Parole, parole soltanto parole...

Parole, parole soltanto parole...

La politica si può dividere in due macro-categorie: quella dell’ascolto e dei fatti e quella degli annunci e delle parole. Ognuno può valutare quale delle due sia oggi prevalente.
Ogni volta che si assiste ad un evento negativo o all’ennesimo caso di malversazione si pensa possa essere l’ultimo ed invece, dopo pochi giorni di oblio collettivo, ecco che, inevitabilmente, capita qualche altro accadimento che va a ledere ulteriormente quel rapporto, ormai al limite, tra i cittadini e la politica.
E se si pensa che ciò che accade a livello nazionale non incida sulla nostra quotidianità o sulle politiche locali si commette un errore madornale.
Il fatto è che quando si confrontano i due livelli, quello nazionale e quello locale, e si gratta un po’ sotto la polvere della propaganda si può facilmente notare che ciò che li accomuna sono una programmazione rabberciata e insufficiente, una quasi totale assenza di progettualità e, a volte, un pericoloso scivolamento verso l'illegalità.
Questa similitudine si può vedere in una moltitudine di fatti e/o comportamenti.
Siamo ora in tempo di bilancio e possiamo notare che, come sempre accaduto nei quattro anni precedenti di questo mandato amministrativo, anche quest’anno il documento contabile verrà portato in Consiglio Comunale al limite della scadenza stabilita dallo Stato, fissata al 31 marzo, mentre molti altri Comuni, evidentemente più virtuosi e con le idee più chiare del nostro, lo hanno già approvato da mesi. Tornando al tema degli annunci propagandistici sopra citato ecco persa anche l’ultima occasione da parte di questo esecutivo per rendere concreta almeno una delle roboanti promesse della campagna elettorale: quella del bilancio partecipato.
Questa Amministrazione reputandosi autosufficiente, con non poca arroganza, non ha infatti praticamente mai coinvolto non diciamo i cittadini, che sarebbe un miracolo, ma almeno i consiglieri comunali e i portatori di interessi specifici per dibattere, discutere dei temi di maggior rilevanza.
Tanto per fare un esempio è accaduto così anche per la questione dei “voucher” ora sulla bocca di tutti, ma fino a ieri tranquillamente utilizzati dalla nostra Giunta per pagare lavori di manutenzione del patrimonio comunale. Dell’utilizzo di questo strumento, nato con altre finalità e inadeguato per un ente pubblico, noi consiglieri lo abbiamo appreso dal giornalino comunale e a nessuno dell’esecutivo è passato per la mente di discuterne insieme per capire se fosse così opportuno per una Pubblica Amministrazione. Qualche tempo fa con il consigliere Tognoli abbiamo allora elaborato una mozione su questo tema che però non è stata affrontata nell’ultimo Consiglio Comunale perché: “era scaduto il tempo per le mozioni”. Anche su questa rigidità nel gestire, solo in determinati casi, i tempi dell’aula consiliare ci sarebbe da dire qualcosa, ma questa è un’altra storia.
La mozione succitata impegnava l’esecutivo a non utilizzare i voucher, ma senza voler entrare nel merito dell’intera disposizione legislativa perché argomento istituzionalmente non di nostra competenza. Siamo stati evidentemente buoni profeti perché si trattava di una stortura così palese che anche il legislatore ha finito per rimetterci mano proprio in questi giorni, ma esagerando e prendendo una decisione demagogica che ha finito per scontentare tutti trovando una soluzione che è peggio del problema. Nell’ennesima riforma svanita c’erano infatti anche alcune parti accettabili, che non stiamo qui a evidenziare, e che si sarebbero potute migliorare se un presuntuoso PD non avesse deciso di tirare avanti senza ascoltare nessuno, parti sociali comprese.
Lo stesso è accaduto a livello locale dove, se si fosse discusso alla pari e in maniera trasversale della questione, probabilmente si sarebbe arrivati a riconoscere l’inadeguatezza di questo strumento, ma, come al solito, hanno preferito “fare da soli”.
Il problema è che l’"annuncite" è quasi sempre accompagnata da una buona dose di ipocrisia per cui una volta smascherata la magagna non segue nemmeno un gesto di dignità o di coerenza con quanto dichiarato con roboanti proclami.
Un esempio su tutti è il: “se perdo vado a casa e faccio altro” di Matteo Renzi, prima della sconfitta al referendum costituzionale del 4 dicembre, mentre, per rimanere in casa nostra, sono passati solo pochi mesi dalle impalpabili dimissioni del Sindaco Della Pepa motivate dall’aver riscontrato, giustamente e per l’ennesima volta, di non avere una maggioranza. Come è andata a finire tutti lo sanno mentre su dove sia finita la dignità politica servirebbe rivolgersi all’ufficio oggetti smarriti.
Rimanendo in tema di dignità politica e aggiungendo anche un po’ di onestà intellettuale giova ricordare il clamoroso fallimento del CIC (Consorzio per l’Informatizzazione del Canavese) troppo in fretta dimenticato e che ora pare, a leggere dalle ultime notizie di stampa, sia sotto i riflettori della magistratura sia ordinaria che contabile. Ricordiamo che per quella vicenda non si sono mai individuati dei responsabili, è stata costituita e affossata una Commissione consiliare di indagine e nessuno ha mai avuto la dignità di riconoscere i propri errori; per quel che ci riguarda parliamo del punto di vista politico.
Chiudiamo con un altro dei dossier aperti e mai giunti ad un epilogo a causa della difesa incondizionata e acritica da parte, soprattutto, del Sindaco della gestione non adeguata della Fondazione Guelpa che ricordiamo essere depositaria di un lascito milionario alla città di Ivrea per interventi sulla cultura.
Con una mozione approvata in Consiglio Comunale si richiedeva esplicitamente di sostanziare la legittimità dell’affidamento della redazione del piano di gestione per la candidatura Unesco al Consorzio Insediamenti Produttivi. Scadenza per la risposta: 31 gennaio. Solo qualche giorno fa, con oltre un mese di ritardo, è arrivata l’ennesima risposta che tutto dice meno che quanto richiesto. Come al solito tante parole e nessun atto concreto. Giace inoltre da mesi, per ora senza riscontro, negli uffici della Fondazione una dettagliata lettera di richiesta di chiarimenti su tutta un serie di questioni poco chiare. Anche la pazienza, e ne abbiamo avuta molta, ha un limite.

Articolo pubblicato su "La Voce" di martedì 21 marzo 2017

 

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