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L’autunno “caldo” tanto evocato nei mesi estivi è ormai alle porte e, purtroppo, molte delle cose che abbiamo scritto come Viviamo Ivrea su questo giornale cominciano inevitabilmente a materializzarsi. Non è che siamo dei profeti, basterebbe parlare con i cittadini per strada per capire che non si possono alzare la retta della scuola materna, la refezione scolastica, i trasporti, la piscina, l’IMU, i rifiuti, ecc. ecc. perché si arriva ad un punto, e per molti è già stato superato, oltre il quale tutti questi balzelli non si riescono più ad assorbire in un bilancio familiare già ridotto al lumicino.

Quello del titolo è il commento più utilizzato sui quotidiani il giorno dopo l’annuncio trionfale del duo Letta-Alfano riguardo la presunta eliminazione dell’IMU. “Tassa iniqua” a detta del premier, mentre il suo vice si limitava, si fa per dire, a sostenere che si trattava di un giorno memorabile per gli italiani perché, con questa decisione, si elimina un’ingiustizia. Forse avrebbero dovuto anche dire chi l’aveva concepita, discussa, votata e approvata quella legge, un paio di anni fa, ma tant’è. Siamo certamente un paese strano e con la memoria corta. Il politicante di turno fa promesse oggi, per fare l’esatto opposto qualche mese dopo, facendo finta di arrivare da Marte e di non sapere nulla, e il bello è che nessuno gli chiede il conto.

Il bilancio della nuova Amministrazione della Città di Ivrea è stato approvato con i soli voti della maggioranza, 5 voti contrari della minoranza e l’abbandono dell’aula da parte del consigliere Gilardini. Contando che il bilancio è un atto che arriva in Consiglio blindato, in quanto non emendabile in quella sede, la discussione è stata intensa e lunga tanto che l’assise, iniziata alle 19, è terminata alle due meno un quarto.
Voglio leggere questo, e mi farebbe piacere lo facessero anche il Sindaco e la giunta, come il segnale che i consiglieri si sono documentati, hanno elaborato dati e tabelle, hanno studiato le carte e si sono espressi con convinzione nel corso del dibattito. Non sono andati lì a fare numero.

Il bilancio preventivo è il documento base di tutta la programmazione e la gestione di un ente pubblico, come di un'azienda privata. Si redige una volta l'anno e si tratta di un documento sostanziale quanto "ordinario" che andrebbe ben ponderato e condiviso con il maggior numero di persone che potrebbero, in base alle singole competenze e conoscenze, apportarvi migliorie e integrazioni. Funzionari, responsabili di servizio, amministratori e chissà se mai si riuscirà: cittadini. In tempi di crisi come quello attuale sarebbe utile lasciar perdere barriere ideologiche inadeguate e provare a fare un passo avanti, facendo si che tutti i rappresentanti, eletti dai cittadini a rappresentarli, potessero partecipare al processo decisionale per trovare, insieme, risorse e ridurre spese in nome di quel pareggio sempre più difficile da ottenere per i tartassati enti locali. Grazie al federalismo all'incontrario, per il quale dobbiamo ringraziare le armate leghiste dei passati decenni, i Comuni oggi sono diventati gli esattori dello Stato e per sopravvivere devono tosare per benino i propri cittadini contribuenti. Senza che, in questo processo di finto decentramento, si sia provato ad inserire parametri perequativi nella fiscalità locale perchè forse Trento non è uguale a Gioia Tauro.

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