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Giovedì, 19 Settembre 2013 00:14

Volare alto, volare basso

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Sabato 14 settembre, a Cascine di Romano, abbiamo avuto la fortuna di assistere ad una prolusione di padre Leonardo Boff, il famoso teologo brasiliano della liberazione che si è sempre schierato dalla parte dei poveri, scontrandosi ripetutamente con le gerarchie vaticane tanto da subire anche un processo dalla Congregazione per la Dottrina della Fede nel 1984 il cui prefetto, a quel tempo, era il futuro papa Joseph Ratzinger.
Ascoltandolo mi sono immediatamente ritornati in mente gli interventi di altri grandi pensatori contemporanei, che ho potuto ascoltare dalla loro viva voce, come Alex Zanotelli, Enzo Bianchi, Frei Betto, Vandana Shiva e aggiungo anche Carlo Petrini.

Non ho né la capacità, e non è comunque questo il mio intento, di analizzare le teorie, la filosofia di questi grandi personaggi quanto piuttosto mettere in evidenza quello che a me pare il filo rosso che in qualche modo li lega, e ci lega, in un pensiero corale dal respiro universale.
Un sottile filo rosso che parte dal riconoscimento della Pachamama, della Terra Madre, del globo terracqueo come di un organismo vivente, pulsante, generatore di vita e non come di un contenitore dal quale sottrarre risorse fino a portarlo al “collasso”, mutuando un termine del grande biologo e fisiologo Jared Diamond. Filo rosso che lega l’uomo, essere senziente e ragionante (che è diverso dall’essere razionale), all’universo al quale appartiene, tramite la ricerca di una spiritualità perduta. Spiritualità che, ha ribadito Boff, non può essere ingabbiata in una o nell’altra religione. Il problema è che la nostra coscienza profonda o spiritualità, che è sempre stata al centro anche del pensiero illuminato di Adriano Olivetti, è stata mercificata con l’avvento dell’era consumistica nella quale ci troviamo oggi immersi fino al collo ma con il concreto rischio di affogare. Tutto questo in senso metaforico ma nemmeno tanto. Se i grandi della terra non faranno qualcosa subito, ci diceva sabato sera Boff, che è tra i sottoscrittori e redattori della Carta della Terra, il riscaldamento globale, nel giro di qualche decennio, porterà ad un innalzamento degli oceani che causerà la distruzione di smisurati habitat costieri e la migrazione forzata di milioni e milioni di persone. Altro che qualche centinaio di immigrati che tanto scandalizzano qualche politico nostrano.
Durante, o dopo, questi incontri ho notato sempre aleggiare nell’aria una domanda che anche sabato scorso puntualmente è arrivata. Di fronte alla situazione di crisi economica che stiamo vivendo con licenziamenti, chiusure e/o trasferimenti di aziende come possiamo preoccuparci: dei grandi temi globali, ma anche tremendamente locali, come l’ecologia, o delle grandi questioni impalpabili come la spiritualità? Come dobbiamo comportarci noi amministratori locali di fronte alla proposta di apertura di una nuova azienda che darà vita a decine di posti di lavoro, seppur sottraendo nuove superfici agricole e magari producendo armi o prodotti tossici? Ricordiamo che l’Italia è tra i primi fornitori di armi alla Siria.
Boff, dopo averci pensato un attimo su senza scomporsi, anche se ad un tale domanda è piuttosto complicato rispondere, ha detto che ognuno di noi in questa società in profonda trasformazione deve imparare a camminare con due scarpe. Una per continuare la ricerca di un reddito con il quale soddisfare i bisogni materiali, mantenere la famiglia e i figli ed un'altra, però, per camminare nella ricerca costante dei veri valori della vita che sono quelli che ci fanno capire di essere un granello di polvere nel grande disegno cosmico al quale apparteniamo. Piccoli ma necessari: gli altri hanno bisogno di noi e noi abbiamo bisogno degli altri.
Aggiungo che bisogna smascherare una volta per tutte il grande inganno della crescita infinita. Una vera società civile e solidale non si fa più fregare dalla mal posta questione dei posti di lavoro e dei continui aumenti delle produzioni; indipendentemente se si tratta di produrre armi, pesticidi, diserbanti, veleni o speculare in borsa, alimentando continuamente la competizione per rubarsi i mercati mondiali o inquinando l’aria, l’acqua e la terra senza ritegno.
Una società che sa ragionare in modo collettivo fa sì che il lavoro ci sia per tutti e che il lavoro di qualcuno non vada a detrimento degli altri o, peggio ancora, serva a produrre armi o alimenti spazzatura entrambi produzioni che poi hanno dei costi sociali e sanitari smisurati. Una vera società civile e consapevole non si farebbe più ingannare dal paradosso del PIL che sale se vendo più armi, ci sono più incidenti stradali o aumenta l’inquinamento. Una società onesta ed equa riconoscerebbe come uno scandalo, e lo vieterebbe, che un manager guadagni cifre pari a migliaia di volte lo stipendio di un operaio. Dobbiamo fermarci finchè siamo in tempo. Per poter dare vita ad una grande rivoluzione umanistica contemporanea gli strumenti li abbiamo e le risorse materiali ed immateriali anche, manca all’appello un solo elemento imprescindibile: la politica. Per fare questo Boff ci consiglia, citando Einstein, che serve cambiare radicalmente paradigma non potendo utilizzare, per risolvere una crisi, gli stessi strumenti che quella crisi hanno creato.
Non dobbiamo quindi passare il tempo a piangerci addosso, da domani proviamo a cominciare, ognuno nei propri ruoli, a passare dalle parole all’azione. Lo dobbiamo ai nostri figli ed alle nuove generazioni.

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Francesco Comotto

Consigliere Comunale a Ivrea dal 2013.

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