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La stagione dell'apatia e dell'indifferenza

La stagione dell'apatia e dell'indifferenza

Molti avranno visto le strazianti immagini dello scheletrico e denutrito orso polare alla disperata ricerca di cibo che, dopo aver rovistato vanamente in un bidone arrugginito, si accascia il suolo e, senza più forze, muore lentamente di stenti. Le toccanti immagini sono state riprese sull’isola di Baffin in Canada dal fotografo Paul Nicklen, fondatore della ong Sea Legacy, con lo scopo di denunciare la disastrosa condizione di ghiacciai e oceani a causa del riscaldamento globale. Qualcuno ha criticato il comportamento del fotografo sostenendo che avrebbe potuto salvare l’orso, ma come lui stesso ha dichiarato in una intervista al National Geographic: «Avevamo le lacrime agli occhi mentre filmavamo. Abbiamo scelto di condividere il video per rompere il velo di apatia della nostra società. Perché non ho fatto nulla per aiutarlo? Avrei solo ritardato la sua morte, e poi non vado in giro con una pistola tranquillante o con 400 kg di carne di foca» e bisogna anche dire che in Canada la legge vieta di dar da mangiare agli orsi polari. Lo stesso Nicklen ha aggiunto che una popolazione di circa 25.000 orsi a breve subirà la stessa lenta morte dello sfortunato protagonista del video, ma tutto rimarrà sconosciuto ai più.
Purtroppo viviamo in un mondo dove, da decenni, migliaia di studiosi di tutte le nazionalità ci stanno dicendo di essere pericolosamente vicini al fine corsa di un mondo che pare cocciutamente avviato verso la propria autodistruzione con una politica, a livello globale, che pare incapace di prendere delle decisioni quanto mai urgenti e necessarie. E’ anche vero che ci sono situazioni che toccano gli umani, come guerre, migrazioni di massa, carestie, povertà che apparentemente potrebbero sembrare più importanti, ma spesso si tratta di problematiche indirette causate proprio dal surriscaldamento del pianeta, dai cambiamenti climatici e dalla distruzione dell’ambiente naturale.
Ciò che lascia perplessi è che i potenti della terra, pur sapendo che entro la fine del secolo le temperature medie mondiali saliranno tra i 2° e i 4°, si ostinano a negare l’evidenza. In fondo senza spingersi fin nel lontano Canada basta recarsi sulle nostre montagne per vedere come i ghiacciai che ricoprivano le Alpi si siano drasticamente ridotti e come la siccità stia diventando una costante anche nel nord Italia tanto che almeno 10 laghi italiani si trovano oggi in forte sofferenza idrica. Dal Garda che ha un riempimento attuale pari al solo 35% rispetto ai livelli di riferimento e un livello di 36 cm sotto la media storica, al lago di Bracciano che ha subito un abbassamento di 163 cm fino al lago di Albano che è diminuito addirittura di 5 metri.
Tutto questo nell’indifferenza della politica che non fa nulla, ma proprio nulla per invertire la rotta, anzi spesso si muove in direzione contraria. Prendiamo ad esempio la questione del TAP in Puglia l’enorme metanodotto proveniente dall’Azerbaijan che ha fatto sì che un’intera zona del Salento, nei pressi del Comune di Melendugno, sia stata militarizzata con tanto di muri, filo spinato come in un Paese in guerra, e forze dell’ordine che non esitano a caricare e trattenere persone, 52 solo nella giornata di sabato 9 dicembre, che manifestano pacificamente solo per difendere la propria terra dalla costruzione dell’ennesima opera dannosa, inutile e in controtendenza rispetto alla necessità del superamento della produzione di energia con combustibili fossili. Peraltro infrastrutture in gran parte finanziate con soldi pubblici che andranno ad aggravare le emissioni inquinanti e lo scempio paesaggistico di una delle zone più belle d’Italia in quella Puglia che già deve fare i conti con l’Ilva di Taranto e con la centrale a carbone dell’Enel di Cerano (una delle grandi d’Europa) nel brindisino.
