Non c'è futuro senza memoria

Non c'è futuro senza memoria

Da tempo diciamo e scriviamo, anche dalle righe di questo giornale, che per noi la Politica dovrebbe essere innanzi tutto ascolto e confronto. Modalità, questa, di concepire la politica, sconosciuta all’amministrazione eporediese e al partito di maggioranza che ne costituisce il perno imprescindibile. Tutto viene tenuto all’interno delle impermeabili stanze del potere e svuotato di contenuti dalle immancabili lotte interne per poi venire servito sul tavolo istituzionale delle assemblee di democratica memoria, nel nostro caso il Consiglio Comunale, per la formale, quanto superflua, approvazione. In questi quattro anni di mandato tutti hanno avuto modo di toccare con mano come il voto in aula sia praticamente sempre, salvo in caso delle solite beghe e riposizionamenti interni al partito, deciso a priori. Il dibattito, il confronto e la discussione trasversale e apartitica, che dovrebbero essere il sale della democrazia, per qualcuno sono solo inutili orpelli dei quali però ci si riempie ipocritamente la bocca in occasione delle campagne elettorali.
Sabato scorso alle Officine H, luogo simbolico del pensiero comunitario di Adriano Olivetti, si è svolto un evento, organizzato dall’Associazione Gianroberto Casaleggio, dal titolo SUM #01 Capire il Futuro. Abbiamo apprezzato la scelta di far aprire i lavori a Beniamino De' Liguori Carino figlio di Laura Olivetti e nipote di Adriano del quale ha ricordato, con intima partecipazione emotiva, alcuni passaggi della sua vita e l’incredibile eredità morale e materiale che ha lasciato a un territorio che, aggiungiamo noi, non ha saputo coglierne appieno le illimitate potenzialità.
Va riconosciuta a Davide Casaleggio l’intuizione e la capacità di aver fatto ritornare Ivrea, anche se solo per un giorno, il cuore pulsante di un’Italia che cerca di guardare oltre la miseria intellettuale e morale nella quale siamo immersi da troppo tempo. Un’Italia che crea, che lavora, che produce, che pensa in grande, che si batte per i diritti dei più deboli e per la salvaguardia dell'ambiente, l’Italia che vorremmo abitare e lasciare in eredità alle nuove generazioni.
Va inoltre dato atto che l’evento non è stato trasformato in una kermesse esclusiva a marchio 5 stelle, cosa che sarebbe anche potuta legittimamente accadere, ma non è accaduta.
Non c’era esposto da nessuna parte il simbolo del movimento, non è intervenuto nessun politico, compresi i leader dello stesso, e i relatori non sono stati ossequiosi donne e uomini di parte, ma liberi pensatori che non hanno esitato ad esprimere punti di vista a volte divergenti dal Casaleggio pensiero. Da Mentana alla Parsi, da Travaglio a Vaccarono, da Fini a Magri e molti altri, si è assistito ad un confronto di alto livello che è servito ai partecipanti per conoscere qualcosa in più del “mondo grande e terribile”, di gramsciana memoria, nel quale viviamo.
Alla luce di tutto questo stupiscono, anche se era tristemente prevedibile, il fuoco di fila delle prezzolate testate allineate al partito del pensiero unico e la sconfortante assenza di rappresentanti delle forze politiche cittadine di maggioranza. Le feroci critiche aprioristiche improvvidamente uscite dalla bocca di diversi rappresentanti politici anche locali si sarebbero potute evitare semplicemente ascoltando cosa gli autorevoli relatori hanno detto per poi esprimere, dopo, il proprio giudizio nel merito.
Dicevamo ad inizio articolo che l’ascolto dovrebbe essere la prima delle attività di chi vuole fare politica e sabato questo messaggio è emerso chiaro e forte. Sapere chi siamo, dove ci troviamo e quali sono le condizioni ambientali che ci circondano sono le condizioni essenziali per guardare consapevolmente al futuro e purtroppo questa regola fondamentale è stata messa da parte dalla partitocrazia italiana troppo concentrata su semplicistiche dinamiche elettorali e di mera ricerca del consenso.
