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Negli ultimi giorni hanno tenuto banco le esternazioni al concerto del 1° maggio di Fedez, noto cantante italiano nonché marito della influencer milionaria Chiara Ferragni. Il rapper nostrano ha lanciato due invettive ben distinte: una sul tentativo di censura della RAI alle sue parole e l’altra verso alcuni politici della Lega dei quali ha ricordato alcune vergognose dichiarazioni pubbliche di stampo omofobo mai smentite da chi le ha pronunciate e rimaste senza condanna dai vertici di quel partito.

Da mesi, fin dal precedente governo Conte, al quale non veniva perdonato nulla di ciò che ora viene invece concesso senza problemi di sorta a Draghi, si discute, a livello nazionale ed europeo, dell’ormai famoso Recovery Fund o per dirlo con un titolo più accattivante del Next Generation EU.

La politica nasce ad un certo punto dell’evoluzione umana per organizzare in maniera equa la società. Prima della sua esistenza la regolazione delle relazioni sociali avveniva soprattutto in base a rapporti di forza basati spesso sulla violenza. Altri elementi distintivi sono sempre stati la differenza di censo e di classe sociale senza la possibilità di passare dai livelli più bassi ai piani alti.

L’ultimo Consiglio Comunale ha messo in luce la confusione e la scarsa capacità di programmazione dell’attuale maggioranza, già a partire dall’ordine del giorno che annoverava ben 17 punti da portare in discussione.

Questa frase latina, attribuita a Cicerone, viene utilizzata per lamentare la difficoltà e la bruttezza di un periodo storico e bene si adatta al tempo che stiamo vivendo. A dirla tutta la frase completa è più lunga e recita: “Mala tempora currunt sed peiora parantur” che letteralmente vuol dire: “Corrono brutti tempi, ma se ne preparano di peggiori” e questa versione più ampia si adatta ancora meglio alla situazione che ci troviamo a vivere da circa un anno.

Se ci avessero detto a fine 2019 che da lì a poco un virus, trasmesso agli uomini dai pipistrelli, avrebbe messo in ginocchio l’intera popolazione mondiale avremmo probabilmente pensato all’ennesima sparata di qualche pazzo visionario in cerca di notorietà.

Il Consiglio Comunale può essere paragonato a uno specchio che riflette l’andamento di un’Amministrazione. Dovrebbe essere il luogo principale nel quale si prendono le decisioni più importanti che riguardano la vita della città perché si tratta dell’organismo istituzionale più vicino ai cittadini che in questa sede vengono rappresentati dai consiglieri eletti, siano essi di maggioranza che di minoranza. Trattandosi di un’assemblea sono fondamentali la qualità e la trasversalità del dibattito che si possono ottenere solamente se esiste una gestione trasparente, condivisa, partecipata da tutte le forze politiche e rispettosa delle regole.

Un segno della vivacità e dell’intraprendenza di un’Amministrazione si vede in primo luogo dalla frequenza con la quale i consigli comunali si svolgono e l’attuale maggioranza proprio non eccelle da questo punto di vista. La pandemia ci avrà anche messo del suo però è significativo che da un anno a questa parte il Consiglio si sia riunito in presenza solamente una volta. Chi ha avuto modo di assistere alla versione in chat tramite una connessione internet avrà potuto riscontrare le difficoltà di gestione e la conseguente bassa qualità del dibattito. Nei mesi scorsi abbiamo presentato diverse richieste per poter svolgere, in tutta sicurezza per funzionari e consiglieri, le sedute in presenza nell’apposita sala municipale oppure per cercare una sede alternativa temporanea fino alla fine della pandemia che, purtroppo, non sarà a breve termine. Ad ogni richiesta abbiamo ottenuto la solita risposta retorica sul fatto che in Municipio non si può fare, nonostante in molti comuni simili a Ivrea si svolgano da tempo grazie a banali e ormai stra-conosciuti accorgimenti. Mentre per ciò che riguarda una sede alternativa sono state considerate diverse ipotesi, ma nessuna mai ottimale a detta della maggioranza. Sul perché il Consiglio Comunale non si possa ad esempio svolgere presso un’aula del Polo infermieristico di proprietà del Comune, che ha tutte le caratteristiche per garantire il distanziamento e la dotazione tecnologica e informatica necessarie, ci viene detto che è una questione di costi per le riprese video quando sappiamo che oggi con un normale telefonino cellulare è possibile riprendere con buona qualità tutto ciò che si vuole. Passi che dopo i primi mesi di pandemia ci fossero poche certezze e si sapesse ancora poco sulle cause di trasmissione del virus, ma oggi se ci fosse la vera volontà di svolgere il Consiglio Comunale e le Commissioni consiliari in presenza si potrebbe tranquillamente procedere garantendo la massima sicurezza per tutti.

