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La fine di un epoca

La fine di un epoca

A tre settimane dal voto europeo abbiamo letto le più svariate analisi e non è nostra intenzione tediare chi ci legge con ulteriori elaborazioni dei flussi e dei risultati elettorali. Utilizzeremo però lo spazio a nostra disposizione per fare una riflessione politica più generale che parte proprio dalla tornata elettorale; sia essa quella europea che quella delle amministrative.
A livello macro, l'hanno detto un po' tutti, ha vinto Renzi e non è irrilevante che sia stato attribuito un nome specifico ad un successo elettorale. Dire che ha vinto Renzi infatti non vuol dire che ha vinto il PD tanto che appena il premier, nonché segretario di partito, ha messo piede in terra straniera per un viaggio istituzionale sono cominciate le vendette tipiche delle fazioni interne ai partiti e non ci vuol molto a capire che i problemi di sopravvivenza dell'attuale governo saranno tutti interni alla "corazzata democratica". Può essere utile ricordare che Renzi è diventato famoso per la sua volontà di rottamare i vertici storici di un partito che non accettava la sfida del cambiamento e presumibilmente oggi è l'uomo del momento perché molta gente in lui ha visto una reale volontà di cambiamento. Staremo a vedere.
Un po' annacquate dal clamore delle vicende europee si sono svolte anche altre elezioni, passate in sordina, quali quelle regionali e molte comunali. Se proviamo ad individuare un fil rouge che lega tutti e tre i livelli elettorali citati, dal nostro punto di vista, lo possiamo trovare nella voglia di cambiamento dello status quo. Per quanto riguarda le regionali abbiamo assistito ad un successo dell'ex sindaco di Torino largamente annunciato e fortemente agevolato dalla pochezza del governo Cota. La potente macchina elettorale del maggior partito italiano ha poi fatto il resto non esistendo oggi rivali in grado di poter proporre una alternativa concreta almeno a livello regionale. Livello per il quale serve una organizzazione ed una struttura che oggi altre forme politiche minori non si possono permettere.
Il discorso cambia notevolmente se andiamo a guardare quanto accaduto nelle elezioni comunali dove antiche abitudini e consolidate nomenclature sono state spazzate via da un'ondata di ribellione dell'elettorato alle solite logiche corporative dei partiti o dei "poteri forti" locali.
Non potendo considerarli uno per uno, per questioni di spazio, ci limitiamo a citare alcuni grandi comuni dell'area canavesana quali Strambino, Caluso, Banchette, Borgofranco dove ad una continuità, legata ai partiti tradizionali, gli elettori hanno preferito nomi e forze nuove il più possibile sganciati dalla politica partitocratica che ci è stata propinata per decenni come unica soluzione possibile contro il caos istituzionale. Finalmente il primo passo è stato fatto e gli elettori si sono scrollati di dosso quella paura irrazionale dell'ignoto che i vecchi notabili di partito vanno dispensando almeno dal dopoguerra profetizzando scenari apocalittici se a governare non fossero state strutture organizzate come i partiti ed infatti Tangentopoli prima, Expo 2015 e il Mose poi, tanto per citare la punta dell'iceberg, sono lì a dimostrare l'esatto contrario.
Ben venga quindi una ventata d'aria nuova e speriamo sia foriera di un salto di qualità dal punto di vista del dibattito culturale, sociale e politico generale.
Noi, come forza politica locale, crediamo molto nella possibilità che il cambiamento possa partire dal basso, dal territorio, tra la gente comune ed in tal senso indirizziamo la nostra azione. Qualche giorno fa abbiamo, ad esempio, organizzato un paio di incontri finalizzati a discutere liberamente e in maniera assolutamente aperta sui temi del governo locale da parte di liste civiche e sulla necessità/possibilità/opportunità di un ritorno alla terra partendo dalla sua salvaguardia e per riportarla alla sua funzione primaria di luogo di produzione di alimenti possibilmente sani. La prima edizione di questo evento che abbiamo chiamato "Condividiamo Ivrea" si è conclusa con una festa multietnica e conviviale in piazza allietata da un gruppo teatrale di improvvisazione, i Detto Fatto, che hanno fatto divertire, con genuina ed esilarante comicità, i presenti.
C'è molto da lavorare quindi, ma qualcosa pare muoversi in una società consumistica arrivata al capolinea. Il prossimo passo sarà quello di spegnere il televisore, uscire di casa e di riattivare relazioni sociali troppo facilmente dimenticate. Non aspettiamo nuovi salvatori o nuovi unti del Signore, ma prendiamo in mano il nostro destino e quello delle future generazioni senza permettere che siano altri a decidere per noi.

 Articolo pubblicato su "La Voce" di lunedì 16 giugno 2014

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