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Martedì, 23 Luglio 2019 22:33

Chi comanda sotto le rosse torri?

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Il caldo estivo ci ha portato, oltre a un’opprimente afa, una serie di novità dell’ultima ora dal Palazzo Municipale. Una serie di sorpresine pre-vacanziere che avrebbero potuto passare in sordina, ma che invece ci fanno riflettere, e non poco, e delle quali si discuterà molto a partire dal prossimo Consiglio Comunale che, forse, si svolgerà il 30 luglio. Diciamo forse perché su questo Consiglio, che deve svolgersi obbligatoriamente entro la fine del mese, la confusione regna sovrana.

In prima battuta è stata convocata una Conferenza dei Capigruppo per il 15 luglio, senza l’obbligatorio Ordine del Giorno sopraggiunto solo dopo un nostro sollecito qualche giorno dopo, ma senza documentazione. Passa qualche altro giorno e la Conferenza viene spostata al 24 luglio, ma della documentazione, compresa una variazione di bilancio, non c’è l’ombra. Passi per i primi tempi di “rodaggio istituzionale” e relative promesse di futura efficienza, ma ora dopo oltre un anno dall’insediamento questo comportamento non è più accettabile.
Abbiamo poi appreso, come al solito dai giornali e mai in sede istituzionale, che il Sindaco si è nominato uno staffista che verrà pagato con la non proprio modica cifra di 42.946 euro all’anno “al netto degli oneri fiscali e dell’IRAP” (testuale dalla delibera di G.C.) il che, se la matematica non è un’opinione, vuol dire 3.578 euro al mese. Rimanendo sui compensi l’impressione è che questa nuova figura professionale percepirà un emolumento mensile superiore o simile a quello dei dirigenti comunali con magari 30 anni di servizio e di esperienza alle spalle e con tutta una serie di responsabilità che invece non cadranno sulle sue spalle. Ne parliamo al maschile perché, nonostante i consiglieri non abbiano visto alcun atto formale di nomina, campeggiano su un giornale locale nome e cognome del presunto prescelto con tanto di gigantografia. Si tratta del filosofo torinese Renato Lavarini Presidente del Collegio Circoscrizionale dei Maestri Venerabili di Piemonte e Valle d’Aosta del Grande Oriente d’Italia. Non è certo questa la sede per entrare nel merito dell’opportunità di rapporti tra massoneria e Pubblica Amministrazione, ma ci sarà tempo per parlarne anche perché molti dubbi erano già sorti quando la stessa persona era stata nominata tempo fa, non senza polemiche, quale coordinatore della candidatura Unesco con un discutibile e oneroso contratto sottoscritto dall’allora Sindaco Della Pepa. Contratto prima prorogato e poi sostituito da un nuovo incarico esterno ed oggi siamo di nuovo qui per riscontrare un altro incarico per un ruolo che di “tecnico” ha proprio poco. Alla faccia del cambiamento.
In un periodo di ristrettezze economiche dove non si trovano i soldi per chiudere le buche fa molto pensare il fatto che si possano affidare incarichi lautamente pagati, non strettamente necessari, e tutto senza uno straccio di concorso, ma con una procedura di nomina diretta. Vediamo spesso centinaia, se non migliaia, di giovani che si mettono in gioco ad ogni concorso per entrare nella pubblica amministrazione con speranze quasi pari a zero e poi nella nostra città ci tocca assistere a questo tipo di evidenti ingiustizie.
Ma il bello, si fa per dire, arriva quando si leggono le mansioni di cui lo staffista si dovrà occupare, alcune delle quali prettamente politiche e già assegnate dalla legge agli assessori o ai funzionari del Comune. Una sorta di Sindaco ombra, figura “innovativa” nella scena istituzionale italiana, ma questo è inaccettabile in un sistema democratico che prevede il voto popolare per chi vuole ricoprire cariche pubbliche. Non è più tempo di soggetti che assumono ruoli politici muovendosi nell’ombra e ottenendo incarichi fiduciari diretti, senza passare dalle elezioni, alla faccia della trasparenza, dell’uguaglianza dei cittadini nei confronti della P.A., della giustizia sociale, dell’equità di trattamento, e della rappresentanza politica.
Altro argomento, stessi metodi spicci, ecco arrivare, nella tarda serata di venerdi 19 luglio, una mail del Presidente del Consiglio comunale con una proposta unilaterale e immodificabile dello Statuto della Fondazione del Carnevale proposta dal nuovo Presidente Gillardi che, senza consultarsi con altri che con i suoi fedelissimi, elimina di fatto il Comitato delle Componenti previsto dallo Statuto stesso e modifica radicalmente la composizione del CdA aumentando a dismisura il potere di controllo della politica per mano della maggioranza di turno. Invece di andare verso una gestione dove le componenti, veri attori e protagonisti del Carnevale, assumono una posizione prevalente sia nell’organizzazione che nella gestione, si vuole rimettere il potere decisionale nelle mani della politica, ma solo quella della maggioranza. Al di là del contenuto delle modifiche ciò che sconvolge è l’arroganza e l’antidemocraticità del frettoloso processo decisionale e come si sa la fretta non sempre aiuta, tanto che nel testo proposto ci sono degli errori che andranno comunque corretti.
La Fondazione è un’emanazione del Consiglio Comunale che peraltro, va ricordato, risponde di eventuali disavanzi di bilancio e quindi sarà meglio che prima di proporre derive autoritarie e unilaterali si dia vita ad un confronto serio e responsabile tra la politica, tutta, maggioranza e minoranza, CdA e il Comitato delle Componenti. Peccato che qualcuno abbia già deciso di formalizzare le modifiche dal notaio nella giornata di ieri. E’ stata comunque inviata in extremis una lettera al Sindaco, a firma delle Componenti e diversi Capigruppo, per chiedergli un ripensamento e una sospensione della decisione finale programmando una serie di incontri per un confronto tra le varie parti. Al momento della stesura di questo articolo (domenica), non si conosce ancora la risposta. Abbiamo letto su questo tema alcune dichiarazioni dei due parlamentari eporediesi vicini alla maggioranza che si dichiarano “allibiti” per le polemiche e giustificano il comportamento della Giunta. Sorge spontanea una domanda: invece di occuparsi di questioni che non competono loro, non dovrebbero essere a Roma a svogere la loro funzione legislativa e di indirizzo politico oltre che quella ispettiva e di controllo nei confronti del Governo, come “suggerisce” la Costituzione? Poi se hanno ancora tempo possono anche dire la loro sull’Amministrazione eporediese, ma sarebbe il caso a questo punto che il Sindaco, la Giunta e la maggioranza ci dicano, e lo dicano anche ai loro elettori, se agiscono sotto tutela o se fanno di testa loro.

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Francesco Comotto

Consigliere Comunale a Ivrea dal 2013.

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