Detto questo nel Consiglio Comunale che si è svolto lo scorso 3 marzo è emersa in tutta chiarezza la linea politica dell’attuale esecutivo e della maggioranza che lo supporta. Nonostante tutte le promesse di cambiamento rispetto al passato, di una migliore gestione collegiale e ritenendosi ormai autosufficienti è stato innalzato un muro nei confronti della minoranza. La modalità è semplice e ormai molto chiara. In tutte le proposte avanzate dai gruppi di minoranza, nonostante contengano sempre una parte propositiva, si cercano, a priori, dei cavilli e si danno interpretazioni capziose e fuorvianti di quanto scritto con motivazioni a volte imbarazzanti per superficialità e scostamento dalla realtà.

La posizione della maggioranza viene decisa, spesso in maniera ideologica, nei giorni precedenti il Consiglio Comunale così che il dibattito in aula si rivela, nella maggior parte dei casi, assolutamente inutile anche di fronte a proposte che non hanno alcuna accezione polemica o di parte.

Sotto la scure di questa modalità sono così cadute ad esempio le mozioni della minoranza sui vassoi e le stoviglie di plastica usa e getta nelle mense scolastiche, quella sull’istituzione di un “ufficio covid” che andasse incontro al disorientamento dei cittadini in questa delicata fase pandemica e quella sulla proposta per uscire dall’impasse sulla questione del Movicentro.

Chi ha avuto la pazienza di seguire il Consiglio Comunale, terminato all’1,30 di notte, avrà avuto modo di ascoltare con le sue orecchie le motivazioni che hanno determinato le “bocciature”, basate spesso su laconici “pizzini” scritti nei giorni precedenti senza ovviamente poter conoscere le argomentazioni apportate nel dibattito in aula. Alla faccia del confronto democratico.

In quest’ultima assise si è poi aggiunta una questione inedita fino ad oggi nel parlamentino eporediese e cioè la partecipazione a sorpresa, né prevista, né formalmente comunicata ai consiglieri, di funzionari dell’Ufficio Tecnico le cui esternazioni, ovviamente opinabili e confutabili, hanno fornito una scusa al voto contrario da parte della maggioranza alla mozione sul Movicentro presentata dall’intera minoranza. La cosa grave è che si è voluta mettere su un piano di presunta illegittimità, tutta da dimostrare, la proposta della minoranza effettuata tramite una mozione che è un atto del Consiglio che non necessita di un parere tecnico preventivo. Per l’acquisizione di pareri tecnici su determinati argomenti esistono infatti le Commissioni consiliari e la Conferenza dei Capigruppo ed inoltre sono le Delibere portate in approvazione a necessitare dell’apposito visto di regolarità tecnica, non certo le mozioni. La decisione che si sarebbe dovuta prendere era quindi esclusivamente politica demandando ad un secondo tempo le opportune verifiche da parte degli uffici proposti.

Quanto accaduto apre degli scenari nuovi che non fanno presagire nulla di buono. Se la politica non è in grado di prendere delle decisioni, possibilmente tramite un dibattito democratico, non si può sopperire con blitz di tecnici, funzionari e costosi consulenti esterni, soprattutto se a sorpresa nel corso di un dibattito in Consiglio Comunale.

La settimana scorsa scrivevamo che in un prossimo Consiglio Comunale, ancora da convocarsi, sarebbero state portate mozioni accumulatesi nel tempo e mai discusse nonostante i temi trattati fossero di stretta attualità. Ne abbiamo citate due come quella sui vassoi e stoviglie usa e getta delle mense scolastiche e quella sull’istituzione di un ufficio covid per andare incontro alle esigenze della popolazione alla luce della confusione e disorganizzazione che caratterizzano questa fase della pandemia.

Nell’ultimo Consiglio Comunale del primo febbraio, in videoconferenza, non sono state trattate tutte le mozioni presentate dalla minoranza: per questione di tempo, è stato detto, e in ottemperanza al Regolamento del Consiglio Comunale. Non è la prima volta che ciò accade e il Presidente del Consiglio ha detto in aula che avrebbe convocato a breve un nuovo Consiglio per smaltire l’arretrato anche perché alcune delle mozioni e interpellanze presentate sono/erano di stretta attualità. Ad oggi non è stato ancora fatto nulla, ma circola la data del 4 marzo. Se sarà così, sarà passato più di un mese dal precedente Consiglio per cui per l’ennesima volta vengono sminuite e svilite le istanze della minoranza, comprese quelle più urgenti.

Sulla vicenda della gestione del Movicentro si sono sentite negli ultimi mesi una serie di prese di posizione, spesso inesatte e tendenziose, che hanno fatto montare un caso inesistente da parte della Giunta eporediese con il solo fine di mettere il bastone in mezzo alle ruote del rinnovo del contratto alla cooperativa sociale ZAC. Cooperativa che nei sei anni di attività, a fronte di un legittimo contratto di comodato d’uso, ha dato vita ad una moltitudine di iniziative in campo sociale, soprattutto a favore dei giovani, animando e facendo rivivere  un luogo abbandonato a sé stesso e diventato terreno fertile per la micro-deliquenza locale.

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