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Quando uscirà questa edizione del giornale, martedì, si sarà già svolto l’ultimo Consiglio Comunale. Come i lettori sapranno il Consiglio Comunale viene convocato dal Presidente  sentita la Conferenza dei Capigruppo che, solitamente, viene convocata nella settimana precedente. Entro la data di svolgimento della Conferenza devono essere presentate le proposte di delibera, le mozioni e le interpellanze. Queste ultime due quasi sempre su iniziativa dei gruppi di minoranza.

La pandemia ha messo in luce diverse criticità nei servizi pubblici essenziali a partire dalla sanità. Una sanità pubblica una volta di eccellenza che nei decenni scorsi ha subito un costante svuotamento spostando verso il privato i servizi più remunerativi e meno problematici. Ad esempio il privato non si è preso di certo in carico nessun servizio di emergenza h24 o la cura delle patologie più costose, quelle che non consentono di incamerare cospicui profitti.

Qualcuno vorrebbe trasformare l’Italia dei Comuni nell’Italia delle multinazionali altrimenti definibili, nel caso specifico, come grandi società multi-servizi quotate in Borsa.

La scorsa settimana abbiamo accennato a un attacco al Presidente del Consiglio comunale partito dalla vice Sindaca durante la discussione dell’ennesima variazione di bilancio. Variazione che fa parte di una serie susseguitasi nell’anno per tamponare emergenze o inseguire bandi dall’esito per nulla scontato. Sarebbe infatti anche interessante capire quanti dei bandi ai quali questa maggioranza ha detto di aver partecipato siano andati a buon fine, ma la trasparenza e la condivisione dell’attività della Giunta sono diventati merce rara per cui poco o nulla sanno i consiglieri comunali soprattutto in tema di bilanci e investimenti, altro che processi partecipativi.

L’abbiamo già scritto più volte e ci tocca, purtroppo, ripeterlo: in questo mandato amministrativo il Consiglio Comunale ha subito un’involuzione che mai ci si sarebbe potuti aspettare. Consiglio Comunale che dovrebbe essere l’organo di massima rappresentanza di tutti i cittadini che tramite il loro voto ne hanno determinato la composizione suddividendolo, in base alla legge, in maggioranza e minoranza. Il funzionamento del Consiglio Comunale è stabilito dall’art. 42 del Testo Unico degli Enti Locali che lo definisce come l'organo di indirizzo e di controllo politico-amministrativo.

L’indirizzo e il controllo sono due funzioni fondamentali per il dibattito democratico e un amministratore pubblico dovrebbe conoscerle bene creando le condizioni per fare sì che queste si possano esplicitare nella massima trasparenza e chiarezza nei confronti dei consiglieri comunali , ma anche dell’opinione pubblica. L’articolo del TUEL definisce molto chiaramente uno per uno tutti gli atti fondamentali di competenza del Consiglio e specifica che lo stesso “partecipa alla definizione, all'adeguamento e alla verifica periodica dell'attuazione delle linee programmatiche da parte del Sindaco e dei singoli assessori”. Cosa finora mai accaduta sotto le rosse torri.

Sostanzialmente diverse sono le competenze dell’organo di governo e cioè della Giunta Comunale che ai sensi dell’art. 48 comma 2: “compie tutti gli atti […] che non siano riservati dalla Legge al Consiglio […]; collabora con il Sindaco nell'attuazione degli indirizzi generali del Consiglio; riferisce annualmente al Consiglio sulla propria attività e svolge attività propositive e di impulso nei confronti dello stesso”.

Basta una semplice lettura per capire quali siano i compiti, i ruoli e le competenze che spettano a consiglieri ed assessori, ma nonostante siano passati 3 anni e mezzo dall’insediamento della nuova Amministrazione buona parte dei componenti della maggioranza continua ad interpretare a modo suo quanto la Legge stabilisce molto chiaramente.

Il problema sostanziale è che alla luce della scarsa, se non nulla, partecipazione al dibattito dei consiglieri di maggioranza alcuni assessori tentano di sopperire, impropriamente, andando ben oltre quelle che sono le funzioni loro attribuite dalla Legge.

Tornando ai compiti fondamentali di “indirizzo e di controllo” che spettano al Consiglio è facile capire che per poter svolgere appieno il proprio compito i consiglieri dovrebbero venire resi edotti di tutto quanto la Giunta mette in cantiere e per fare questo dovrebbero venire muniti, in tempo utile, di tutti gli atti che dovranno approdare all’esame del Consiglio. Capita invece che le notizie le si debbano apprendere dai giornali e che in occasione della Conferenza dei Capigruppo o delle Commissioni consiliari, neppure chiedendola con largo anticipo, la documentazione non venga consegnata oppure messa a disposizione all’ultimo minuto. Spesso, troppo spesso, quando si parla di bilanci o di variazioni di bilancio è capitato che la documentazione arrivi addirittura a Capigruppo iniziata da un bel po’ di tempo.

