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Certo che noi italiani siamo proprio un popolo strano. Potremmo vivere bene, anzi benissimo, tutti, ma proprio tutti, solo utilizzando in maniera sostenibile ciò che il nostro Paese naturalmente ci offre e invece preferiamo scimmiottare gli altri, spesso importandone le abitudini peggiori.

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Il 2018 è stato l’anno più caldo dal 1800 e i problemi che riscontriamo a causa dei cambiamenti climatici, causati in primis dal surriscaldamento globale, sono ormai acclarati e inconfutabili. Gli effetti di questa trasformazione si riscontrano ormai facilmente e vanno dallo scioglimento dei ghiacciai all’acidificazione degli oceani, dall’avanzare della desertificazione alla tropicalizzazione del clima.

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La politica dovrebbe essere soprattutto ascolto e risoluzione dei problemi in nome del bene comune. Siamo invece, purtroppo, abituati a vedere e a pensare alla politica come a una continua lotta tra fazioni o categorie sociali: destra vs sinistra, partiti vs movimenti, ricchi vs poveri, indigeni vs stranieri e così discorrendo. Come se non potessero esistere iniziative da portate avanti insieme da maggioranza e minoranza semplicemente ragionando nell'interesse della comunità e della collettività.

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La politica dovrebbe, a nostro modo di vedere, saper individuare, ascoltare, recepire, analizzare le problematiche che segnano la nostra quotidianità per poi affrontarle, soprattutto in alcuni casi, con determinazione e risolutezza.
Servirebbe anche avere ben chiara in testa una scala di priorità perché se l’erba alta in un’aiuola può aspettare una settimana prima di venire tagliata un vetro rotto in una scuola andrebbe sostituito il prima possibile, soprattutto d’inverno.
Chi si occupa di amministrazione pubblica sa quanto sia difficile individuare scale di priorità perché ci sarebbe bisogno di soddisfare molteplici necessità, parecchie delle quali diventate impellenti a causa della scarsa attenzione riservata loro in passato da una politica a dir poco disattenta.

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Nell’assembla dei comuni del Consorzio socio-assistenziale IN.RE.TE. di giovedì scorso il Sindaco di Ivrea, nonostante l’ormai famosa bocciatura della mozione sul tema migranti, ha votato a favore del rinnovo del Protocollo con la Prefettura. Procedura innovativa, quest’ultima, che poggia su quel sistema di accoglienza diffusa che aiuta a superare eccessive concentrazioni di persone in un singolo Comune. Fortunatamente ha prevalso il buon senso e se l’obiettivo di tutti era quello del rinnovo ora si può e si deve guardare avanti per affrontare i problemi reali che attanagliano la città perché, torniamo a ribadirlo con forza, quello dei migranti e dell’accoglienza a Ivrea e nel territorio non è un problema. Come abbiamo già scritto anche la scorsa settimana servirebbe oggi un periodo di transizione capace di andare oltre le ideologie tipiche di partiti che spesso confondono i diversi livelli di governance. Per amministrare bene una città non serve subire imposizioni dall’alto da parte di partiti nazionali impegnati su tematiche generali, a volte addirittura globali, che nulla hanno a che vedere con i bisogni quotidiani dei residenti. Un ente locale ha problematiche diverse da quelle relative allo Stato centrale ed anche i processi di analisi, elaborazione, soluzione dei problemi si dovrebbero muovere all’interno di un perimetro circoscritto e dinamico all’interno del quale i condizionamenti superiori non dovrebbero esistere indipendentemente dal far parte della maggioranza o della minoranza.

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La settimana scorsa facevamo notare una certa calma da parte dell’esecutivo nell’attuare due mozioni approvate all’unanimità dal Consiglio Comunale non avendo ancora ricevuto notizia, alla data di redazione dell’articolo, della convocazione delle riunioni richieste. Probabilmente Sindaco e Giunta le stavano pianificando e questa settimana entrambe sono state definite. Andando con ordine il tavolo allargato per la pista ciclabile di corso M.D’Azeglio è stato delegato alla Commissione consiliare Assetto del Territorio, che si occupa anche di viabilità e ambiente, mentre la riunione sull’impiantistica sportiva è stata convocata lunedi e si è svolta giovedì 4 ottobre in Municipio.
Alla riunione, dalla parte degli amministratori, hanno partecipato il Sindaco, con delega allo sport, la vice Sindaca, la Consigliera Girelli, in qualità di Presidente della Commissione Sport e il sottoscritto invitato come proponente della mozione e componente della stessa commissione.

