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Superata la soglia nazionale di 11.000 nuovi positivi al Covid 19 in un solo giorno siamo di nuovo in emergenza pandemia.

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E’ da poco cominciata la scuola e alcuni dei possibili problemi ampiamente anticipati nei mesi scorsi si sono purtroppo dimostrati una triste realtà.

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Scrivevamo la scorsa settimana che il tempo per ristabilire un equilibrio tra natura e attività dell’uomo si sta riducendo velocemente.

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Abbiamo appreso dai giornali, come al solito, che è stata attivata una nuova antenna 5G in corso Vercelli. Si tratta dell’ennesima dimostrazione del disinteresse della politica alla salute e al benessere dei cittadini a discapito dei meri interessi economici dei giganti delle telecomunicazioni.

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Viviamo in un mondo complesso dove sembrano esserci sempre meno punti di riferimento, porti sicuri nei quali approdare in caso di necessità. La metafora del porto sicuro risulta particolarmente calzante oggigiorno vista la situazione irrisolta dei flussi migratori dai paesi poveri, spesso in guerra o dove comunque non vengono garantite alle popolazioni  residenti condizioni di vita accettabili, cure sanitarie adeguate, equità, giustizia sociale, salvaguardia dei più deboli a partire dai bambini e dagli anziani.

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Il 2020 ce lo ricorderemo a lungo per la prima pandemia vissuta nel dopoguerra in Italia e in gran parte dei Paesi occidentali.

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Il 15 giugno scorso si è svolto, dopo mesi di inattività, il secondo Consiglio Comunale post covid, rigorosamente in video conferenza sul web. Ci chiediamo cosa ancora si aspetti per consentire lo svolgimento “in presenza” delle assemblee cittadine così come già si fa, tanto per fare un esempio, in Parlamento.

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Sì, proprio la Politica, ma quella con la P maiuscola. Da anni, decenni, è in corso un attacco da parte dei potentati economici mondiali alla gestione democratica della società globale contemporanea. Un’economia finanziarizzata e iniqua ha preso il sopravvento sulla politica e sulla partecipazione popolare alle decisioni che riguardano la vita di noi tutti.

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Fin dall’inizio dell’isolamento casalingo imposto dalla pandemia in molti abbiamo pensato e scritto che questa avrebbe potuto essere una buona occasione, forse l’ultima, per rivedere comportamenti e stili di vita per invertire la rotta di una società iper-consumista fondata sul denaro e sul profitto.

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Il 22 gennaio si è svolto l’ultimo Consiglio Comunale pre-pandemia. Per riprendere l’attività consigliare abbiamo dovuto aspettare, dopo ripetute sollecitazioni da parte nostra e dei colleghi di minoranza, il 20 maggio, la bellezza di 4 mesi.

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Il 24 maggio del 1992 stavo rientrando da un viaggio in Austria e Ungheria: Salisburgo, Vienna, una deviazione fino a Budapest e capatina al Lago Balaton con la visita di qualche centro minore. Ero ovviamente molto più giovane di ora e avevo una gran voglia di girare il mondo, di conoscere luoghi e culture diversi. Da pochi anni era caduto il Muro di Berlino e lo “sbocco a est” era diventato una realtà. Venti di fratellanza e di libertà soffiavano in Europa. Probabilmente a livello inconscio c’era la volontà di allontanarsi da quel clima assurdo e drammatico che in Italia si stava vivendo a seguito dell’inchiesta Mani Pulite. Tutti sapevano del malaffare da anni, decenni, ma fino a quando il “mariuolo isolato”, così lo definì Bettino Craxi, Mario Chiesa, presidente del Pio Albergo Trivulzio, durante un’irruzione dei carabinieri non tentò di far sparire nel water dell’ufficio una tangente da 37 milioni di vecchie lire (poco meno di 20.000 euro), nulla accadde. Un sistema politico colluso, corrotto, andava avanti tranquillamente, impunemente e nessuno muoveva un dito. Dopo gli anni di piombo che si trascinarono dietro una lunga scia di sangue negli anni ‘70 e ’80 del secolo scorso: da Piazza Fontana a Piazza della Loggia, dall’Italicus alla Stazione di Bologna, la gente impaurita e spaventata si fidò e si affidò ad una classe politica che nel giro di pochi anni portò il Paese sull’orlo del fallimento economico, sociale e morale. Quella stessa classe politica che elaborò il “sistema Tangentopoli” seppe nel contempo portare il rapporto debito/PIL dal 40% dei primi anni ‘70 al 60% dei primi anni ’80 fino all’esplosione degli anni ’90 dove, sforata la soglia simbolica del 100%, si arriva a toccare un rapporto superiore al 120%. In un contesto di questo tipo ovviamente la criminalità organizzata, ben appoggiata e protetta addirittura da parti deviate dello Stato, cresce a dismisura elevando ed esportando la propria efferata efficienza criminale a livello mondiale.

