Luccius in fabula 1200

Miss Tery

La Passerella spiegata a un cittadino

I Consiglieri Comunali Comotto e Tognoli (detti Co.Co.Co.To), non avendo di meglio da fare, si dilettano a scartabellare tra i documenti dell'Amministrazione Eporediese, in cerca di qualche refuso da castigare. Sono convinti che si tratti di un'attività doverosa, visto il loro ruolo istituzionale. Secondo alcuni detrattori, tuttavia, se andassero al bar, o si dedicassero a un hobby diverso dalla politica attiva, ne guadagnerebbero in salute e potrebbero anche generare un minimo di consumi, con ricadute positive sull'economia locale.
Tognoli e Comotto, col loro fiuto da cane bassotto, recentemente hanno rivoltato la passerella sulla Dora Baltea. Non si fraintenda, non è che hanno rigirato il ponte sotto sopra, mettendo in acqua i pannelli solari. Si sono semplicemente limitati a spulciare molte delle scartoffie burocratiche che hanno accompagnato quest'opera pubblica, riscontrando degli aspetti un pò singolari e meritevoli di approfondimenti. I Consiglieri, pertanto, hanno inviato un paio di interrogazioni all'Assessorato competente.
Al Civico Palazzo sono pervenute delle buste che portavano la dicitura: ”Misteri della Passerella”. Questo ha suscitato un po' di allarmismo tra gli uffici. In realtà, a causa di un increscioso errore di battitura, sono finite in Comune le missive destinate a “Miss Tery de la Passerela”, una nobildonna portoghese con cui i nostri eroi intrattengono un affettuoso scambio epistolare. A volte, anche i cacciatori di refusi rimangono vittime dei propri refusi.
Appurato il disguido, l'Amministrazione ha provveduto a rispondere con sollecitudine ai quiz dei Co.Co.Co.To., rassicurando sul fatto che, in tema di lavori pubblici, non esistono misteri, ma solo Miss Tery. Un appalto eporediese è talmente cristallino che sembra una pubblicità della Swarosky. Fa tremare i vetrai di Boemia, che non riescono a competere nemmeno con il sottocosto.

Gli argomenti trattati, purtroppo, sono tecnici, e richiederebbero qualche competenza specifica per addentrarsi nelle varie tematiche. Ci sono comunque aspetti che possono essere estrapolati, a livello divulgativo, per rendere un'idea dell'insieme che, in verità, appare quanto meno un po' buffo.
Dal progetto di gara risulta che l'impalcato della passerella dovesse essere in legno di “larice, per le sue caratteristiche naturali di durabilità, resistenza ... particolare durezza, che lo rendono resistente all'aggressione di funghi, muffe, tarli, oltre all'usura da calpestio ... assicurando una lunga durabilità naturale senza manutenzione”. Nella realtà è stato usato un altro legname e, per giustificare la modifica, le stesse figure che hanno approvato il progetto, affermano che: “il legno di larice è classificato come legno tenero, soggetto ad usura, potendo essere logorato dal calpestio, sia per strisciamento che per punzonatura. E' inoltre attaccabile dai funghi essendo classificato in classe di durabilità 3-4 (moderatamente/poco durabile)”. A seconda delle fasi di un appalto milionario, il larice risulta duro o tenero, resistente o attaccabile. Un materiale double-face descritto con un po' di face-'d brönz (termine anglo/piemontese, n.d.r.). Nell'anno olimpico il Comune di Ivrea potrebbe trovarsi sotto organico a causa delle convocazioni nella nazionale di arrampicata su specchi.

L'appalto prevedeva un tavolato in legno spesso 66 mm. Nella realtà è stato impiegato un legno spesso meno della metà, con l'aggiunta di una lamiera sottostante. Le modifiche apportate, sono decisamente significative, ma non vengono menzionate tra le varianti. La soluzione finale potrebbe risultare più economica di quella di partenza e, visto che riguarda molte centinaia di metri quadri, i Co.Co.Co.To. hanno chiesto se vi sia un'analisi comparativa dei costi, a tutela degli interessi della collettività. A quanto pare non c'è. Il legno dimezzato, con lamiera aggiunta, è stato pagato la stessa cifra di quello spesso il doppio, semplicemente stando sulla fiducia. D'altronde, come recitava una nota pubblicità, la fiducia è una cosa seria.

