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Qualche settimana fa evidenziavamo, in questo stesso spazio, le tante promesse non mantenute dall’attuale maggioranza, ma anche le opere iniziate e non finite o quelle finanziate per le quali non ci sono ancora nemmeno i progetti definitivi ed esecutivi.

Cominciamo col dire che il Piano Regolatore (PRG da qui in poi) è il documento politico per eccellenza di un’amministrazione locale in quanto strumento deputato alla pianificazione urbanistica della città negli anni a venire. L’urbanistica, che non è una scienza esatta, è quella disciplina che, in base alla situazione socio-economica di un luogo, cerca di elaborare delle strategie finalizzate a interrompere i fenomeni di declino e impoverimento del tessuto sociale e urbano di una città.

Siamo arrivati a fine anno e mancano pochi mesi alla fine dell’attuale quinquennio dell’Amministrazione cittadina. Nella primavera del 2023, in data ancora da destinarsi, si terranno infatti le elezioni per il rinnovo del Consiglio Comunale costituitosi con le votazioni del 2018 che hanno segnato un cambiamento epocale nel governo della città. I cittadini elettori hanno infatti manifestato la volontà di un cambiamento netto, che non c’è stato, rispetto a un passato nel quale, al di là del colore politico, le stesse forze hanno governato per decenni la città comprimendo la spinta innovativa e modernizzatrice tipica invece di forze nuove, civiche e propositive, che si possono muovere in nome del bene comune al di fuori di intrecci pubblico-privato troppo consolidati nel tempo e troppo sotto traccia.

Diverse volte abbiamo scritto dell’improvvisazione che spesso ha accompagnato le scelte dell’attuale amministrazione. Improvvisazione dovuta alla mancanza di programmazione e alla continua rincorsa all’emergenza senza una visione di medio e lungo termine. Purtroppo si tratta di uno schema che si ripete da qualche lustro come una stanca litania a causa dell’assenza di una classe politica adeguata ai tempi e incapace di mettere al centro del dibattito il bene comune e l’interesse pubblico piuttosto che quello privato. Siamo ormai in presenza di una politica di basso cabotaggio che cerca di accontentare ogni voce che si alza senza nemmeno preoccuparsi di verificare se le richieste sopraggiunte siano almeno di interesse collettivo.

Più si avvicina la fine del mandato dell’attuale Amministrazione e più ci si rende conto, come peraltro segnalato più volte nel corso di questi anni dalle forze di minoranza, della scarsa, se non a volte totale, assenza di dibattito in occasione dei consigli comunali. Spesso la discussione in aula si svolge, impropriamente, tra i consiglieri di minoranza e gli assessori nel silenzio talvolta irreale della maggioranza.

È di pochi giorni fa la notizia di una nuova inchiesta della Procura di Ivrea che vede indagate 45 persone tra agenti penitenziari, medici e funzionari, per reati, ovviamente tutti da dimostrare, quali la tortura con violenze fisiche e psichiche, il falso in atto pubblico, lesioni, minacce e calunnie per fatti accaduti tra il 2019 e il 2022. Questo nuovo filone segue un’altra inchiesta che vede indagate 25 persone per i famosi fatti risalenti al 2015 e al 2016 per i presunti pestaggi nelle celle “liscia” e “acquario”.

Come rappresentanti di una lista civica sosteniamo da tempo che l’interesse primario di un’amministrazione locale dovrebbe essere quello della gestione ottimale dei beni e dei servizi pubblici mettendo da parte questioni ideologiche che poco o nulla hanno a che vedere con i problemi concreti che quotidianamente ci troviamo ad affrontare come cittadini.

Mentre l’attività dell’attuale Amministrazione eporediese langue, da qualche tempo è già iniziata una sotterranea campagna elettorale che culminerà nella primavera del 2023 con le elezioni per il nuovo Sindaco della città di Ivrea. Purtroppo come accade spesso, per chi non conosce il funzionamento della Pubblica Amministrazione, i primi mesi dall’insediamento di un nuovo Consiglio Comunale vengono impegnati per conoscere la situazione mentre negli ultimi, per ciò che riguarda il governo della città, si tirano i remi in barca concentrandosi sulle eventuali ricandidature. In questa consiliatura, dove c’è stato pure l’intervallo del Covid, di fatto il dibattito politico pubblico si è ridotto a un paio di anni su cinque.

Molti lettori avranno sentito parlare almeno una volta negli ultimi due anni della questione Movicentro. Parliamo di un edificio costruito nei pressi della stazione ferroviaria lato area ex Montefibre in due lotti con soldi pubblici, tra cui quelli della Città di Ivrea. Il primo lotto collaudato il 29.12.2004 e il secondo il 13.03.2008.

Stiamo assistendo ad una campagna elettorale paradossale e per certi versi tragicomica. Per la prima volta ci saranno elezioni politiche a settembre e anche questo la dice lunga sulla situazione drammatica che il nostro Paese sta vivendo seppur agevolato, in peggio, da un quadro internazionale molto più che preoccupante.

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