Ma torniamo al rientro dal viaggio mitteleuropeo. Arriviamo infatti il 24 maggio alla dogana del Brennero carichi di entusiasmo per aver conosciuto nuovi luoghi e nuove frontiere fino a qualche anno prima impensabili, almeno nella piena libertà di circolazione. Arrivando notiamo una lunga coda di auto e uno schieramento di Forze dell’Ordine mai visto in tutti i precedenti viaggi all’estero. Invece del solito controllo dei documenti dal finestrino ci fanno accostare, scendere tutti dall’auto, svuotare il bagagliaio facendo salire un cane poliziotto. A  quei tempi dei cellulari se ne sentiva solo parlare, almeno per le persone comuni, per cui non eravamo a conoscenza del motivo di questi controlli e gli agenti non ci dissero nulla. Fu subito dopo la perquisizione che acquistando un giornale all’autogrill di frontiera venimmo a conoscenza della tremenda notizia: “Ieri 23 maggio alle 17:57 il giudice Giovanni Falcone è stato ucciso in un attentato dinamitardo nei pressi di Capaci sull’autostrada A29”. Ovviamente non era solo e con lui vennero trucidati la moglie Francesca Morvillo e gli agenti di scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro. Pochi giorni dopo, il 19 luglio dello stesso anno, in via D’Amelio a Palermo, venne ucciso in un altro attentato dinamitardo Paolo Borsellino collega di Falcone. Anche in questo caso il giudice non era solo così che morirono con lui gli agenti di scorta Agostino Catalano, Emanuela Loi (prima donna a far parte di una scorta e anche prima donna della Polizia di Stato a cadere in servizio), Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina.

Due stragi efferate, cinicamente pianificate per eliminare due uomini che avevano portato all’attenzione del mondo Cosa Nostra e la mafia più in generale facendo comminare nel maxiprocesso di Palermo, che durò dal 10 febbraio del 1986 fino alla sentenza finale della Corte di Cassazione del 30 gennaio 1992, 19 ergastoli e pene detentive per un totale di 2665 anni di reclusione. Mafiosi che  non si fecero scrupolo di uccidere, oltre i due giudici, nove agenti di scorta senza dare loro la possibilità di difendersi. Ciò che mi è sempre rimasto impresso degli attentati di mafia, camorra, ‘ndrangheta e delle due stragi di Capaci e via D’Amelio è la vigliaccheria degli esecutori, altro che uomini d’onore.

Il giudice Antonino Caponnetto, che sostituì il consigliere istruttore Rocco Chinnici ucciso da Cosa Nostra nel 1983 seguì la sua idea di costituire un pool antimafia e scelse, tra i giudici istruttori che meglio conosceva e dei quali riteneva di potersi fidare, Giovanni FalconePaolo BorsellinoLeonardo Guarnotta e Giuseppe Di Lello. Questi avrebbero svolto tutte le indagini su Cosa nostra, coadiuvati dal sostituto procuratore Giuseppe Ayala e tre colleghi, il cui compito era inoltre quello di portare a processo come pubblici ministeri i risultati delle indagini del pool e ottenere le condanna. Fecero bene il loro dovere scoperchiando una pentola piena di veleni e di morte, ma probabilmente andando a toccare livelli “istituzionali” troppo elevati e avvicinandosi troppo ai veri mandanti di questo sistema di odio e di morte.

Questa è la storia e alla luce di tutto questo viene da chiedersi: perchè l’uomo può abbassarsi a tale barbarie condita di viltà, efferatezza, assenza totale di pietà e rispetto per la vita?

Perché l’umanità non riesce a capire che vivendo in pace, nel rispetto degli altri e dell’intero regno animale e vegetale potremmo vivere tutti meglio la nostra vita terrena?

Perché l’egoismo e la ricerca spasmodica del profitto personale prevalgono sulla fratellanza e sul senso di comunità e di solidarietà?

