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Vivere il presente, consapevoli del passato, ma guardando al futuro

Vivere il presente, consapevoli del passato, ma guardando al futuro

“Nella società attuale le forme di vita e di struttura economica, l’ordinamento politico non sono in armonia con gli uomini e nemmeno ne favoriscono le migliori tendenze. L’intelligenza non è al servizio del cuore e il cuore non è al servizio dell’intelligenza. Allora bisogna creare un organismo nuovo, un organismo vivo e vitale, più fecondo di quelli che hanno accompagnato la società politica fino a oggi”. Adriano Olivetti scriveva queste profetiche parole nel 1949 in un libro dal significativo titolo: “Democrazia senza partiti”.
Nel pensiero politico dell’”Ingegnere”, incredibilmente attuale nonostante siano passati circa settant’anni, troviamo alcune costanti che ogni tanto affiorano nello svolgersi dei suoi ragionamenti. Una di queste è certamente lo sguardo sempre orientato verso il futuro ed un’altra è la necessità di non cristallizzarsi sull’esistente per muoversi nella continua ricerca di qualcosa di nuovo in grado di migliorare la qualità della vita delle persone.
Questi due elementi di riflessione, senza tralasciare i molti altri spunti teorici, sono per noi fonte di ispirazione e ci aiutano nel complesso e affascinante percorso di costruzione di un nuovo modo di vivere e intendere la politica almeno per quel riguarda il livello locale.
Oggi sfiducia e diffidenza sono i sentimenti negativi con i quali i cittadini guardano alla politica non sentendosi rappresentati da chi negli ultimi decenni ha detenuto il potere badando più agli interessi o alle ambizioni personali che al bene della comunità amministrata. L’attuale campagna elettorale per le politiche del 4 marzo, che fa seguito ad una delle peggiori leggi elettorali che si sarebbero potute approvare, sta portando alla luce il disastro culturale e morale che una mediocre e inadeguata classe dirigente ha prodotto nel tempo. Sono proprio questa pochezza, ammantata di una buona dose di arroganza e supponenza, che hanno fatto nascere e sviluppare populismi, antagonismi, assenteismo; ricordiamo sempre che oggi va a votare, più o meno, solo la metà degli aventi diritto.
La campagna elettorale alla quale stiamo assistendo pare non avere dei limiti di decenza nelle sparate dei contendenti, almeno quelli con le maggiori possibilità di successo finale, pur già sapendo che dalle prossime elezioni nessuno uscirà vincitore e si dovranno ricercare convergenze tra fazioni che magari si sono presentate con programmi diametralmente opposti oppure si tornerà alle urne. Alla faccia della tanta sbandierata governabilità con la quale ci hanno riempito la testa per anni dando vita ad una stagione maggioritaria in salsa italiana dove i personalismi, da una parte e dall’altra, l’hanno fatta da padrone.
A livello locale, anche se le elezioni amministrative si svolgeranno presumibilmente tra la fine di maggio e l’inizio di giugno, stiamo assistendo a un fenomeno analogo almeno da parte dei partiti che si muovono anche in vista delle elezioni politiche. Abbiamo letto nei programmi dei due contendenti alle primarie del PD il solito libro dei sogni con l’aggravante che entrambi provengono da decenni di attività nelle file della maggioranza per cui la domanda che sorge spontanea è come mai tutte queste belle cose non le abbiano fatte prima a partire dal mandato che sta andando verso la scadenza. Probabilmente erano troppo impegnati nella guerra intestina tra fazioni piuttosto che a pensare ai bisogni reali della città e dei cittadini fatto sta che oggi ci troviamo di fronte ad un declino, sotto diversi punti di vista, che pare inarrestabile. Tralasciamo commenti su come si sono svolte e come sono finite le succitate primarie evidenziando solamente che più che una votazione per qualcuno si è trattato di una votazione contro qualcuno indipendentemente dai contendenti e da chi è risultato vincitore o sconfitto. Il risultato è che il sottobosco partitocratrico che gravita intorno a quel nocciolo duro, trasformatisi nel tempo in sistema clientelare, che detiene il potere in città da tempo immemorabile, si è rimesso in moto. Della serie: a volte ritornano.
Giusto per essere chiari sulle nostre intenzioni noi ci poniamo agli antipodi di una tale concezione della politica. La nostra convinzione e la nostra lotta, basate sui contenuti e sui bisogni reali dei cittadini, sono imperniate proprio sulle modalità di gestione della cosa pubblica. Oggi serve cambiare radicalmente paradigma spostando l’attenzione da una concezione monolitica e ingessata dell’amministrare ad una visione multifunzionale e dinamica in grado di interpretare le svariate istanze che il mondo globalizzato ci propone quotidianamente. Secondo il nostro punto di vista sarà quindi importante individuare alcune priorità su cui intervenire, e sulle quali ci si potrà trovare trasversalmente d’accordo, ma soprattutto sarà indispensabile modificare radicalmente metodi e organizzazione della macchina amministrativa. Serve ragionare, e stiamo lavorando in questo senso, su una visione futura e complessiva della città elaborando un progetto di lungo periodo all’interno del quale individuare una scala di priorità di interventi concretamente realizzabili e monitorabili e per i quali esistono le risorse economiche necessarie. Non è più possibile continuare in una logica di emergenza andando a tamponare le varie falle che una scarsa attenzione alla cosa pubblica ha determinato e continua a determinare. Come diceva A. Olivetti serve creare “un organismo nuovo”, oggi si potrebbe dire una nuova forma di governance, capace di aprire un dialogo franco e trasparente tra pubblico e privato, una condivisione fattiva tra i vari attori e portatori di interesse il tutto in un’ottica territoriale di area vasta. Condizioni a nostro modo di vedere diventate imprescindibili per una Pubblica Amministrazione efficiente, efficace e al passo con i tempi.
Qualcuno ogni tanto ci chiede se Viviamo Ivrea parteciperà alla prossima tornata elettorale per le amministrative e la risposta è: certamente sì. Ci siamo posti questa domanda qualche mese fa e la risposta è stata che l’enorme mole di lavoro svolto, seppur dai banchi della minoranza, nei cinque anni di mandato dell’attuale amministrazione a trazione PD che si sta squagliando come neve al sole, non può essere abbandonata a sé stessa, ma reinvestita nella città e per la città. Abbiamo intrapreso un percorso complicato, ma consapevole e nuovi compagni di viaggio si stanno man mano aggiungendo, ma di lavoro da fare ce n’è tanto, molte sono le idee e i progetti e quindi ogni ulteriore apporto sarà il benvenuto.

Articolo pubblicato su "La Voce" di martedì 30 gennaio 2018

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