Il pesce d'aprile

Il pesce d'aprile

Come ampiamente previsto, anche dalle righe di questo giornale, l’Amministrazione eporediese ha portato in approvazione il Bilancio Preventivo 2017-2019 venerdi 31 marzo; l’ultimo giorno utile concesso dalla legge. A dirla tutta il bilancio è stato approvato, con i voti della sola maggioranza, alle due di notte e quindi eravamo già al 1 aprile, giorno forse più adatto alla proposta di bilancio presentata dall’esecutivo.
Più volte è emerso nel dibattito che si potrebbe trattare dell’ultimo bilancio di questa Amministrazione in quanto il prossimo si posizionerebbe, quasi sicuramente, nel semestre bianco che precederà le prossime elezioni amministrative.
Nella presentazione del bilancio, supportata da diapositive sapientemente estrapolate dal contesto, l’Assessore ha evidenziato i macro-numeri che però, letti in maniera aggregata, non sempre restituiscono la corretta percezione dell’andamento economico e finanziario dell’ente.
E’ anche per questo che da anni chiediamo con insistenza, in nome di una maggior chiarezza e trasparenza, che ci venga fornito anche un bilancio per capitoli, con voci di entrata e di spesa disaggregate, e finalmente, dopo discussioni infinite, quest’anno siamo riusciti ad averlo. E dire che negli anni scorsi ci veniva detto che non era possibile. Vabbè, ormai è andata.
Un altro passo importante nella pianificazione contabile dell’ente sarebbe riuscire ad avere, prima del preventivo dell’anno in corso, il consuntivo dell’anno precedente, ma questo finora non è mai accaduto. Questo eviterebbe di dover scrivere delle cifre presunte su alcune poste di bilancio non avendo ancora i numeri definitivi della precedente gestione.
Cercando di essere più chiari prendiamo ad esempio il Piano Investimenti triennale enfatizzato con titoloni su alcuni giornali: “Investimenti nel prossimo triennio per 16 milioni di euro!” che poi sono 17, basterebbe leggere il totale. Sono rispettivamente 5 mln nel 2017, 7 nel 2018 (anno delle elezioni) e 5 nel 2019. Lì dentro si trova di tutto come nel paese di Bengodi: dal Castello allo sfuggente sottopasso di via Verdi, dalla Biblioteca all’Asilo Nido. Abbiamo fatto notare l’assenza nell’intero triennio della Piscina comunale, ma dai banchi della giunta non è stata proferita parola sul tema nonostante solo qualche settimana fa, con la solita enfasi, siano stati annunciati lavori prossimi venturi per oltre 3 milioni di euro.
Con tutti questi soldi da investire cosa c’è da lamentarsi? Non c’è da lamentarsi, c’è da essere realisti soprattutto approssimandoci alla prossima campagna elettorale che per qualcuno evidentemente è già iniziata cominciando a dipingere e promettere scenari idilliaci che mai si potranno concretizzare. Vediamo perché.
Non essendo ancora disponibile, come detto, il conto consuntivo 2016 siamo andati a leggere qualche dato in quello del 2015 dal quale si evince che per gli investimenti sono stati impegnati circa 1,5 milioni di euro che rispetto ai 4,3 milioni preventivati sono solamente il 36%, poco più di un terzo. Scendendo nel dettaglio delle singole voci di spesa si scopre che la quasi totalità di queste risorse sono state impiegate per le manutenzioni straordinarie causa soprattutto della scarsa attenzione, da parte di questa Amministrazione, alla cura e alla manutenzione ordinaria del patrimonio immobiliare pubblico negli anni passati.
Volendo quindi tornare nella cruda realtà, dei 17 milioni sbandierati ai quattro venti, se tutto andrà bene, ne potranno diventare disponibili poco più di 5 in tre anni: volendo essere ottimistici diciamo 2 all’anno. Se contiamo che le grandi opere date come cantierabili superano ognuna i 5 milioni di euro: dal Castello alla Biblioteca all’Asilo Nido, non serve un esperto contabile per vedere che qualcosa non torna.