Tutte domande che possono trovare una risposta nella memoria per non compiere oggi gli stessi errori del passato ed è compito nostro di adulti fare sì che questa memoria non diventi flebile e poi svanisca come se nulla fosse accaduto, come se nulla avessimo visto e vissuto. E’ compito nostro però associare alla memoria comportamenti adeguati nella nostra vita quotidiana soprattutto quando si rivestono carche istituzionali perché come diceva Giovanni Falcone: «La mafia non è affatto invincibile; è un fatto umano e come tutti i fatti umani ha un inizio e avrà anche una fine. Piuttosto, bisogna rendersi conto che è un fenomeno terribilmente serio e molto grave; e che si può vincere non pretendendo l'eroismo da inermi cittadini, ma impegnando in questa battaglia tutte le forze migliori delle istituzioni

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Da tempi non sospetti, antecedenti l’emergenza sanitaria, chiediamo, come lista civica, a questa Amministrazione di concretizzare quel  cambiamento tanto sbandierato in campagna elettorale. Sono ormai passati quasi due anni dal cambio epocale al governo della città, ma di differenze sul modo di amministrarla proprio non se ne vedono, anzi, in certi frangenti va peggio di prima.

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Lettera aperta al Consiglio Comunale di Ivrea e agli Amministratori dell’Area Omogenea 9

La politica locale ai tempi del Coronavirus

Non torniamo alla normalità perché la normalità è il problema

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Un interessante documento del comitato che ha proposto l’appello: “La Costituzione e la cittadinanza ai tempi del virus”. Se non rimaniamo vigili questa emergenza rischia di trasformarsi da emergenza sanitaria a emergenza sociale mettendo seriamente in crisi l’impianto democratico del Paese. Questo vale per la limitazione delle prerogative del Parlamento, ma anche di tutte le altre assemblee rappresentative come i Consigli Regionali e i Consigli Comunali.

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Domenica 23 febbraio, il Governatore della Regione Piemonte, in accordo con il Ministero della Salute, ha  emesso un'ordinanza  che  prevede,  fino  a  tutto il prossimo  29 febbraio,  “la sospensione  di manifestazioni o iniziative di qualsiasi natura, di eventi e di ogni forma di aggregazione in luogo pubblico o privato, sia in luoghi chiusi che aperti al pubblico, anche di natura  culturale,  ludico, sportiva  e  religiosa”  al  fine  di  limitare  il  diffondersi  del   contagio   del  temuto   COVID -19.   Nel pomeriggio di domenica, anche il Comune di Ivrea ha dovuto quindi sospendere il Carnevale a partire dalla mezzanotte di domenica  e  non  avrebbe  potuto  fare  diversamente  stante  la  gravità della situazione di emergenza epidemiologica decretata dal Ministero della Salute con il DL n°6 del 23 febbraio. Allo  stesso modo hanno fatto tutti i Sindaci  del  Piemonte. Si  è ovviamente trattato di  una decisione dolorosa vista la passione della città di Ivrea e di tutto il territorio circostante per il Carnevale. Decisione che, come componenti di minoranza,  abbiamo  responsabilmente  accolto  quando ci è stata comunicata.

Esprimiamo la nostra solidarietà a tutte le componenti del Carnevale a partire dalla nostra  mugnaia, che  con  passione  animano e rendono viva la nostra bella manifestazione. Oggi pomeriggio però abbiamo assistito ad una sfilata di alcune componenti del corteo storico che, anche se certamente mossi da un autentico spirito carnevalesco, al suono dei pifferi ha un numero elevato  di persone contravvenendo   inevitabilmente   a   quanto   stabilito dall’ordinanza. Sfilata questa che, invece di venire invitata a sciogliersi per gli ovvi motivi di sicurezza sanitaria, ha ricevuto nell’androne del Municipio il saluto e l'applauso del Sindaco Stefano Sertoli che in quanto massima autorità sanitaria comunale ed emanante l’ordinanza stessa di sospensione ha anche l’obbligo del controllo del suo rispetto.

Chiunque, come noi, abbia visto i video che circolano online sa che il Sindaco Sertoli ha partecipato festante alla riunione di piazza, filmando e brindando all’abusivo assembramento, consapevolmente e irresponsabilmente contravvenendo anch’egli all’ordinanza ministeriale- regionale ed a quella da lui stesso sottoscritta, dicendo testualmente “il nostro carnevale  continuerà, e secondo me, ci incontreremo anche domani”.

