Luccius in fabula 1200

Corso d'acqua

Corso d'acqua

Ivrea è un antico insediamento che, nel corso della storia, ha avuto alterne fortune. Attualmente è in forma smagliata, più che smagliante ma permane una ridente cittadina. Seguendo un poco la vita amministrativa, si capisce anche perché. Non manca mai qualche spunto per sorridere.

In un passato relativamente recente, Ivrea è stata la capitale dell'informatica. In realtà, il titolo è riduttivo perché, per alcuni decenni, la città è stata un vero e proprio faro di civiltà, non solo nel settore tecnologico, ma anche in quello urbanistico, industriale, delle scienze sociali. Purtroppo, per varie e complesse ragioni, i fasti di un tempo sono tramontati e l'agglomerato sulle sponde della cerulea Dora è attualmente in cerca di una nuova identità.

Tra le tante ipotesi di rilancio una, molto accreditata, è il turismo. Malauguratamente questa opportunità sconta un pesante handicap: Ivrea è situata ai piedi delle montagne. I monti non sempre si lavano i piedi e questo può generare cattivi odori che impattano con la vocazione turistica. Sono più fortunati i paeselli posti in testa alle montagne. Quando si ritrovano con un poco di forfora la spacciano come nevicata fuori stagione, lasciando estasiati i visitatori.

Per superare i limiti di cui sopra, l'Amministrazione locale ha pensato di cambiare prospettiva, promuovendo il turismo attivo. Eporedia vista non come meta turistica, ma come bacino di residenti che vanno a fare turismo altrove. Piacevole! Ma il sistema non regge sul lungo periodo, se manca una fonte di reddito primaria.

A forza di spremere le meningi, dall'arco alpino è scoccata una freccia geniale. Ivrea potrebbe diventare patrimonio Unesco. Il bollino Unesco, pur non essendo profumato come “l'Arbre Magique”, ha una fragranza che seduce i turisti e certamente li invoglierà a fare una capatina tra le architetture cittadine.
Il progetto di candidatura ha diviso il territorio comunale in varie zone. Le più importanti sono la zona Core e la zona Buffer. Il concetto, anche se espresso col Core da una donna coi Buffer, ha lasciato abbastanza indifferente il cittadino medio. Per lui Concetto è il maschile di Concetta, i figli son Pezz'i Core, e i Buffer, se non hai la fortuna di sposare una nota marca di birra, te li devi tagliare per non sembrare il Padrino.
Questo cittadino, in molti casi, si accorgerà dell'effetto Unesco non tanto perché sarà importunato dai turisti uscendo di casa, ma perché sarà importunato dalla burocrazia per fare manutenzione alla propria casa. Per intanto non si preoccupa. Gioca a golf sul campo più bello del mondo, i marciapiedi cittadini (altro che 18 buche), e salda il conto della candidatura, circa cinquecentomila euro.

Il progetto Unesco è improntato su un principio base: il futuro di Ivrea è nel suo passato. La città, almeno in parte, potrebbe vivere di luce riflessa, sui fasti dell'epopea Olivettiana. Per riflettere questa luce in modo appropriato, si è strutturata un'apposita rete di specchietti. Così facendo, Ivrea è divenuta la capitale mondiale delle allodole, seguite da stornelli, merli, passerotti e cinciallegre (allegre come non mai!). Purtroppo, tutto questo si è rivelato un boomerang.
Chi ha strutturato il progetto non sapeva che Bergamo, al di là delle apparenze, non fonda la propria economia su una solida base industriale, ma bensì su un celeberrimo dolce, denominato “polenta e osei”. A causa dei volatili diretti nell'eporediese, la materia prima ha cominciato a scarseggiare. Bergamo, in ginocchio, ha avuto una pensata non proprio originale: presentare una candidatura Unesco per assicurarsi un futuro. Malauguratamente, in sede di selezione, la proposta lombarda ha avuto la meglio su quella eporediese. Comunque sia non c'è da drammatizzare. Con tutti quegli stormi sulla testa, spesso piovono ... perle di saggezza, e la tradizione popolare dice che, quando centrano il bersaglio, portano bene. Staremo a vedere.

Il progetto Unesco, al momento, è nel limbo ma, per portarsi avanti coi compiti, il Consiglio Comunale ha adottato una variante di Piano Regolatore finalizzata a valorizzare la zona più importante (Core), che è situata in via Jervis, dove permangono le mura di ex-stabilimenti e ex-uffici Olivetti.
La variante è la numero 11 ma, per cortesia, non svilitela dicendo “undici”. Si chiama One One da pronunciare all'americana Uuann, Uann (tipo sgasata con l'Harley Davidson), da più grinta a un documento che, diversamente, parrebbe un poco scarno.

Analizzando gli elaborati di P.R.G. e gli interventi oratori a supporto, si apprende che il progetto della variante 11 (Uan/Uan) scaturisce da una Vision, che impone di darsi una Mission. Purtroppo mancano Bio e Smart, i due birboni della cucciolata, ma a rinforzare i concetti interviene la citazione di un “milieu di mixitè funzionale”. Roba da far invecchiare di colpo qualunque trattato di “fuffologia” (scienza della fuffa).

