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Lunedì, 23 Marzo 2020 20:27

Niente sarà più come prima

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Da giorni sentiamo ripetere questa frase e man mano che passa il tempo sempre più persone si dicono convinte che questa pandemia cambierà in maniera radicale il nostro modo di vivere. Questa prova tremenda sta mettendo l’intero globo di fronte alla constatazione che la società nella quale viviamo forse non sia così evoluta come l’abbiamo sempre creduta.

Se c’è una lezione che non potrà essere dimenticata tanto presto, si spera, è che l’unico bene veramente essenziale per l’umanità è la vita delle persone, ma anche di tutti gli esseri viventi e dell’ambiente naturale più in generale.

Purtroppo la politica mondiale degli ultimi decenni, asservita al Dio denaro, è rimasta sorda e cieca di fronte ai continui segnali che il Pianeta ci stava mandando. Invece di ricercare soluzioni per risolvere i problemi di tutti, senza lasciare indietro nessuno, si è dato vita ad un assurdo e disumano arroccamento su posizioni economiciste, egoistiche e individualiste che hanno ampliato a dismisura la forbice tra sempre meno ricchi e una moltitudine sempre maggiore di nuovi poveri. Le grida di allarme di studiosi, ricercatori, scienziati, sui rischi che si sarebbero potuti correre continuando in un’assurda corsa suicida verso consumi sfrenati, sprechi, inquinamento, disuguaglianza sociale, sono rimasti inascoltati arrivando addirittura, i potenti della Terra, a negare i cambiamenti climatici e la distruzione sistematica dell’ecosistema globale che sono invece le cause principali di tutti i disastri degli ultimi decenni, epidemie e pandemie comprese. Ciò che stiamo vivendo oggi non era imprevedibile, come in molti dei responsabili di questo disastro cercano goffamente oggi di sostenere per non riconoscere le loro pesanti responsabilità, per il  semplice motivo che in molti avevano ipotizzato scenari molto vicini a quello che stiamo affrontando oggi. La stessa OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) da anni cerca di mettere in guardia i governi di tutto il Mondo a seguito di altre epidemie troppo in fretta dimenticate come la Mers, la Sars, entrambe provocate da un coronavirus, l’H1N1 o influenza suina, l’Ebola tanto per rimanere sulle più recenti. Addirittura alla fine del 2019 sempre l’OMS ha pubblicato un rapporto dal  titolo “Un Mondo a rischio” nel quale un gruppo di esperti sottolineava che: «La malattia prospera nel disordine, le epidemie sono in aumento e lo spettro di un’emergenza sanitaria globale incombe su di noi» per poi affermare che: «c’è una minaccia molto reale di una pandemia in rapido movimento, altamente letale, di un agente patogeno respiratorio e il mondo non è preparato. Si dovrebbero stabilire i sistemi necessari per individuare e controllare potenziali focolai di malattie». Appello ovviamente caduto nel vuoto come tutti i precedenti visto che i governi di tutto il mondo sono più preoccupati, Italia compresa, a investire somme spropositate per rimpinguare i loro arsenali piuttosto che di concentrarsi sulla salute delle persone. Vuol dire che contro i virus invece di usare apparecchiature medicali salvavita lanceremo dei missili a testata nucleare …

Addirittura Bill Gates in una famosa intervista del 2015 sostenne che i virus potrebbero essere una catastrofe anche peggiore di una guerra nucleare: «Se qualcosa ucciderà 10 milioni di persone nelle prossime decadi, è più probabile che sia un virus molto contagioso e non una guerra. Non missili ma microbi». Il riferimento alla stupidità e alla disumanità delle spese militari è evidente tanto che l’ex fondatore di Microsoft evidenziò di come gli Stati investano in armamenti più di quanto facciano per la sanità e non sono preparati ad affrontare eventuali epidemie come stiamo purtroppo riscontrando oggi. Invece di investire in sanità, istruzione, ricerca si è pensato a far crescere il Pil, a buttare soldi in armi, nuovi aeroporti, nuove autostrade, ad incentivare il fossile e gli allevamenti intensivi.

Altra voce autorevole, quanto inascoltata dai potenti, che da anni ci mette in guardia dai rischi di un sistema economico degenerato e predatorio che se ne frega della salute e della vita delle persone è quella di Noam Chomsky, filosofo, scienziato, saggista statunitense, che ha sostenuto in una recente intervista: «Questa crisi è l’ennesimo, importante esempio del fallimento del mercato, proprio come lo è la minaccia della catastrofe ambientale. Il governo e le multinazionali farmaceutiche sanno da anni che c’era la forte probabilità di una grave pandemia, ma siccome non giova al profitto prepararsi a questa eventualità, non si è fatto nulla» aggiungendo che: «L’assalto neoliberista ha lasciato gli ospedali impreparati. Un esempio per tutti: sono stati tagliati i posti letto in nome dell’efficienza».

Quest’ultimo passaggio ci fa ritornare sulla situazione italiana dove dagli anni ’80 del secolo scorso ad oggi sono stati tagliati dalla sanità pubblica oltre 70.000 posti letto. Per venire ai giorni nostri in base ai dati Eurostat e Ocse, tra il 2000 e il 2017 (ultimo anno disponibile) nel nostro Paese il numero dei posti letto pro capite negli ospedali è calato di circa il 30 per cento, arrivando a 3,2 ogni 1.000 abitanti, mentre la media dell’Unione europea è vicina a 5 ogni 1.000 abitanti. Per ciò che riguarda i posti in terapia intensiva non andiamo meglio se in Italia si parla di 2,6 posti letto ogni 1.000 abitanti mentre la media Ue è pari  a 3,7/1.000. In questa classifica al primo posto ci sono la Bulgaria (6,2/1.000), la Germania (6/1.000) e la Lituania (5,5/1.000). In Italia, dove il 91% delle morti è causata da malattie cardiovascolari, respiratorie e tumori in un contesto di elevato inquinamento, dove i sistemi immunitari sono già provati e indeboliti, il Coronavirus sta facendo strage.

Supereremo anche questa  emergenza però non possiamo permettere che non cambi nulla. Una via d’uscita c’è ed è quella ispirata, come ci suggeriva Alex Langer, al motto: “lentius, profundius, suavius”: più lento, più profondo, più dolce. Serve riscoprire i limiti dello sviluppo oltre i quali non possiamo permetterci di andare così come avevano previsto gli studiosi del Club di Roma nel lontano 1972 nel rapporto “The Limits to Growth” che concludeva affermando che la crescita infinita in un pianeta dalle risorse finite non è possibile. Per un nuovo modo di concepire il progresso sarà quindi necessario: rallentare (i ritmi di crescita e di sfruttamento), abbassare (i tassi di inquinamento, di produzione, di consumo), attenuare (la nostra pressione verso la biosfera, e ogni forma di violenza). Sulla scia di questo auspicio chiudiamo con le parole di Papa Francesco quando ci ricorda che: «Si tratta di ridefinire il progresso. Uno sviluppo tecnologico ed economico che non lascia un mondo migliore e una qualità di vita integralmente superiore non può considerarsi progresso».

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Francesco Comotto

Consigliere Comunale a Ivrea dal 2013.

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