Con stupore abbiamo letto il comunicato del Sindaco che, evidentemente resosi conto della gravità di quanto compiuto,  ha tentato  di  smentire  ciò che  tutti  possono  vedere  nei  video.  Di  fronte al comportamento responsabile e rispettoso dell’ordinanza tenuto dagli aranceri e da molteplici componenti del Carnevale è sconcertante l’atteggiamento tenuto dal primo cittadino. Non è questo che Ivrea si attende dal suo Sindaco. Mai come oggi, in piena emergenza, che porta addirittura la chiusura di asili, scuole di ogni ordine e grado, chiese, musei, cinema, teatri e altri luoghi di aggregazione il Sindaco ha dato prova di grave mancanza di adeguatezza per il suo ruolo istituzionale. In molti avranno avuto modo di ascoltare ieri sera sui principali TG le parole del Sindaco di Milano Giuseppe Sala che rispetto a quanto stabilito per la sicurezza nazionale ha ribadito con estrema chiarezza: “anche se con dispiacere, le ordinanze una volta emanate non vanno messe in discussione, ma vanno attuate”. Questo è il comportamento che ci si aspetterebbe da chi occupa posizioni di responsabilità. Diversamente è il caos e i cittadini rimangono disorientati.

Chiediamo e ci sforziamo di insegnare e spiegare ai nostri giovani il rispetto delle regole e delle istituzioni, non possiamo quindi tollerare che sia proprio il Sindaco a manifestare un comportamento così irresponsabile. Attendiamo che gli organi competenti facciamo chiarezza sull’accaduto.

Ivrea,  25 febbraio 2020 

PARTITO DEMOCRATICO

VIVIAMO IVREA

MOVIMENTO 5 STELLE

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A noi piace pensare all’Amministrazione Pubblica come a un insieme organizzato di persone, accomunate dagli stessi obiettivi, nel quale ogni singolo interprete risulta fondamentale per il funzionamento efficiente ed efficace della macchina comunale.

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Siamo entrati in un nuovo anno e in un nuovo decennio ed è inevitabile volgere lo sguardo al recente passato per poi proiettarlo verso un futuro che sembra sempre più problematico. A livello globale le notizie degli ultimi giorni non sono certo rassicuranti e sempre più emerge la sensazione che come cittadini del mondo non siamo che elementi infinitesimali di un sistema ormai governato quasi esclusivamente da meri interessi economici privati.

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Caro Babbo Natale,
ogni anno che passa qui da noi c’è come l’impressione che invece di migliorare il mondo peggiori e anche velocemente. Le ingiustizie e le disuguaglianze si moltiplicano invece di ridursi. L’egoismo e l’individualismo hanno sopraffatto il bene comune e l’interesse collettivo. Violenza, arroganza e tracotanza hanno da tempo la meglio sulla fratellanza, l’accoglienza, la solidarietà, il rispetto reciproco. Disonestà, corruzione e malaffare stanno mettendo all’angolo rettitudine, onestà, trasparenza. Il divario tra sempre meno ricchi e una moltitudine sempre più ampia di poveri sta diventando enorme e incolmabile.

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 “Il grado di civiltà di un Paese si misura osservando la condizione delle sue carceri” sosteneva Voltaire, ma stando alle condizioni delle strutture italiane i nostri politici non hanno mai preso sul serio questa affermazione del filosofo francese. L’Italia contava infatti, al 30 aprile di quest’anno, oltre 60.439 detenuti, quasi 10.000 in più dei 50.511 posti letto ufficialmente disponibili nonostante una sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ci abbia condannato nel 2013, con la sentenza Torreggiani, per la violazione dell’art. 3 della Cedu per i “trattamenti inumani e degradanti” subiti dai detenuti in alcuni istituti penitenziari italiani.

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Abbiamo già scritto più volte di come un certo modo di interpretare la politica tenda a rinchiudersi in sé stesso estraniandosi dal quadro istituzionale entro il quale un reale dibattito democratico si dovrebbe svolgere.

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Nell’ultimo Consiglio Comunale eporediese sono stati approvati due ordini del giorno: uno con il quale si esprime lo sdegno nei confronti dell’attacco turco contro i curdi nel nord della Siria e l’altro per il conferimento della cittadinanza onoraria alla senatrice a vita Liliana Segre. Entrambi i documenti sono stati approvati all’unanimità e questo rafforza la nostra convinzione sul fatto che questioni che vanno oltre l’ordinaria amministrazione della città possono, e dovrebbero, diventare oggetto di dibattito anche in Consiglio Comunale per trovare posizioni condivise capaci di andare oltre i diktat di partito.

