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Giovedì, 20 Settembre 2018 15:53

Ripartire dai territori

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La settimana scorsa abbiamo parlato di come la politica delle ideologie del novecento sia arrivata al capolinea e sia necessario un percorso nuovo, tutto da inventare, in grado di re-incanalare una società globale, multi-etnica e multi-culturale, verso un futuro di pace e di benessere per tutti.
Non possiamo infatti dimenticare che nel corso del secolo breve ci sono state due sanguinosissime guerre mondiali e innumerevoli conflitti più circoscritti, ma non meno devastanti e oggi, ad inizio di terzo millennio, siamo di fronte ad un quadro generale di instabilità e di insicurezza come non mai dove i focolai di guerra sono innumerevoli e spesso sconosciuti grazie al disinteresse dei media e di chi da questa situazione si è arricchito accumulando patrimoni smisurati.
Se non la politica chi dovrebbe avere la capacità di mediare, ascoltare, discutere per disinnescare sul nascere nuove tensioni e nuovi conflitti?

Uno dei problemi da affrontare con maggiore urgenza è che alle ideologie di tipo più teorico se ne è aggiunta nel tempo una, molto più materiale, in grado di decidere le sorti del mondo non in base a valori morali ed etici, ma ad interessi di parte. Parliamo di una visione distorta e ingiusta dell’economia che nelle sua deriva iper-liberista ha aumentato a dismisura le disuguaglianze tra le persone e i popoli trasformando la solidarietà tra gli uomini in egoismo, l’ascolto e la discussione in decisionismo di pochi, le democrazie rappresentative in ristrette oligarchie basate sul cinismo.
Pensare di risolvere problemi globali sedimentatosi nel corso dei decenni tramite le grandi istituzioni e le forme di rappresentanza politica che li hanno generati non pare la strada più agevole da seguire. Una via alternativa, che in alcuni casi già funziona, è quella di ripartire dai territori. A livello locale, soprattutto in contesti di omogeneità geografica, culturale e sociale, potrebbero nascere forme di governo delle città e dei territori sganciate dai partiti nazionali, dai potentati economici e dalle dinamiche ingessate e lente delle elefantiache istituzioni transnazionali come l’Unione Europea. Senza evocare scissioni o exit a livello nazionale si potrebbe cominciare ad individuare meglio i vari livelli di governance perché delle sorti dell’area omogenea dell’eporediese o del Canavese è impensabile si possano occupare i burocrati di Bruxelles.
Ovviamente si tratta di un processo complicato che nell’immaginario collettivo è stato in qualche modo delegato ai partiti politici che però si sono dimostrati nel tempo inadeguati, ma soprattutto incapaci di andare oltre quelle dinamiche ideologiche di contrapposizione per le quali da una parte ci stanno i buoni e dall’altra i cattivi cosa che, ovviamente, non può essere perché ci sarà sempre del buono e del meno buono in ogni uomo, in ogni forma associativa, in ogni gruppo o idea politica.
Uno dei passaggi fondamentali per poter intraprendere questa strada è riattivare una rete di relazioni sociali oggi quasi inesistente e tristemente confinata in social media che spesso diventano arene di discussione non mediata dove facilmente si toccano livelli infimi di educazione e di rispetto delle idee altrui . Per fare questo basterebbe una ricetta semplice e cioè parlarsi di persona, uscire di casa, andare oltre le ristrette cerchie di amicizie familiari, camminare di più –incontrando persone in carne ed ossa- e utilizzare meno l’auto, spegnere lo smartphone. Per fare un esempio locale capita spesso che parlando con dei concittadini per strada di uno dei temi caldi del momento, anche se con posizioni di partenza apparentemente diverse, si trovi quasi sempre un punto di incontro, una soluzione al problema contingente. Certamente serve fare reciproci passi di avvicinamento verso il pensiero dell’altro, ma tendenzialmente una soluzione alla fine si trova. Ciò che viene da chiedersi è perché la politica, soprattutto quella locale, non riesca a fare altrettanto rimanendo ancorata ad una visione dicotomica e conflittuale a prescindere, incapace di entrare nel merito delle questioni reali che sono poi quelle che interessano le nostre vite quotidiane.
Una tale modalità di concepire la politica è quella che, come lista civica, abbiamo proposto, tramite il nostro progetto-programma amministrativo, alle recenti elezioni comunali nelle quali ha però prevalso ancora il voto ai partiti tradizionali. Il nostro impegno per la città dai banchi della minoranza sarà comunque sempre costante nel tenere sotto controllo, non in maniera pregiudiziale, l’operato della nuova amministrazione. Nel contempo continueremo a proporre iniziative che reputiamo utili per migliorare la città così come abbiamo già fatto portando in Consiglio comunale una mozione, approvata all’unanimità, con la quale si chiede alla giunta di istituire un tavolo di lavoro nel quale valutare possibili modifiche ai lavori relativi alla pista ciclabile in corso M. D’Azeglio e alla relativa rotonda. Secondo noi ogni problema andrebbe affrontato nel merito e nell’interesse della città indipendentemente dall’appartenere alla maggioranza o alla minoranza o a questo o quel partito e su questa linea ci muoveremo nei prossimi anni.

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Francesco Comotto

Consigliere Comunale a Ivrea dal 2013.

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