Il Comune asserisce che la lamiera aumenti la sicurezza per gli utenti in caso di rottura del tavolato, come se, rispettando il progetto approvato, i viandanti corressero il rischio di finire a mollo. Inquietante! I Co.Co.Co.To, hanno ipotizzato una diversa lettura. Il legno che ha sostituito il larice si chiama iroko, è stato offerto come miglioria dall'impresa vincitrice e, effettivamente, è un materiale che dovrebbe essere più durevole del larice. Risulta tuttavia che, tra i requisiti essenziali dell'appalto, ci fosse l'impiego di tavole “lamellari”. Si tratta di due assi sovrapposte, incollate tra loro con un procedimento particolare, certificato, in modo da garantire l'idoneità strutturale ed evitare i tuffi ai passanti.
I Co.Co.Co.To., tornando con la mente alla loro infanzia, si sono ricordati di un episodio della fiaba di Pinocchio: mentre raccontava di tavole bilama di iroko, certificate per uso strutturale, al celebre burattino si è allungato il naso. Allora, è sorto un dubbio: non è che si è appaltata un'opera irrealizzabile, sbaragliando la concorrenza, e poi si sono addomesticate le cose a posteriori? Se così fosse, sarebbe quanto meno “poco elegante” per una Pubblica Amministrazione. I Co.Co.Co.To. hanno dato uno sguardo su internet e hanno telefonato a qualche venditore di legname, convinti che, dai tempi di Pinocchio, fosse cambiato qualcosa. Non sono riusciti a reperire del tavolame di iroko coi requisiti richiesti dall'appalto. Consci dei propri limiti, hanno chiesto all'Amministrazione, se tale materiale esista. La risposta è stata che tale materiale esiste. I potenti mezzi dell'apparato pubblico, purtroppo, non hanno fornito alcuna documentazione a supporto (gli estremi di una certificazione, il nome di un produttore, ecc.). D'altronde, la fiducia è una cosa seria. Se dicono che esiste si può star tranquilli.
Visto l'esito, i Co.Co.Co.To. sono stati tentati di chiedere se esista anche la “ciribiricoccola”. La risposta, quasi certamente, sarebbe che la ciribiricoccola esiste, andando a fugare un loro amletico dubbio d'infanzia.

Alcuni cittadini si sono lamentati per la presenza, quasi stabile, di immigrati africani sulla passerella. Probabilmente non sanno che l'iroko è un legno africano che, quindi, crea un ambiente famigliare e attraente per i suoi conterranei. Tutto sommato è andata bene. Col larice si sarebbe rischiata un'invasione di tirolesi. Pensate ai baldi valligiani intenti a cantare lo jodel (jollalalajoè), mentre nelle vicinanze si tengono le udienze del processo sull'amianto in Olivetti.

Durante la gara d'appalto, i concorrenti hanno formulato delle proposte migliorative per la sistemazioni dell'area verde che è compresa tra la Passerella e il Naviglio. La soluzione vincente è stata descritta dalla Commissione esaminatrice come: “interessante e articolata soluzione di utilizzo dell'area, come spazio per percorsi didattici, piuttosto che ludici, nonché la realizzazione di un prato fiorito e di una strutturata area relax, attrattiva e godibile”.
Comotto e Tognoli, un poco marioli, si sono recati in sito e, sulle prime, hanno pensato di aver sbagliato coordinate, non trovando un riscontro concreto a questa descrizione. Tornati a scartabellare, hanno rilevato un'altra bizzarria. Alcune proposte di sistemazione, premiate in sede di gara e come tali importanti per l'assegnazione dei lavori, in corso d'opera non sono state realizzate, perché ritenute pericolose per la sicurezza e gravose per la manutenzione. Curioso! Come chiedere a “Miss Sorriso” di togliersi la dentiera, una volta indossata la fascia da reginetta.

Stando ad alcuni articoli di giornale, sembrerebbe che il tavolato si muova in modo anomalo. La videosorveglianza ha appurato che dipende dai liceali. I burloni hanno scoperto che, gridando “Iroko”, le assi si alzano in piedi per rispondere “presente” e si dilettano con questo ingenuo passatempo. Non c'è da allarmarsi. Dopo, tutto torna regolare.
Scherzi a parte, stando al Comune, risulta che la sostituzione e lo svergolamento di qualche tavola sia normale “perché il legno è un materiale vivo, soggetto a movimenti naturali”. Questa affermazione è certamente fondata e condivisibile, ma pone un altro enigma: se è vero che il legno si muove naturalmente, perché l'ascensore che collega la passerella con la piazza del Rondolino l'hanno fatto in ferro? Un elevatore in legno, muovendosi naturalmente, sarebbe stato più efficace di quello metallico, che è sistematicamente inchiodato.
Nel recente passato, riferendosi all'apparecchio in questione, qualche Assessore ha esclamato “e pur si muove”. Non esistendo più l'Inquisizione, il novello Galileo Galilei non è nemmeno stato costretto all'abiura, nonostante la teoria dell'ascensore, a oggi, risulti palesemente infondata.

 

Roberto Luccio

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