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Lunedì, 03 Maggio 2021 16:36

Fedez e la politica (che non c'è)

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Negli ultimi giorni hanno tenuto banco le esternazioni al concerto del 1° maggio di Fedez, noto cantante italiano nonché marito della influencer milionaria Chiara Ferragni. Il rapper nostrano ha lanciato due invettive ben distinte: una sul tentativo di censura della RAI alle sue parole e l’altra verso alcuni politici della Lega dei quali ha ricordato alcune vergognose dichiarazioni pubbliche di stampo omofobo mai smentite da chi le ha pronunciate e rimaste senza condanna dai vertici di quel partito.

Le due denunce facevano da corollario al vero tema è cioè l’ostracismo da parte della Lega, con l’appoggio di buona parte del centro destra, nei confronti del DDL Zan contro l’omotransfobia. Iniziativa legislativa che giace nel labirinto delle commissioni parlamentari da anni, anzi da decenni, visto che le prime proposte risalgono addirittura al 1996 promosse da Nichi Vendola (allora Prc) e Antonio Soda (PdS) con relatore il deputato cattolico (PPI) Paolo Palma.

Entrambe le accuse sono documentate e purtroppo confermano una volta di più l’infimo livello a cui è arrivata la politica dei partiti a partire dalle lottizzazioni selvagge (la RAI non è che la punta dell’iceberg) fino a toccare un linguaggio gravemente offensivo e discriminatorio nei confronti del mondo LGBTQ.

La pochezza e l’ipocrisia della politica dei partiti, oggi tutti a braccetto in una maggioranza raccogliticcia senza alcun obiettivo comune, se non intercettare i soldi di quell’Europa spesso vituperata dalla stessa Lega, si è ulteriormente manifestata con le reazioni all’incursione pubblica di Fedez ponendo l’accento, non tanto sul tema centrale e cioè l’omotransfobia, quanto sull’opportunità o meno di pronunciare quella denuncia durante un concerto trasmesso dalla RAI. Così da una parte si critica il cantante per aver evidenziato frasi irripetibili, e mai smentite, pronunciate da alcuni leghisti mentre dall’altra si punta il dito contro la RAI per la paventata censura. Sul perché una proposta di legge che ci allineerebbe con il resto dei Paesi civili del resto del mondo giaccia in Parlamento da 25 anni non una parola e sì che in questo lasso di tempo si sono avvicendati governi di tutti i colori compreso il centro-sinistra.

In fondo Fedez ha fatto ciò che dovrebbe fare la politica e cioè manifestare pubblicamente la propria posizione nei confronti di una proposta di legge facendo anche (perché no?) nomi e cognomi di chi quella proposta la vorrebbe affossare. Ha così citato il leghista Andrea Ostellari, Presidente della Commissione Giustizia del Senato, autonominatosi relatore unico del Disegno di Legge, già approvato alla Camera il 4 novembre scorso, con l’intento palese di richiedere modifiche al testo che in quel caso dovrebbe ritornare alla Camera nonostante tutti i mesi e gli anni di dibattito nelle sedi istituzionali. Un modo come un altro per farlo tornare nel dimenticatoio.

La domanda che ci poniamo oggi ancora più di ieri è: ma questa politica rappresenta realmente i cittadini italiani o vive in un mondo parallelo? La Democrazia parlamentare rappresentativa svolge ancora la sua funzione costituzionalmente definita?

Parte della risposta emerge dall’ennesima latitanza della politica dei partiti nei confronti di un tema che si sarebbe dovuto risolvere molti anni fa, come tutti quelli che riguardano i diritti, e invece si è impantanato nei meandri dei palazzi romani senza ottenere riposta da tutti gli schieramenti in campo.

La politica dovrebbe anche avere la capacità di analizzare, elaborare e decidere in maniera oggettiva e invece oggi è tutta un’accusa di questo o di quello per il solo fatto di aver raccontato situazioni reali.

Al di là della simpatia e dell’antipatia verso una persona, a me Fedez non piace nemmeno come cantante, se un tema posto tocca dei nervi scoperti la politica dovrebbe attivarsi per risolvere il problema invece di dare aria alle tifoserie.

È pur vero che il cantante è anche testimonial di Amazon, una delle aziende globali che tratta peggio i lavoratori, e nella sua disamina durante la festa del 1 maggio non ha proferito parola. Per una volta però proviamo a concentrarci su un tema alla volta invece di buttarla in caciara per spostare l’attenzione su altro mentre uno dopo l’altro i provvedimenti di civiltà vengono affossati dalla maggioranza di turno.

In conclusione; il rapper ha lanciato una pietra nello stagno ponendo un tema reale evidenziando la latitanza della politica e dei partiti. Possiamo criticarlo o elogiarlo, ma non sarà il caso che la politica cominci a ragionare sul proprio ruolo nella società contemporanea invece di continuare a trincerarsi dietro modalità e prassi novecentesche?

Se l’unico oggi a criticare il sistema è Fedez qualcuno, soprattutto a sinistra, sarebbe ora che cominciasse a fare qualche seria riflessione, e un po’ di autocritica, magari a partire dall’ambiente, dal lavoro, dalla cultura e dall’istruzione, dall’aumento della povertà, dalla lotta alle disuguaglianze. Tutti temi che nel famigerato PNRR, approvato con enfasi dal nuovo partito del pensiero unico, rimangono piuttosto sotto traccia.

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Francesco Comotto

Consigliere Comunale a Ivrea dal 2013.

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