Di fronte a queste ingiustizie e a questa cecità ci si sente inermi e invece bisogna reagire partendo magari dalle piccole cose e dai luoghi in cui abitiamo perchè le buone pratiche, che in Italia ci sono e sono molte, sono virali e possono propagarsi velocemente risollevando e facendo rinascere una coscienza civica e comunitaria troppo in fretta abbandonata in nome di uno sviluppo insostenibile e vorace. Cominciamo a dare noi il buon esempio, non limitiamoci a dire che così fan tutti. Da qualche parte bisognerà pure cominciare, perché non qui?
Per scendere nelle cose di casa nostra è da un paio di mesi che denunciamo l’eccessivo innalzamento dell’inquinamento in città con il superamento, da tempo, dei 35 giorni di sforamento dei 50 µg/mc di PM10 che dovrebbero far scattare dei provvedimenti urgenti come il blocco temporaneo del traffico, ma soprattutto la messa in atto di politiche ambientali finalizzate alla riduzione delle emissioni. Nonostante le nostre ripetute sollecitazioni l’amministrazione comunale non ha mosso un dito evidenziando laconicamente che i dati rilevati non provengono dalla centralina di Ivrea, ma da quella di Leinì individuata dall’Arpa come stazione di riferimento. Per quanto riguarda il trasporto pubblico basta guardare i mezzi che circolano ad Ivrea e dintorni. Altro che euro 5 o bus elettrici; da noi circolano tutti i vecchi mezzi più inquinanti tolti dalle strade di Torino. In questo caso oltre il danno c’è pure la beffa perché la Città Metropolitana, che ha la competenza sul trasporto pubblico, senza aver fatto nulla in tema di ammodernamento e innovazione dei sistemi di viabilità ha chiesto alla città di Ivrea un ingiustificato aumento di 123.000 euro a fronte di una previsione iniziale di appena 10.000. Ciò che è difficile da comprendere è di come l’esecutivo rimanga indifferente di fronte a problemi anche di tipo sanitario (l’aumento dei casi di tumore nelle aree inquinate è ormai acclarata) che toccano loro stessi che, presumibilmente, respirano la stessa aria, inquinata, che respiriamo tutti noi cittadini.
Come dicevamo in precedenza le buone e virtuose pratiche pubbliche possono partire “dal basso” coinvolgendo quella parte di cittadinanza attiva che sarebbe disponibile a dare un mano in nome del bene comune se solo credesse ancora nei propri amministratori. L’ultimo episodio negativo in tema di credibilità dell’attuale amministrazione è stata l’ennesima figuraccia con il territorio circostante questa volta riguardo il Parco dei 5 Laghi. Si tratta di un’idea nata oltre vent’anni fa che ora, grazie all’impegno di alcuni amministratori locali pareva arrivata ad una conclusione dopo due anni di incontri con i 5 comuni interessati, la Regione e la Città Metropolitana con la sottoscrizione di un semplice Protocollo d’intesa che avrebbe attivato l’iter di costituzione del Parco. Peccato che a questi incontri il Sindaco e gli assessori eporediesi non abbiano mai partecipato, inviando sporadicamente un funzionario dell’ufficio tecnico che ovviamente non aveva alcun potere decisionale. E così è andata fino all’ultimo incontro del 29 novembre quando i sindaci avrebbero dovuto sottoscrivere il Protocollo d’Intesa sul quale si è lavorato negli anni, ma nulla. Da Ivrea è stato nuovamente inviato un funzionario e tutto il progetto si trova ora in una fase di stallo che difficilmente questa amministrazione avrà la volontà di sbloccare.
Oltre l’indifferenza e l’apatia l’amministrazione eporediese, alla faccia delle tanto strombazzate politiche di rilancio del territorio, in questo caso si è pure dimostrata irrispettosa nei confronti degli altri Comuni che hanno lavorato con impegno al progetto di istituzione del Parco. Sarà destino che questo quinquennio chiuda mestamente così come è iniziato senza uno scatto d’orgoglio negli ultimi mesi di mandato. Noi consiglieri di minoranza ci siamo ormai abituati, ma ora se ne sta accorgendo anche il territorio circostante e non è certo il miglior viatico per far riprendere alla città di Ivrea quel ruolo di guida territoriale da molti evocato e che gli dovrebbe competere.

Articolo pubblicato su "La Voce" di martedì 12 dicembre 2017

 

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