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Sabato tredici ottobre si è svolta la nona edizione del Morenic Trail, una corsa che si snoda lungo la cresta dell’Anfiteatro Morenico di Ivrea per 119 km con partenza da Andrate e arrivo a Brosso con un dislivello totale positivo di 2540 metri.
Al di là della valenza sportiva di questa competizione, ormai diventata internazionale e conosciuta in tutto il mondo, è interessante fare qualche considerazione sulle potenzialità, materiali e immateriali, che eventi come questo potrebbero esprimere sul territorio nel quale viviamo. A fare da contraltare ci sono però una serie di criticità, più che altro legate ad anacronistiche abitudini e sterili campanilismi, che in un prossimo futuro bisognerà affrontare con decisione e coraggio.
Un territorio fortemente segnato dal ridimensionamento industriale causato dalla fine della Olivetti e che fatica a ritrovare una sua identità capace di andare oltre, metaforicamente parlando, alla macchina da scrivere che tanto ha voluto dire per le generazioni che ci hanno preceduto.

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Ognuno di noi ha avuto e può avere tutt’ora dei punti di riferimento che hanno contributo ad arricchirne il pensiero, il comportamento, il senso di appartenenza ad una comunità. Per chi, come me, ha avuto la fortuna di nascere e vivere ad Ivrea due sono le persone che maggiormente hanno influenzato la mia crescita morale e intellettuale: Adriano Olivetti e il Vescovo emerito Monsignor Luigi Bettazzi.
Olivetti ha sempre ispirato la mia attività di amministratore pubblico e la formazione più prettamente politica in quell’ottica di superamento dei partiti tradizionali che lui stesso vedeva già allora (parliamo della parte centrale del novecento) arrivati a fine corsa nelle sue elaborazioni teoriche. Scrive Giancarlo Bosetti su Reset: “L’ispirazione liberal-sociale dell’imprenditore di Ivrea contrastava l’egemonia della Dc a destra e del Pci a sinistra, con un’idea di autogoverno basato su piccole comunità, e collocava al centro della vita pubblica la capacità critica della persona-cittadino, non le grandi organizzazioni di parte”.

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Se è abitudine dei media, o per lo meno di alcune tipologie di media, tenere sott’occhio e criticare a prescindere il potere costituito dovrebbe invece essere compito della politica e degli amministratori pubblici andare oltre la mera critica dell’avversario mettendo in campo anche una responsabile attività propositiva. E’ ovvio che a giovarsene sarebbero la collettività e il bene comune.
Perché questo non accade nella politica contemporanea nel mondo, non tutto, e in particolar modo in Italia? Per quanto riguarda i media perchè in larghissima maggioranza sono schierati e partigiani, spesso con mani e penne legate dall’editore di riferimento. Per quanto riguarda i politici perché è diventato di accezione comune il fatto che chi ha perso le elezioni e si trova in minoranza si deve “opporre” aprioristicamente a chi le elezioni le ha vinte indipendentemente dai contenuti e dal merito delle proposte presentate. Ovviamente questo vale sia per il livello nazionale che per quello locale ed è una delle caratteristiche peculiari dei partiti che il loro “essere di parte” lo manifestano già nell’etimo.

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In tempi di crisi si dovrebbero ridurre consumi e spese ed invece ad Ivrea sta accadendo un fenomeno singolare: scompaiono enti, istituzioni, servizi pubblici.
Volendo citarne qualcuno: l’Agenzia delle Entrate si trasferirà, fino a data da destinarsi, a Ciriè. Motivo del trasloco: l’amianto. E se ne accorgono solo ora? Ricordiamo che si tratta di edifici olivettiani parzialmente ristrutturati prima di essere utilizzati come uffici. Allora l’amianto non c’era?
Qualche anno fa abbiamo perso, in cinica sequenza, i corsi universitari del Politecnico, di Scienze Politiche e di Scienze della Comunicazione. Ha parzialmente fermato l’emorragia l’insediamento di un corso di laurea triennale in Scienze infiermeristiche anche grazie ad un ente creato appositamente per studiare nuovi possibili insediamenti universitari, master, corsi specialistici, ecc.: l’Associazione per gli insediamenti universitari. Ora dopo cinque anni di sostanziale inattività i responsabili di tale inerzia ne chiedono la chiusura.

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