Riguardo la congerie di cifre e i milioni di euro che riempiono le feconde pagine del bilancio presentato abbiamo chiesto, per avere le idee più chiare, quanti progetti definitivi siano già in possesso della Giunta in modo da conoscere con maggiori margini di precisione i costi reali di questi importanti investimenti: silenzio totale.
Questa richiesta non è mera pignoleria, ma condizione necessaria per poter pianificare con realismo e onestà intellettuale gli investimenti dei prossimi lustri. Non si può certo continuare a gestire il patrimonio pubblico sulla falsariga di quanto è stato fatto, ad esempio, con l’Asilo Nido per il quale un dettagliato studio di fattibilità del 2015 dell’Ufficio tecnico comunale prevedeva un costo di 1,75 milioni che ora sono diventati molti di più, pare fino a sfiorare i 5 mln, in seguito ad un altro studio di fattibilità effettuato da professionisti esterni. E siamo solo allo studio di fattibilità, chissà quanto ancora ci vorrà per arrivare ai due ulteriori gradi di progettualità necessari per appaltare i lavori: quello definitivo e quello esecutivo. Ecco perché poi escono fuori costi e tempi di attesa campati in aria: si chiuderà tre anni, no, forse quattro; costerà tre milioni, no, forse cinque e via discorrendo creando legittimi allarmismi sia nei genitori che nel corpo insegnante.
Per rendere verosimile il bilancio, andando contro ogni cautela basata sulla buona prassi contabile riguardo la certezza di copertura della spesa prevista, sono uscite dal cilindro due particolari, quanto opinabili, voci di entrata: l’indebitamento e i contributi.
Non abbiamo nulla contro l’indebitamento purchè venga attivato con moderazione, ponderatezza e solo su progetti chiari, monitorabili e con tempistiche certe di realizzazione. Per anni ci siamo sentiti dire dall’Assessore al Bilancio, e l’ha ribadito anche venerdi in Consiglio Comunale, che la Città di Ivrea ha un bilancio virtuoso che le consente l’autosufficienza anche sugli investimenti non volendo, per principio, ricorrere ai prestiti. Se riconosciamo la coerenza di questa dichiarazione per quanto riguarda i bilanci dal 2013 (anno dell’insediamento) al 2016 l’Assessore ci dovrebbe però spiegare perché nel 2017 erano previsti, nel bilancio dell’anno scorso, mutui per 1,5 mln, fortunatamente non attivati, e se ne prevedono, in quest'ultimo bilancio, ben 2,9 mln di euro nel 2018 e 1,7 mln nel 2019. Una bella palla al piede per chi dovrà amministrare nei prossimi anni la Città. La speranza è che non si facciano scelte scellerate sul filo di lana lasciando più responsabilmente a chi verrà la decisione su quali investimenti mettere in cantiere e come finanziarli.
L’altra fonte di entrata citata sono i contributi che sono l’antitesi della certezza delle risorse a meno che non esistano impegni sottoscritti da qualche ente superiore o da qualche munifico privato, ma alla domanda specifica se esistesse qualcosa di tutto questo è calato nuovamente il silenzio.
E di contributi ce n’è una bella quota: parliamo di 2,6 mln di euro nel 2018 e 2,4 nel 2019 mica noccioline. Inserire a bilancio un’entrata da contributi è facile, ma sarebbe bello e serio conoscere la loro provenienza; nell’ultimo editoriale ipotizzavamo l’arrivo di un novello signor Bonaventura, chissà.
Ecco perché dicevamo in apertura che il 1 aprile sarebbe stato forse il giorno più adatto per la presentazione del bilancio preventivo 2017-2019 di questa Amministrazione, che sta giungendo alla scadenza del mandato, perchè da un’analisi dei documenti contabili viene difficile capire se si tratti o meno di un pesce d’aprile.

Articolo pubblicato su "La Voce" di martedì 4 aprile 2017

 

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