Per ciò che attiene invece all’indirizzo è chiaro che per poter agire propositivamente, nell’interesse della città e dei cittadini, sarebbe necessaria un minimo di partecipazione trasversale imperniata su una condivisione di intenti, visioni, politiche pubbliche, idee, programmi, intenzioni e invece tutto ciò che viene discusso in Consiglio Comunale arriva già pre-confezionato e senza possibilità di modifica svilendo uno dei compiti più importanti dell’organo eletto dai cittadini che in tal modo non vengono rappresentati.

C’è talmente tanta confusione che abbiamo dovuto far notare più volte al Presidente del Consiglio che si sta uscendo dall’alveo istituzionale con assessori che invece di rispondere puntualmente agli interpelli dei consiglieri fanno propaganda politica esulando dalle domande poste. Nell’ultimo Consiglio si è pure dovuto assistere ad una sguaiata accusa da parte della vice-Sindaca al Presidente del Consiglio reo, a suo dire, di non saper tenere a bada la minoranza. Il problema è che se la minoranza se ne sta in silenzio tutto va bene, quando invece osa confutare o criticare, assolvendo al proprio compito istituzionale e motivando le proprie posizioni, provvedimenti della Giunta, in primis i bilanci, scatta la replica della controreplica con ridondante manfrina finale su quanto questa maggioranza ha fatto per la città, argomento per nulla pertinente con il dibattito in corso.

A questo proposito negli ultimi consigli comunali e nelle dichiarazioni pubbliche che ne sono seguite abbiamo dovuto ascoltare e/o leggere delle dichiarazioni da parte di assessori che ci hanno lasciati esterrefatti. Siamo arrivati addirittura al dileggio del Consiglio Comunale e sarebbe ora che il Sindaco e il Presidente del Consiglio, quest’ultimo pesantemente attaccato da una componente della sua stessa maggioranza, prendessero posizione e fermassero questa deriva istituzionale che la città non merita e che non promette nulla di buono.

Sono state presentate e discusse nel Consiglio Comunale di lunedi 25 ottobre ben due interpellanze sulla Biblioteca civica da parte di gruppi di minoranza tra cui Viviamo Ivrea.

Una domanda che veniva spesso posta in campagna elettorale all’attuale Sindaco, presentatosi come “civico” e quindi al di fuori delle dinamiche di partito, era quella di come avrebbe potuto tenere a bada gli appetiti di quei partiti “sovranisti” che appoggiavano la sua candidatura.

L’attuale primo cittadino andava dicendo che la sua non era una candidatura pilotata dai partiti e che avrebbe avuto le mani libere durante il suo mandato.

I fatti però, nei tre anni trascorsi dalle elezioni, hanno via via dimostrato il contrario ed ora, avvicinandosi alla fine dell’attuale amministrazione, appare  sempre più evidente chi sia a tirare le fila della politica cittadina.

Alcuni esempi, che non danno adito a dubbi o errate interpretazioni, li abbiamo vissuti nelle ultime settimane. Forse il più eclatante è quello che si sta profilando con le nomine dei nuovi rappresentanti del Carnevale che a Ivrea, si sa, non è una cosa su cui scherzare, anche perché movimenta una quantità di persone e di denaro piuttosto notevoli.

Chi segue questo tipo di vicende ricorderà che la nuova giunta in una sorta di affannoso spoil system, che in Italia non è riconosciuto e men che meno previsto in sede istituzionale, sostituì il precedente presidente della Fondazione del Carnevale con uno “sponsorizzato” dall’allora vice Sindaca nel periodo in cui, evidentemente, aveva ancora qualche peso politico nell’esecutivo. Di come poi questa sia stata sfiduciata e allontanata dalla Giunta senza tanti preamboli tutti i cittadini che seguono la politica locale avranno letto e saputo.

Ora dopo qualche anno di livelli organizzativi quantomeno discutibili e risultati negativi che hanno pure portato il segno meno su una gestione che aveva sempre chiuso in attivo si è arrivati alla necessità di nominare un nuovo presidente. Come sempre è stato pubblicato un bando che, a differenza delle numerose domande che normalmente arrivavano, ha visto la partecipazione di soli tre candidati tra i quali una è quella del presidente uscente.

