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Lunedì, 06 Maggio 2019 22:52

Emergenza urbanistica

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Qualche giorno fa si è consumato l’atto finale, almeno per ora, di un progetto nato male e gestito peggio: quello del supermercato, l’ennesimo, che si sarebbe dovuto costruire nell’area di casa Molinario (ex Centro prelievi dell’ASL) proprio di fronte alla Stazione.
L’errore originario, se così lo possiamo definire, è stato quello di chiedere alla società proponente una modifica radicale del primo progetto presentato anni fa che prevedeva il solo riutilizzo dei volumi esistenti per la costruzione di un edificio, all’incirca delle stesse dimensioni, ma posizionato sul fronte di corso Nigra. Questo è, più o meno, quanto il vigente Piano Regolatore consentiva e consente di fare.

In accordo con la precedente Amministrazione, secondo quando dichiarato dalla società proponente, si è invece pensato di ampliare il raggio di intervento e i volumi da costruire tramite l’acquisizione dell’ormai ex parcheggio di Via Di Vittorio gestito da Ivrea parcheggi. Questa mossa ha radicalmente modificato la procedura da seguire perchè una parte del nuovo fabbricato, che avrebbe dovuto ospitare l’iperstore, ricade in una diversa area urbanistica nonché all’interno del perimetro della cosiddetta zona “Core” del patrimonio Unesco. Questo vuol dire che si rendeva necessaria una variante di piano regolatore che, alla luce di quanto accaduto nei mesi scorsi, in quell’area non sarebbe ammissibile; a maggior ragione ora che la candidatura è arrivata a buon fine con la conquista del sudato “bollino Unesco”.
Per completezza di informazione va ricordato che all’epoca dei fatti il processo di candidatura Unesco di “Ivrea Città industriale del XX secolo” non era ancora arrivato a compimento anche se si trattava delle fasi finali. Fatto sta che nel corso del tempo si sono accumulati una serie di interpretazioni equivoche, questioni mai chiarite, passaggi burocratici farraginosi con la politica che invece di fare chiarezza ha contribuito, non poco, a complicare ulteriormente la situazione. Significativo l’ultimo iter procedurale intrapreso dopo le precedenti bocciature di inizio anno che ha portato alla convocazione di due Conferenze di Servizi inutili perché non incardinate in alcuna normativa urbanistica vigente. Nonostante qualcuno, tra cui la Commissione Assetto del Territorio, abbia manifestato la probabile infondatezza dell’iter intrapreso si è voluto andare avanti lo stesso per arrivare ad un epilogo ampiamente annunciato. Esito peraltro anticipato dalla Regione Piemonte e dalla Città Metropolitana di Torino già in occasione della prima Conferenza in occasione della quale tali enti avevano già espresso il loro dissenso sull’iter procedurale intrapreso non partecipando, peraltro, alla seduta. Stessa posizione, più accentuata della precedente, tenuta nella seconda conferenza nella quale è stata sancita formalmente l’interruzione della procedura di variante.
In casi come questo non ci sono né vincitori né vinti e di fatto tutti perdono qualcosa sia chi sta dalla parte dei favorevoli all’insediamento sia da quella dei contrari. Se si vuole trarre un insegnamento da casi di questo tipo bisognerebbe imparare a fare tesoro di quanto accaduto in maniera oggettiva e non partigiana. La discussione nel caso specifico avrebbe dovuto esulare dalla contrapposizione più ampia tra grande distribuzione e commercio di prossimità limitandosi a valutare pregi e difetti di un insediamento di quel tipo in quell’area. Ovviamente un percorso di questo tipo avrebbe dovuto avere un approccio più partecipativo mettendo a confronto fin da subito le organizzazioni dei commercianti, dei costruttori, dei professionisti di settore, degli urbanisti e dei paesaggisti. Come spesso accade tutto è stato invece tenuto sotto traccia facendo sì che interessi contrapposti giocassero la loro partita rimanendo su posizioni apparentemente inconciliabili invece di tentare di creare un canale di comunicazione per l’individuazione di una percorso finalizzato all’interesse comune.
Questo sguardo “particolare” si sarebbe dovuto tenere perché si trattava di una variante parziale mentre una sempre più necessaria e urgente Variante Generale del PRG dovrà entrare nel merito delle questioni generali sopra enunciate. E’ in quell’arena istituzionale che si giocherà il futuro della città (siamo già in ritardo) individuando con chiarezza obiettivi, indirizzi, visioni. Rimanendo in tema di commercio: la saturazione evidente della grande distribuzione, l’esplosione dell’e-commerce, il rilancio e la promozione dei negozi di prossimità, dei mercati, della filiera corta, delle produzioni biologiche, del recupero dell’artigianato saranno alcuni degli ambiti intorno ai quali delineare con gli urbanisti il futuro della città e del suo territorio. Poi ovviamente ci saranno da sviluppare i grandi temi del lavoro, della viabilità sostenibile, della salute, dell’istruzione pubblica, della cultura, dell’ambiente, del turismo, dello sport e del tempo libero e via discorrendo. L’Urbanistica, tramite la pianificazione, ci mette a disposizione tutti gli strumenti necessari per immaginare la città di domani, ma c’è molto da lavorare e pochissimo tempo da perdere. Servirà però un’apertura mentale nuova per uscire da logiche antiquate di spartizione politica o clientelare se non vorremo ritrovarci tra dieci anni a rimpiangere quanto non fatto o fatto male.
Abbiamo sotto gli occhi una serie di esperienze pregresse partendo proprio dalle criticità che l’attuale PRG 2000, vigente dal 2006, ha messo in evidenza in tutti questi anni. L’inserimento di Ivrea nel patrimonio Unesco, i radicali mutamenti nel mondo del lavoro e della società nel suo complesso, i cambiamenti climatici in atto potrebbero essere alcuni tra i punti cardine intorno ai quali far interagire i portatori di interesse e l’opinione pubblica nei prossimi mesi. Si potrebbe attivare in tal modo un percorso, il più possibile condiviso, che porti all’elaborazione di una Variante Generale di PRG adeguata ai tempi e ormai diventata necessaria e imprescindibile per qualunque speranza di ripresa di un territorio rimasto fermo a rimpiangere il proprio glorioso passato per troppo tempo.

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Francesco Comotto

Consigliere Comunale a Ivrea dal 2013.

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