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Lunedì, 06 Febbraio 2023 15:11

PNRR a qualunque costo?

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Qualche settimana fa evidenziavamo, in questo stesso spazio, le tante promesse non mantenute dall’attuale maggioranza, ma anche le opere iniziate e non finite o quelle finanziate per le quali non ci sono ancora nemmeno i progetti definitivi ed esecutivi.

La stessa situazione, anche se in un altro ambito, è quelle relativa alla Variante Generale del Piano Regolatore, una modifica del principale strumento urbanistico della città attesa da anni e la cui elaborazione è stata decisa addirittura dalla precedente amministrazione nel 2017. Non sono bastati all’attuale maggioranza 5 anni di governo della città per concludere l’intero iter procedurale ed è ormai chiaro che non ci siano più i tempi tecnici necessari per poter vedere approvata la variante.

A peggiorare la già confusa situazione, generata dall’attuale amministrazione procrastinando continuamente decisioni per l’evidente mancanza di pianificazione e programmazione, si è inserito il famigerato PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza).

Uno dei peggiori difetti della politica italiana è quello di trasformare opportunità in problemi. Ad esempio si cercano spesso fondi, spesso aumentando un debito da tempo fuori controllo, che però una volta ottenuti poi non si sanno spendere oculatamente, in maniera efficiente e nei tempi stabiliti. Troppo preoccupati nel chiedere all’Europa più risorse di quelle ipotizzate, non si sa bene in base a quali calcoli, ci si è dimenticati della necessità di avere pronti i relativi progetti. La soluzione adottata per non perdere i fondi, tipicamente italiana, è stata allora quella di dire alle Regioni, alle Province (dove ci sono ancora) o alle Città Metropolitane e ai Comuni, di tirare fuori dai cassetti i progetti che lì giacevano polverosi anche se da tempo immemore e concepiti in tempi completamente diversi da quelli che stiamo vivendo e diventati, in alcuni casi obsoleti.

Non sarebbe stato meglio, come peraltro l’Europa ci aveva chiesto, invece di disperdere le ingenti risorse in mille piccoli progetti eterogenei, non coordinati e spesso non prioritari, mettere mano in maniera sistemica, sull’intero territorio nazionale, ad una riqualificazione e rigenerazione delle grandi infrastrutture e/o sul patrimonio immobiliare pubblico? Tanto per fare alcuni esempi semplici, semplici: rete ferroviaria, strutture sanitarie, edilizia scolastica e pre-scolastica, infrastrutture per il digitale e via discorrendo. Tutte opere di grande entità alle quali non si è mai messo mano in maniera organica e complessiva per la mancanza di fondi, ma non si è nemmeno pensato di redigere quantomeno i progetti in modo da affrontare anticipatamente i vari vincoli e problemi per trovare delle soluzioni prima che qualcuno ci chiedesse dall’oggi al domani i progetti definitivi/esecutivi e quindi già appaltabili. Proprio così come e capitato ora col PNRR.

Questa incapacità di investire sul futuro disegnando, almeno sulla carta, auspicabili scenari di sviluppo sostenibile ed elaborando degli studi di fattibilità pertinenti ha fatto sì che oggi per correre dietro ai finanziamenti a valere sul PNRR si sono, come detto, riesumati progetti vecchi di 10 o 20 anni e quindi spesso non più adeguati ai tempi.

Un esempio lampante che toccherà la nostra città nei prossimi anni è quello dell’elettrificazione della ferrovia da Ivrea a Aosta, concepito diversi anni fa e mai andato in porto per la mancanza di fondi, ma soprattutto per la mancanza di un piano organico e complessivo di riqualificazione e ammodernamento della rete da Aosta a Chivasso a partire dal raddoppio della linea da Ivrea a Chivasso. Va infatti chiarito, perché su questo c’è molta confusione, che l’elettrificazione non comporterà un miglioramento ai problemi di sovraffollamento delle carrozze che continueranno ad essere le stesse oggi in circolazione acquistate dalla Valle d’Aosta.

Se l’elettrificazione è una buona cosa, per la quale siamo tutti d’accordo, ciò che ci vede fortemente contrari è l’idea di rialzare il tunnel che passa sotto il centro della città dopo il ponte sulla Dora con mille incognite (geognostiche, sanitarie, archeologiche, ecc.) per consentire ai treni di potersi agganciarsi alla linea aerea per il trasporto dell’energia elettrica. Giusto per rimanere in tema di sostenibilità qualcuno ha fatto un calcolo dell’impatto ambientale, economico, paesaggistico e di impatto sulla viabilità cittadina?

Evidentemente no e la Conferenza dei Servizi asincrona conclusasi frettolosamente il 23 dicembre durante le festività natalizie ha approvato un progetto “definitivo” che di definitivo ha poco o nulla demandando addirittura a chi vincerà la gara d’appalto l’elaborazione del progetto esecutivo. Non c’è nemmeno chiarezza su quanto sia la famigerata sopraelevazione del Lungo Dora e si va dal paventato metro e mezzo agli 85 cm verbalmente esplicitati in una Commissione consiliare, ma non riscontrabili in alcuna sezione di progetto.

Troppe incognite aleggiano su questa parte di un progetto ideato, come si diceva prima, parecchi anni fa, ma nel frattempo la tecnologia ha fatto passi da gigante ed oggi, ad esempio, esistono dei treni bimodali (elettrico/batteria) o trimodali (elettrico/batteria/diesel), molto più capienti degli attuali, che consentirebbero di non fare alcun ampliamento della galleria viaggiando semplicemente a batteria per il km e mezzo della sua lunghezza senza rallentamenti risolvendo anche il problema del sovraffollamento. Treni acquistabili senza ulteriori esborsi di denaro pubblico, ma con i soldi risparmiati dalla non esecuzione dell’allargamento del tunnel.

Queste argomentazioni le abbiamo portate, come forza di minoranza, all’attenzione dell’amministrazione e sono sfociate in una mozione, approvata all’unanimità, con cui il Consiglio Comunale ha espresso la propria contrarietà a quest’opera inutile, molto costosa e facilmente evitabile. Con questo forte mandato del Consiglio Comunale il Sindaco si è recato a Roma per manifestare il pensiero della città di Ivrea al Ministero dei Lavori Pubblici e un alto funzionario ha detto che la proposta alternativa all’innalzamento del tunnel era perseguibile ed anche auspicabile.

Il perché tutto questo non sia stato preso in considerazione dalla Conferenza dei Servizi e da RFI nessuno l’ha mai spiegato ai cittadini eporediesi se non col fatto che i tempi del PNRR non consentono varianti al progetto originario (chissà perché?) anche se datato e non più attuale.

Questo comportamento è inaccettabile ed abbiamo chiesto con forza al Sindaco e alla Giunta di organizzare un incontro pubblico al quale invitare anche RFI e la Regione Piemonte e ci è stato promesso che si svolgerà entro la prima metà del mese di marzo.

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Francesco Comotto

Consigliere Comunale a Ivrea dal 2013.

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