Non faremo i nomi dei protagonisti, anche se sono ovviamente pubblici e ognuno sa di chi si stia parlando, per far capire meglio di come la politica con la p minuscola, molto minuscola, influenzi decisioni che spetterebbero al Sindaco nel rispetto della sua piena autonomia in funzione dei poteri che il ruolo ricoperto gli attribuisce.

Dei tre candidati uno, abbiamo già detto, è il presidente uscente ormai inviso praticamente a tutti e in particolar modo al gruppo dei rappresentanti delle componenti storiche e degli aranceri che sono poi quelli che fanno sì che il Carnevale esista. Un altro candidato è una persona molto nota in città attiva da tempo nel mondo dello sport eporediese e con un passato “carnevalesco” di tutto rispetto dal tiro delle arance al mondo delle fagiolate e così via. E poi c’è il terzo: una persona di Milano senza legame alcuno

 con il Carnevale eporediese al quale sarebbe curioso fare qualche domanda sui riti, le peculiarità storiche, le abitudini, le criticità, le tradizioni, la passione viscerale, i simboli, i colori delle divise e delle casacche, che animano e sostanziano la manifestazione.

Ora il Sindaco dovrebbe scegliere tra questi tre candidati quello che maggiormente si avvicina ai requisiti richiesti dal bando e dallo Statuto della Fondazione, magari confrontandosi con i Capigruppo consiliari per evitare una presidenza divisiva come quella appena ultimata. Senza voler ovviamente entrare nel merito del profilo personale dei tra candidati, ma basandosi solamente sui curriculum presentati e attenendosi scrupolosamente ai requisiti richiesti la scelta parrebbe piuttosto semplice. Pare invece che il Sindaco sia orientato sulla scelta meno probabile e cioè quella di chi del Carnevale non sa nulla e probabilmente nemmeno cosa lo aspetti in un’esperienza del genere e forse sarebbe meglio che qualcuno lo avvisasse.

Veniamo al succo della questione. Perché questa scelta? Facile capirlo, perché da una parte, come abbiamo detto, il presidente uscente non piace a nessuna della parti politiche che siedono in Consiglio, comprese quelle di maggioranza, e a tutto il mondo delle “componenti”. Dall’altra parte apprendiamo dai giornali, notizia mai smentita nemmeno nella Conferenza dei Capigruppo nella quale ho chiesto personalmente lumi sulla questione, che il candidato più consono, in base ai requisiti e non certo per simpatia o che altro, non piace alla Lega perché … di “sinistra”.

Vedremo se il Sindaco saprà smentire, come auspichiamo, queste considerazioni nominando la persona che maggiormente rispetta i requisiti richiesti mettendo da parte le assurde e capziose motivazioni dei partiti che lo sorreggono, diversamente sarà palese chi è che decide le sorti della città.

In chiusura citiamo un altro aneddoto piuttosto significativo sulla dipendenza dell’attuale esecutivo e del Sindaco stesso da certa politica. Parliamo della bocciatura della nostra mozione sul disastro della sanità con specifico riferimento all’ASL TO 4 che è una delle peggiori, se non la peggiore, del Piemonte. Nonostante la situazione sia sotto gli occhi di tutti, dalla chiusura della pediatria e di alcune sale operatorie al pronto soccorso agli sprechi di denaro pubblico e molto altro, la maggioranza è riuscita a bocciarla. Ne abbiamo parlato la scorsa settimana. La motivazione vera, al di là del tentativo di metterla in caciara, è quella che non si sono potuti schierare a favore di una mozione che stroncava la politica sanitaria di una Regione governata dalla Lega. Una sanità peraltro, quella piemontese, sotto la lente di ingrandimento da anni per la sua inefficienza.

Sui problemi dei cittadini eporediesi, a partire da quelli primari legati alla salute, evidentemente qualcuno riesce a far finta di niente, l’importante è non disturbare il manovratore.

Martedì, 05 Ottobre 2021 09:55

ASL TO4: RIAPRIAMO LA PEDIATRIA

Una canzone di Fiorella Mannoia nel ritornello recitava: “come si cambia, per non morire”. Prendiamo oggi in prestito queste parole per evidenziare come l’attuale esecutivo, con l’avallo delle forze di maggioranza, abbia più volte cambiato versione anche su questioni di una certa rilevanza.

Scrivevamo la scorsa settimana che alcune decisioni prese ultimamente dalla Giunta eporediese su alcuni beni del patrimonio immobiliare pubblico si sono portate appresso molti dubbi e perplessità. Uno fra tanti quello della poca trasparenza nella descrizione dei fatti e riguardo i processi decisionali che hanno portato ad assumere provvedimenti che, in taluni casi, ci sono parsi eccessivi e comunque penalizzanti soprattutto per i fruitori di tali strutture.

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