questo nuovo assunto non è entrato in azienda in un ruolo marginale, ma è diventato, in men che non si dica, nientemeno che direttore, il massimo livello aziendale interno. I risultati del nuovo management sono sotto gli occhi di tutti, ma per molti nulla è accaduto e tutto è nella norma.

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Piani strategici e politiche di sviluppo

“Sin dagli anni novanta (del secolo scorso) si è diffusa nelle scienze sociali la convinzione che lo sviluppo non fosse determinato soltanto da fattori di carattere economico, quali il capitale naturale, fisico, umano, ma anche dal tessuto sociale e istituzionale. I "fattori intangibili" che derivano dalle reti di interdipendenza non mercantile tra gli agenti economici, la società e le istituzioni sono aspetti rilevanti nella formazione del vantaggio comparato. Da tempo, quindi, siamo stati indotti a studiare le economie locali non solo in termini di rapporti di mercato, ma anche sulla base di meccanismi di cooperazione formale e informale tra gli attori privati e pubblici delle diverse aree. Si sottolinea, sempre più spesso, l'importante ruolo delle buone istituzioni locali, della capacità di utilizzare la conoscenza delle potenzialità del territorio e della cooperazione tra attori pubblici e privati laddove si siano create economie di agglomerazione e buoni percorsi di sviluppo”.

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Parole al vento

Ultimamente abbiamo sentito Il Sindaco definire "parsimoniosa" la candidatura Unesco. Pur senza sfogliare un vocabolario questo termine fa pensare ad una gestione economica ponderata, oculata, sobria, ma se si viene a scoprire che tale operazione è costata oltre 440.000 euro e i conti non sono ancora definitivi qualche dubbio interpretativo appare lecito, soprattutto se l'assessore alla cultura, a pochi giorni dalla chiusura del bilancio preventivo 2016 non sa nemmeno se riuscirà ad avere a disposizione un ventesimo di quella cifra.

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IVREA: piccola città o paese grande?

Se guardiamo alla sua dimensione demografica e alla sua estensione territoriale più che una piccola città Ivrea la potremmo definire un grande paese. Non che l'essere l'una o l'altra cosa cambi molto però questa distinzione può diventare determinante per il modo di ragionare e di amministrare della propria classe dirigente.

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Gli impresentabili

Questa non è la politica che pensavamo di poter fare entrando in Consiglio Comunale e di fronte all'ennesimo bubbone scoppiato speriamo si possa dare corso ad un nuova fase perché la città non può rimanere inerme e passiva di fronte a questo inconcepibile immobilismo.

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Pace, amore, libertà

Si corre esclusivamente dietro l'emergenza; ultimo caso, di qualche giorno fa, la scoperta della presenza di amianto nel tetto della scuola Arduino divelto dal vento e volato nei dintorni. Pare che Sindaco ed esecutivo lo sapessero fin dal novembre 2013, ma l'ASL non è stata avvisata e la questione finisce in Procura. Quando il dibattito politico finisce nelle aule dei tribunali è un chiaro segnale che qualcosa nella politica non funziona come dovrebbe.

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