Stando a quanto asserito dall'Assessore competente, l'urbanistica del terzo millennio non si fa più col righello, e men che meno con la bagna cauda. Si fa con gli “indici prestazionali”. Naturale complemento dell'indice prestazionale sono il pollice verde, il raccordo anulare e la teoria di Migno Lino. Il dito medio, quando rivolto all'indice prestazionale, è considerato abuso edilizio.
Con l'indice prestazionale l'edilizia vola, anche senza la cazzuola.

A leggere i titoli di alcuni giornali la variante sembra la panacea di tutti i mali. A leggere la variante non si capisce da dove scaturisca tutto questo ottimismo. Rispetto alla normativa pregressa, la differenza più significativa è quella che consente di aprire in via Jervis dei negozi di vicinato, con superficie fino a a 250 mq. Visto che l'obiettivo dichiarato è quello di recuperare 150.000 mq di superfici inutilizzate, l'apertura di qualche negozietto non sembrerebbe risolutiva. L'apertura di una moltitudine di negozietti, con creazione di un centro commerciale diffuso potrebbe risolvere il problema, ma ne creerebbe di più gravi nel resto dell'urbe.
Nel corso degli anni sono pervenute varie richieste di variante al P.R.G.: da parte di cittadini e aziende che hanno esigenze specifiche, e da parte di professionisti che hanno rilevato incongruenze a livello normativo. Sarebbe stato cortese degnarle di attenzione, accogliendo quelle meritevoli. Purtroppo non è andata così. La variante One One privilegia le proprietà di alcuni grandi fondi immobiliari, rispetto a quelle di molti cittadini che si sono fatti un semplice fondello. Viene il sospetto che l'urbanistica moderna si faccia come la grappa: via la testa, via la coda solo il cuore del distillato. Nel caso specifico: via il centro, via le periferie, solo il Core dei siti Unesco.

Per ironia della sorte, poco dopo che il Consiglio Comunale ha adottato il nuovo Piano Regolatore, sulla Città si è abbattuto un violento temporale estivo. Via Jervis ne è uscita allagata. Questo le ha permesso di salire di grado nella gerarchia delle infrastrutture cittadine. Da semplice via a corso. Corso d'Acqua! Nulla di più appropriato per collegare Ivrea col contiguo Comune di Barchette.

Visto che l'allagamento è abbastanza frequente, in sede di variante urbanistica sarebbe stato opportuno aggiungere un fosso. Anche se sarebbe stato imbarazzante l'annuncio: “per rilanciare via Jervis pensiamo di affossarla”. L'acqua, inoltre, potrebbe essere la chiave di volta per la rinascita della Core Zone. Sono facilmente immaginabili le insegne delle attività affacciate sul Canal Grande: negozio di sport invernali “Scia Luppa”; dog sitter “Can Otto”; caffè “Bar Chino”; ristorazione “Tavola Calda e da Surf”; investigazioni “Spia ggetta”; fornaio “Pan filo”, parrucchieri “Zatt & Rina”. L'atavica carenza di parcheggi risolta con semplici posti barca, e la partecipata “Ivrea Ormeggi”, che gestisce le boe blu a pagamento, con quote scontate per chi si ferma in rada.

Tra l'altro, il nuovo P.R.G. consente di destinare (temporaneamente) i fabbricati alla ricettività collettiva. Se dovesse sbarcare anche Garibaldi coi mille, non sarebbe un problema ospitarlo. Per Giuseppe e compari una visitina nell'eporediese sarebbe un'opportunità di crescita culturale.

Stando a quanto scritto negli elaborati, la variante One One “corregge alcuni enunciati al fine di facilitarne la lettura da parte dei professionisti”. Come dire: cari professionisti, ci sobbarchiamo l'onere di scrivere norme alla portata di un bambino, per sopperire alle vostre limitate capacità intellettive. In primo luogo viene da ringraziare. Poi la curiosità spinge anche a vedere di cosa si tratti. Sorpresa! Le norme modificate sono solo due. In un caso viene eliminata una deroga sulla distanza di costruzione delle autorimesse. Non perché i professionisti fossero così tonti da non comprenderla, ma perché una sentenza di Tribunale ha visto il Comune soccombente, suggerendo di eliminare tale deroga. E' chiaro che la tempestività con cui si è corsi ai ripari, circa due anni, ha fatto si che, nel frattempo, sorgesse qualche incomprensione tra i professionisti e gli uffici. I primi, leggendo la norma sui documenti ufficiali del Comune la credevano ancora vigente, mentre i secondi la disattendevano.
Nel secondo caso, viene invece modificata la distanza di costruzione dalle linee elettriche. Semplicemente perché il P.R.G. risulta incoerente con delle leggi nazionali sovraordinate e quindi la norma in questione è giuridicamente nulla. In questo caso, alcuni professionisti scrupolosi, attenendosi alle prescrizioni nazionali (più restrittive), hanno perso delle commesse. Mentre gli uffici, ignorandone l'esistenza, hanno rilasciato dei permessi molto probabilmente illegittimi.

I professionisti possono quindi rincuorarsi. Permangono inalterate le varie norme e regolamenti che cozzano tra di loro, o sono inapplicabili, e continuerà la lotta all'arma bianca con gli uffici per la discrezionalità interpretativa. Rimane un poco di amaro in bocca, per le opportunità perse.

Al momento, quanti fossero intenzionati a visitare un sito Unesco possono trovarsi al mattino in via Jervis, per una gita con destinazione Langhe e Roero. Bus nei giorni asciutti, navetta in caso di allagamento.

Roberto Luccio

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