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Martedì, 17 Novembre 2020 21:43

Padroni di niente

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“Sbaglia, sbaglia chi non cambia
Chi genera paura, chi alimenta rabbia
La convinzione che non cambierà mai niente
È solo un pensiero che inquina la mente

[…]

C’è che siamo padroni di tutto e di niente
C’è che l’uomo non vede, non parla e non sente
Qui c’è gente che spera in mezzo a gente che spara e dispera l’amore
Qui c’è chi non capisce che prima di tutto la vita è un valore

 

Molti avranno riconosciuto in queste due strofe la bellissima canzone che dà il titolo all’ultimo album di Fiorella Mannoia. Gli artisti, soprattutto cantanti e poeti, hanno la grande capacità di riassumere in poche parole concetti, sentimenti, emozioni che molti di noi condividono idealmente, ma magari faticano ad esprimere. Questa canzone, creata nel periodo del primo lockdown per ammissione della stessa autrice, parla della fragilità umana sempre presente, ma che si manifesta maggiormente in situazioni come l’attuale pandemia che sta mettendo in ginocchio l’intera umanità.

Molto evocativo è il titolo che ci ricorda l’imprevedibilità delle nostre vite che possono cambiare da un momento all’altro senza alcun preavviso. Per questo l’autrice ritiene che noi esseri umani siamo “padroni di niente” perché tendiamo ad attribuire importanza alle cose materiali, spesso futili, mentre dovemmo prestare più attenzione ai valori veri a partire dalla vita.

Negli ultimi decenni una società sempre più tecnologica e individualista ha spostato l’attenzione dall’uomo e dai suoi bisogni verso la ricchezza materiale e il denaro e la politica non ha saputo arginare questo fenomeno. Con i muri sono caduti anche i grandi ideali dell’ottocento e del novecento e il dibattito pubblico è andato via via scemando per lasciare spazio ai consigli di amministrazione di società private sempre più grandi e pervasive in grado di determinare le sorti di interi Stati.

Si è così arrivati ad una società globale profondamente ingiusta nella quale la forbice tra ricchezza e povertà si è allargata sempre di più facendo della disuguaglianza uno dei maggiori problemi che si dovranno affrontare nel prossimo futuro. Una società globale dove sono le grandi “corporation” a dettare i temi e i tempi sorpassando addirittura parlamenti e organizzazioni di livello mondiale. Tutto questo senza la mediazione di quella Politica con la P maiuscola nata  proprio per contemperare gli interessi privati con quelli pubblici, accollandosi le istanze delle popolazioni a partire dalle loro frange più deboli.

Nonostante questa situazione fosse nota e denunciata da molti intellettuali, politici anti-sistema, artisti si è continuato a scherzare con il fuoco ed è bastato un microscopico virus per mettere il mondo in ginocchio.

Per ciò che  riguarda la situazione italiana balza prepotentemente agli occhi lo smantellamento sistematico della sanità pubblica a scapito di quella privata così che oggi non ci sono posti a sufficienza per accogliere i numerosi pazienti covid in arrivo, nonostante tutti gli esperti ci avessero avvisato su una probabile ripresa del contagio in autunno.  In Regione Piemonte poi stiamo toccando livelli sempre più bassi dove agli ordini impartiti alle ASL per la creazione di nuovi reparti covid non sono seguiti e non seguono sufficienti risorse, progetti, assunzione di personale. E così per far spazio ai malati covid, almeno per ciò che riguarda Ivrea, si chiudono le sale operatorie, la pediatria e altri reparti vengono fortemente ridimensionati e la domanda che sorge spontanea è: come e quando verranno curati i malati non covid? Ma cosa ci si può aspettare da una sanità dove la separazione nei corridoi tra positivi e negativi è segnalata con un nastro adesivo appiccicato per terra? Quando da mesi veniamo giustamente tempestati da medici che spiegano che il principale vettore di diffusione del contagio sono i “droplet” che emettiamo nell’aria quando parliamo, respiriamo, starnutiamo? E poi si scopre che uno dei maggiori problemi, oggi, all’interno delle strutture sanitarie è la positivizzazione degli operatori sanitari, una ventina sono nel reparto di medicina ad Ivrea.

E dai piani alti cosa fanno? Sollecitano le strutture a creare nuovi posti, sacrificandone ovviamente altri, o fanno montare tende militari nei piazzali, ma tutto questo senza assumere nuovo personale e con quello in servizio che da febbraio è stato messo sotto pressione senza soluzione di continuità ed è oggi allo stremo. E’ questo il modo per aiutare e supportare quelli che venivano definiti eroi a marzo?

In questo quadro desolante non possiamo che far nuovamente notare che non esistono mai delle responsabilità nemmeno per i casi più eclatanti ed evidenti come la mancata realizzazione del progetto di ampliamento dell’Ospedale con la creazione di passaggi sicuri sporco/pulito e nuovi posti di terapia intensiva. Progetto approvato e finanziato tanto da far chiudere un reparto per poter aprire il cantiere e poi incredibilmente mai partito.

Tornando alla necessità per la politica, ma anche per tutti i cittadini, di ri-focalizzare la propria attività sui valori alti ponendosi come obiettivo primario l’interesse collettivo c’è solo da sperare che la lezione che questo subdolo virus ci sta impartendo serva a qualcosa anche se, a giudicare dai mesi scorsi, i dubbi rimangono molti. In molti abbiamo sperato che l’uscita dal primo lockdown avrebbe potuto segnare un radicale cambiamento sociale e politico imperniato sull’uomo, una sorta di nuovo umanesimo, ma per ora è successo esattamente il contrario.

Chiudiamo come abbiamo aperto con le parole di Fiorella Mannoia che ci pone di fronte a una riflessione:

se fosse che stiamo davvero sbagliando
e facendo il più brutto dei sogni mai fatti
e se fosse che stiamo soltanto giocando
una partita di scacchi tra il nero ed il bianco
”.

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Francesco Comotto

Consigliere Comunale a Ivrea dal 2013.

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