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Lunedì, 15 Novembre 2021 23:51

Giù le mani dai servizi pubblici

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Qualcuno vorrebbe trasformare l’Italia dei Comuni nell’Italia delle multinazionali altrimenti definibili, nel caso specifico, come grandi società multi-servizi quotate in Borsa.

 

Mentre il dibattito pubblico è tutto incentrato sulla pandemia e sulle mirabolanti promesse del PNRR l’attuale Governo, senza tanto clamore mediatico, ha approvato il 4 novembre il DDL Concorrenza che di fatto, e di punto in bianco, sottrae ai Comuni la gestione dei Servizi essenziali aprendo le porte al privato e alle lobby finanziarie.

La notizia arriva come un fulmine a ciel sereno, ma questa iniziativa parte da lontano e ci riporta al 5 agosto del 2011 quando l’allora Governatore della Banca d’Italia Mario Draghi, insieme al Presidente della Banca Centrale Europea Jean-Claude Trichet, inviò all’allora Presidente del Consiglio dei Ministri Silvio Berlusconi una lettera con la quale gli chiedeva, senza mezzi termini, di procedere a una serie di “privatizzazioni su larga scala” con particolare riguardo ai Servizi Pubblici Locali.

Una lettera che potremmo definire “a orologeria” visto che poco più di un mese prima il popolo italiano si era chiaramente espresso, col Referendum del giugno 2011, per l’abrogazione della norma che consentiva di affidare la gestione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica, tra cui l’acqua, a soggetti privati. Votarono 27.637.945 elettori e risultò vincente il SI all’abrogazione con una percentuale del 95,35% che non lascia adito a dubbi sul pensiero degli italiani a quella data.

In barba alla volontà del popolo italiano, come è accaduto troppo spesso nel corso degli ultimi decenni, dopo questa votazione è cominciata una guerra sotterranea fatta di battaglie legali, ricorsi, vuoti normativi che di fatto hanno reso vano un voto praticamente unanime. Come tutti ben sappiamo l’autore di quella lettera, che è stata uno schiaffo esplicito alla volontà popolare, ce lo ritroviamo oggi come Premier con poteri così pieni come mai era accaduto fino ad oggi nella storia della Repubblica Italiana.

Una situazione preoccupante che mina le basi stesse della democrazia, non esistendo più un dibattito pubblico ed essendo tutti i partiti che sorreggono il Governo incapaci della benché minima critica o messa in discussione di provvedimenti di questa rilevanza. Speriamo di venire decisamente smentiti nelle prossime settimane. Aprire alla privatizzazione dei servizi essenziali residuali rimasti ancora in capo al pubblico è infatti la definitiva sottrazione di potere agli enti locali che si vorrebbero trasformare in meri esecutori di decisioni prese dall’alto alla faccia del sacrosanto principio di sussidiarietà.

L’ulteriore aggravante a questo tentativo di scardinamento del ruolo dei Comuni è dato dal fatto che si tenta in maniera ambigua di convincere gli italiani, evidentemente considerati incapaci di comprendere la portata di certe iniziative, dell’esatto opposto a cui questi provvedimenti mirano. Dice infatti il testo del DDL che questa iniziativa serve “a promuovere lo sviluppo della  concorrenza e di rimuovere gli ostacoli all’apertura dei mercati per rafforzare la giustizia sociale, la qualità e l’efficienza dei servizi pubblici, la tutela dell’ambiente e il diritto alla salute dei cittadini”.

Privatizzando i servizi ora pubblici accadrà l’esatto contrario di quanto enfaticamente enunciato perché il privato deve trarre profitto dalla propria attività, mentre il pubblico dovrebbe garantire un’erogazione efficiente dei servizi grazie alle tasse prelevate dai cittadini.

Eppure negli anni e decenni scorsi abbiamo tutti toccato con mano quanto la rapacità del privato possa nuocere alla gestione dei servizi pubblici: dal crollo del Ponte Morandi alla sanità, dalla gestione dei rifiuti a quella dell’acqua potabile. Disservizi, costi elevati, aumenti di tariffa, inefficienza, nessuna tutela del cittadino-utente, assenza di interlocutori, scomparsa degli sportelli nei Comuni e via discorrendo, ma nonostante questo le potenti lobby finanziarie globali continuano a dettare la linea arrivando addirittura a causare il default di interi Stati sovrani come la Grecia della quale nessuno parla più.

Con estrema e cinica precisione il DDL ribalta di fatto la funzione dei Comuni e il loro ruolo di garanzia nei confronti dei cittadini ponendo la gestione dei Servizi Pubblici locali sotto la competenza esclusiva dello Stato. Tutto questo come per dire: cari Comuni, voi non siete in grado di gestire nulla per cui statevene tranquilli che ci pensiamo noi delegando direttamente al privato ciò che dovrebbe fare la Pubblica Amministrazione, che a un certo punto non si capisce bene cosa dovrebbe e potrebbe ancora fare.

La nostra sarà magari una visione un po’ nostalgica, ma di fronte a questi attacchi a quel metodo democratico, pubblico, trasparente, equo e solidale che ha guidato i padri costituenti nella stesura della Costituzione non sarebbe il caso che in Parlamento qualcuno cominciasse a porsi qualche domanda?

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Francesco Comotto

Consigliere Comunale a Ivrea dal 2013.

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