“Il valore fondamentale della vita è il ricordo e senza memoria non c'è futuro” ha detto in un appassionato intervento Maria Rita Parsi, membro del Comitato ONU per i Diritti del Fanciullo, che ha ricordato alla platea di come ci siano nel mondo 1 miliardo di bambini poveri, su 2,2 miliardi, dei quali 22.000 muoiono ogni giorno per indigenza e che si potrebbero assistere dignitosamente utilizzando le briciole dei soldi che vengono utilizzati dagli Stati per gli armamenti. “Non potremo continuare a definirci una civiltà evoluta fino a che ci saranno nel mondo 200 mln di bambine infibulate, 100 mln di bambini soldato e altrettanti che lavorano in condizioni disumane”.
La visione di futuro di Gianroberto Casaleggio, che ha dato il titolo all’evento, è stata messa sotto la lente di ingrandimento e interpretata da diversi punti di vista alcuni dei quali in contrapposizione alla sua. Massimo Fini ad esempio si è definito, con provocatoria arguzia, come un ospite fuori contesto in quanto cantore del pessimismo universale: “non credo nel futuro e poi, se si continua così, bisognerà vedere se l’uomo nel futuro ci sarà ancora”. Secondo lo scrittore si è perso quel senso del limite, molto presente invece nella cultura greca, che ci farebbe oggi riflettere maggiormente sull’attuale idea di crescita di tipo esponenziale, concetto che in natura non esiste, ma che è figlio del delirio di onnipotenza dell’essere umano nei confronti del globo terracqueo.
Oggi corriamo talmente veloci che: “stiamo diventando i posteri di noi stessi” ha detto nel suo intervento prima di chiudere sottolineando che : “il vero valore della vita non è il denaro, ma il tempo”.
Molti sono gli spunti di notevole levatura che abbiamo ascoltato e sono impossibili da comprimere nelle poche righe di un editoriale. La lucida analisi di politica internazionale di Paolo Magri, direttore dell'ISPI nonché membro della Commissione Trilateral che è stata anche bersaglio di critiche da parte del Movimento pentastellato, ha lanciato una suggestiva ipotesi, scientificamente suffragata, di un possibile spostamento del futuro baricentro del mondo verso Sud e verso Est soprattutto legato all’incapacità delle attuali potenze mondiali di cogliere il vento del cambiamento. E l’Italia da questo punto di vista è ancora più indietro ancorata a modalità politiche e linguaggi desueti e non più adatti al contesto globale. Tra pochi anni usciremo dal G8 perché saremo all’undicesimo posto delle economie mondiali e il nostro peso, già irrisorio oggi, sarà ancora minore diventando irrilevante dal punto di vista decisionale.
De Masi ha evidenziato la mancanza di modelli ai quali ispirarsi sostenendo che nella storia i modelli non sono arrivati dai politici, che al limite li possono implementare, ma dagli intellettuali a patto che siano disponibili ad andare controcorrente. Ha dimostrato, numeri alla mano, che la credenza che in Italia si lavori di meno (ore lavorative) che in Germania o in Francia è una bufala e che questo non aiuta certo l’occupazione che si potrebbe quasi annullare solamente riducendo, al livello dei nostri partner europei, il tempo dedicato al lavoro.
Vogliamo ancora ricordare l'ottimo intervento sul futuro digitale dell'eporediese Fabio Vaccarono country director di Google Italia; facciamo conoscere le eccellenze della nostra terra.
Cosa ci lascia questa giornata: una bella dimostrazione di come si potrebbe sviluppare il dibattito politico soprattutto se gli attori locali fossero in grado di abbattere i muri dell'ideologia ragionando tutti, seppur da posizioni e storie diverse, del bene della città e del territorio. L'altra impressione che ci pare di cogliere dall'evento di sabato è che se il mondo del Movimento 5 Stelle cominciasse ad utilizzare la stessa flessibilità mentale e la stessa apertura di pensiero vista sul palco dell'Officina H si potrebbero aprire nuovi scenari oggi nemmeno immaginabili. Un appunto critico in chiusura: l'esiguo numero, una sola, di donne.

Articolo pubblicato su "La Voce" di martedì 11 aprile 2017

 

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