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Martedì, 30 Marzo 2021 13:05

Mala tempora currunt

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Questa frase latina, attribuita a Cicerone, viene utilizzata per lamentare la difficoltà e la bruttezza di un periodo storico e bene si adatta al tempo che stiamo vivendo. A dirla tutta la frase completa è più lunga e recita: “Mala tempora currunt sed peiora parantur” che letteralmente vuol dire: “Corrono brutti tempi, ma se ne preparano di peggiori” e questa versione più ampia si adatta ancora meglio alla situazione che ci troviamo a vivere da circa un anno.

Questo perché tutto il tempo passato dall’arrivo del Covid 19 non è bastato ad una politica globale sempre più imbarazzante per risolvere una situazione inizialmente sottovalutata e poi malamente gestita tanto che ad un anno esatto siamo praticamente allo stesso, o simile, punto di partenza: elevato numero di contagi, elevato numero di morti, ospedali al collasso, personale sanitario allo stremo, stesse (discutibili) restrizioni, scuole, teatri, cinema, ristoranti chiusi, intere categorie a rischio fallimento, giusto per fare qualche esempio. E’ difficile da crederci, ma la stessa scienza che riesce a inviare una sonda su Marte o concepire e realizzare armi sempre più distruttive in grado di sterminare intere popolazioni non è riuscita a trovare una soluzione definitiva al problema. Certo, a un anno di distanza, sono stati prodotti alcuni vaccini che comportano, come stiamo vedendo, non pochi problemi organizzativi e logistici e la cui efficacia si potrà verificare solo nel tempo, ma è chiaro che si tratta di una soluzione contingente ed emergenziale che non risolverà il problema alla radice e non darà alcuna certezza a che una situazione analoga non si possa ripresentare.

Eppure il virus ci ha dato tutti gli elementi per rivalutare il nostro modo di vivere e di pensare in maniera meno egocentrica e meno egoistica evidenziando che per troppo tempo abbiamo trascurato i valori importanti e imprescindibili dell’umanità a scapito di una visione materialista della società totalmente incentrata sul profitto e sul denaro, ad ogni costo. Nessuna seria presa di coscienza sui disastri ambientali che si susseguono con sempre maggiore frequenza, nessuna analisi realistica sulle ingiustizie che contraddistinguono la maggior parte della popolazione mondiale divisa tra una esigua minoranza che vive in una ricchezza esagerata e miliardi di persone, in costante aumento, che si trovano sotto la soglia di povertà. Nessuna ammissione sull’inadeguatezza delle politiche pubbliche che riguardano la sanità, l’istruzione, la cultura, la salvaguardia dell’ambiente, la lotta alla povertà, il bene comune. Quanto sopra sono tutte concause che hanno reso possibile la  diffusione incontrollata di virus letali e non c’è solo covid-19, ma  Ebola, aviaria, suina, mucca pazza, Sars, ecc.

Ciò che avremmo dovuto imparare con l’arrivo di covid-19 è che non si è trattato di un fenomeno imprevisto e imprevedibile, in quanto pre-annunciato da diverse ricerche scientifiche, ma di un macroscopico errore di valutazione da parte della politica che nulla ha fatto, preventivamente, per evitare il disastro. Basti guardare alla situazione italiana dove si è scoperto che non esisteva all’inizio della crisi il piano pandemico richiesto da anni da un regolamento dell’OMS, puntualmente sottoscritto anche dal nostro Paese. Nell’articolo 13 di questo Regolamento, entrato in  vigore il 17 giugno 2007, si legge che “ogni Stato è obbligato a sviluppare, rafforzare e mantenere il prima possibile, ma non più tardi di 5 anni dall’entrata in vigore del Regolamento sottoscritto, la capacità di rispondere prontamente ed efficacemente ai rischi per sanità pubblica e alle emergenze sanitarie di interesse sopranazionale”.

Si legge negli atti della causa civile dei familiari delle vittime contro il Governo e la Regione Lombardia avviata dalla Procura di Bergamo, che l’Italia ha trascurato o peggio ignorato sino a quando era troppo tardi di sviluppare le 8 capacità fondamentali per fronteggiare una pandemia come sarebbe stata obbligata a fare dal Regolamento Sanitario Internazionale dell’Oms. Come se non bastasse nella finestra 2012-14 si sarebbe dovuto procedere senza indugio non soltanto all’elaborazione ex novo del piano pandemico nazionale, come chiedevano il Parlamento europeo e la Commissione europea, ma anche al completamento delle otto capacità previste dal RSI senza le quali i piani “sono soltanto libri dei sogni”. Chissà quanti morti, quanto dolore si sarebbe potuto evitare se solo la politica avesse fatto il proprio dovere. Tutti ricordiamo le tristi e inquietanti dichiarazioni sull’inesistenza del virus da parte di leader mondiali come Trump, Boris Johnson, Bolsonaro e via discorrendo, dei nostrani non vale nemmeno la pena accennare, eppure anche qui si parla di centinaia di migliaia di morti che si sarebbero potute evitare.

Tutto questo per dire che se ci fosse stata una classe politica capace di svolgere il proprio compito oggi non ci troveremmo nella disastrosa situazione in cui siamo stati catapultati nostro malgrado. Tutti ricordiamo le promesse della prima fase del lock down riguardo una imminente soluzione del problema, poi messa parzialmente in atto da madre natura con l’arrivo del caldo estivo seguita da una prevedibile, e da molti prevista, seconda, e ora terza, ondata, ma nulla è cambiato. Gli ospedali non sono stati adeguati, il personale sanitario non è stato incrementato, gli enormi sprechi della sanità pubblica, a scapito del privato, non sono stati né eliminati, né ridotti, il trasporto pubblico, che è una delle principali cause di diffusione del contagio è rimasto ai livelli indecenti di prima (soprattutto da noi), le scuole non sono state attrezzate né in sito, né mettendo gli studenti nelle condizioni di poter svolgere lezioni a distanza.

Se questo è ciò che abbiamo imparato in un anno di pandemia è pochino, per usare un eufemismo, ma intanto, come al solito, non ci saranno responsabilità nonostante da un paio di settimane in Italia abbiamo superato la soglia, inaccettabile, di 100.000 morti (quando è stato scritto questo articolo eravamo già a 108.000).

Una battuta finale sul quadro locale. Nell’ultimo Consiglio Comunale del 3 marzo scorso tutti i gruppi di minoranza hanno proposto, tramite una mozione, l’istituzione di un “ufficio covid” comunale in grado di aiutare i cittadini in questo difficile e particolare momento. Esito della votazione: bocciata da una maggioranza discorde su tutto, ma in questo caso compatta e nemmeno in grado, vista l’importanza dell’argomento, di richiedere modifiche alla proposta per poterne attuare almeno una parte. Questo passa oggi il convento …

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Francesco Comotto

Consigliere Comunale a Ivrea dal 2013.

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