Vita reale vs Politica Virtuale

Vita reale vs Politica Virtuale

Viviamo un’epoca nella quale ci sarebbero tutte le condizioni, materiali e immateriali, per vivere bene. Tutti, ma proprio tutti, a livello globale. E invece quotidianamente veniamo a conoscenza di nuove guerre, nuovi fatti di cronaca nera, nuove povertà, nuove ingiustizie, nuove malversazioni, nuove violenze soprattutto verso i più deboli.
Non vogliamo tentare di analizzare le cause storiche che ci hanno portato in questa situazione quanto evidenziare alcuni aspetti, spesso trascurati, che hanno permesso al capitalismo delle origini di trasformarsi nel sistema socio-economico oggi prevalente che possiamo definire come neoliberismo. Il problema principale del liberismo prima, e delle sue forme evolute poi, è che non si tratta, solamente, dell’ennesima ideologia politica ed economica, ma di un processo che subdolamente e impercettibilmente si è incuneato nelle nostre vite modificando le nostre abitudini, i nostri consumi, le nostre scelte. E, ancora peggio, modificando, o tentando di farlo, istituzioni politiche che ritenevamo inattaccabili; trattandosi di un fenomeno intimamente e profondamente insofferente nei confronti di quella democrazia che dovrebbe fungere da argine al rischio che il potere possa concentrarsi nelle mani di pochi.
Mentre nel corso della storia per sovvertire un potere costituito si è passati attraverso guerre e rivoluzioni il neoliberismo, operando sotto traccia e con molta consapevole scaltrezza, è riuscito ad affermarsi, in maniera apparentemente incruenta, andando a modificare gradatamente, ma radicalmente, i nostri comportamenti e, di conseguenza, i nostri stili di vita. Una sorta di impercettibile addomesticamento delle coscienze in nome del dio denaro e dei consumi materiali capace di modificare non solo le nostre vite, ma anche il modo di ragionare e di agire della politica. Ecco allora una lunga stagione, che pare interminabile, di riduzione e disgregazione del welfare, di compressione di diritti, costati decenni di lotte, nel mondo del lavoro, della scuola, del bene comune più in generale.
Abbiamo poi visto affievolirsi, a volte scomparire, valori essenziali in una moderna società evoluta, consapevole e pacifica. Solidarietà, fraternità, amicizia, trasparenza, compassione, onestà, mitezza, sobrietà e molto altro sono virtù, o molto più semplicemente modi di porsi, che sono state poco alla volta svuotate dei loro significati più profondi trasportandoci fino all’attuale acritica società consumistica dove pare sia venuta meno persino la capacità di indignarsi.
Uno degli strumenti che hanno permesso una tale mutazione sociale è stato certamente il linguaggio. Evidenza che potrebbe sembrare banale, ma che invece è servita a sfrangiare, fino a farli confondere tra loro, dualismi la cui chiarezza lessicale e di significato ci aiutava a determinare il nostro pensiero e il conseguente comportamento politico. Uno tra tutti: pubblico/privato, ma anche ricchezza/povertà, tecnico/politico, oscenità/bellezza e via discorrendo.
Proviamo a fare alcuni esempi locali nei quali si può intravedere una deformazione interpretativa che, se non gravissima nel singolo caso, può diventare devastante in termini più generali di assuefazione alla mediocrità, alla superficialità e all’incertezza.
Percorrendo il terzo ponte in direzione Strambino un cartello con scritto “Parco Dora Baltea” indirizza verso l’area ex Montefibre. Ora proviamo a immedesimarci in un viaggiatore non eporediese che leggendo quell’insegna e magari volendo fermarsi per una pausa, decide di svoltare convinto di ritrovarsi, dopo poche centinaia di metri, in un “parco” in prossimità della cerulea Dora della quale aveva letto anni prima in una poesia di Carducci. Trattandosi di un parco il pensiero corre immediatamente al verde e quindi già si immagina una tranquilla panchina in un prato, sotto alberi da dove gli uccellini annunciano l’arrivo dell’imminente primavera e dalla quale ascoltare, leggendo qualche brano dall’ultimo libro del proprio autore preferito, lo scrosciare dell'impetuoso fiume cittadino. E' presumibile che il nostro viaggiatore di fronte allo scenario che gli si prospetterà non si fermerà nemmeno un minuto pensando di aver sbagliato strada.
Rimanendo nella stessa zona da qualche anno giganteggia l'ecomostro del Poliambulatorio. Al di là del giudizio estetico che ognuno di noi può esprimere, al monolite è stato anche attribuito un nome: "Comunità". Ora sarebbe bello sapere, proprio qui nella terra dove questa parola ha assunto un valore molto forte quanto evocativo, cosa il concetto di comunità, di olivettiana memoria, abbia a che spartire con quello sgraziato oggetto se non tentare di edulcorarne e mitigarne, almeno lessicalmente, l'invadenza e la presenza fuori contesto.
Un ultimo caso che vogliamo portare all'attenzione è quello dell'utilizzo dei voucher da parte della pubblica Amministrazione. Il nostro Comune infatti ha utilizzato, e ha promesso di farlo anche in futuro, questo metodo di pagamento di lavoro precario con la motivazione di dare vita a politiche pubbliche contro la disoccupazione. Non serve un esperto di tematiche inerenti il lavoro per capire che i voucher sono l'antitesi della lotta alla disoccupazione e alla precarizzazione e vanno assolutamente superati, forse se ne stanno accorgendo anche i vertici di governo, almeno per quanto riguarda la Pubblica Amministrazione.
Questi piccoli esempi di comunicazione non adeguata e fuorviante sono poca cosa, ma molto significativi riguardo quella trasformazione del linguaggio della quale abbiamo parlato in precedenza. Se un parco non è immerso nel verde, se si definisce comunità qualcosa che non attiva e promuove relazioni sociali e se si cerca di risolvere un problema con gli stessi strumenti che l'hanno causato vuol dire che è il momento di fare qualche riflessione profonda perchè fin quando la politica, a partire da quella locale, non sarà in grado di parlare la stessa lingua dei cittadini sarà molto difficile uscire dalla palude nella quale ci troviamo immersi da troppo tempo.

Articolo pubblicato su "La Voce" di martedì 14 marzo 2017

 

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