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Sabato scorso diverse famiglie chiaveranesi hanno dovuto abbandonare le loro abitazioni per precauzione a causa di alcune frane e smottamenti provenienti dal versante collinare. L’Anfiteatro Morenico di Ivrea oltre ad essere un’eccellenza geomorfologica studiata a livello mondiale, visitata e percorsa da molti turisti e amanti degli sport outdoor è anche un ambiente unico e fragile come la gran parte del territorio italiano.

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Cari colleghi,

ricorderete certamente il periodo della campagna elettorale quando la vostra compagine si proponeva come alternativa all’Amministrazione uscente, a trazione PD.

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Nel 1979 Lucio Dalla si trovava a Berlino senza, ovviamente, poter immaginare cosa sarebbe accaduto da lì a dieci anni esatti. Mentre è in giro per la città chiede a un taxista di accompagnarlo al Check Point Charlie, l’unico varco in quel Muro della Vergogna che divideva in due la città.

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Solo la settimana scorsa scrivevamo sulle righe di questo giornale di possibili aperture dell’attuale esecutivo per un prosieguo di mandato maggiormente orientato alla condivisione e alla trasversalità nelle decisioni con particolare riguardo a quelle di maggior rilievo per l’interesse della città. Avevamo infatti appreso con favore il cambio di passo della Fondazione Guelpa, almeno nelle parole del Presidente, e la marcia indietro sulla possibile ubicazione di un nuovo centro cottura troppo frettolosamente individuata in una grande area verde proprio all’ingresso del Parco dei 5 Laghi. Consapevoli però dell’improvvisazione spesso messa in campo dall’Amministrazione scrivevamo anche che i prossimi mesi sarebbe stati fondamentali per capire se le parole e le enunciazioni di principio si sarebbero trasformate in atti concreti. E’ bastato molto meno per capire che si è trattato, purtroppo, di un’interpretazione troppo ottimistica di un nuovo corso possibile alla luce di alcune scelte, quanto meno discutibili, intraprese da giunta e maggioranza negli ultimi giorni.

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Nell’ultimo periodo si sono verificate alcune circostanze, almeno due, che ci fanno pensare che qualcosa, forse, cominci a muoversi nelle modalità di affrontare il mandato amministrativo da parte dell’attuale esecutivo e della maggioranza che lo appoggia.

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La nostra concezione di politica poggia su un assunto chiaro quanto semplice da comprendere che si chiama Bene Comune. Come dice la locuzione stessa si tratta di quei beni, materiali e immateriali, dei quali tutti possiamo usufruire e che tutti dovremmo concorrere a creare e salvaguardare nell’interesse della collettività.

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Per cinque anni abbiamo sostenuto che la precedente Amministrazione Comunale a traino PD non avesse una visione programmatica complessiva in grado di immaginare un futuro per la nostra città, possibilmente con uno sguardo al territorio circostante; sempre iniziative sporadiche, spesso dettate dall’emergenza, nell’assoluta incapacità di pianificare investimenti di rilievo inseriti in un quadro di medio e lungo termine.

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Diverse volte abbiamo parlato da queste righe di temi ambientali. Questo perché, senza eccedere in estremismi, moltissime fonti autorevoli sostengono, in maniera sempre più pressante, che la più grande sfida della storia dell’umanità sia proprio quella ambientale per evitare una catastrofe, in parte già avviata, non solo ecologica, ma anche sociale.

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Dopo l’incredibile ondata di manifestazioni a livello mondiale organizzata dai ragazzi del Fridays for Future, il movimento ambientalista globale nato in seguito alle battaglie di Greta Thunberg, è doveroso spendere qualche parola su quanto accaduto perché si tratta di una data che rimarrà nella storia. Mai era accaduto infatti che in così tante città di tutto il mondo milioni di persone manifestassero pacificamente per un unico obiettivo, che in questo caso era quello di riconoscere l’emergenza climatica, spronando i potenti della Terra ad intervenire con sollecitudine.

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Tra le attività virtuose che dovrebbero caratterizzare la politica, tra le quali ricordiamo costantemente: trasparenza, legalità, partecipazione, sobrietà, se ne potrebbe aggiungere una a nostro modo di vedere altrettanto importante e cioè la semplicità.

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Abbiamo già affrontato qualche tempo fa da queste pagine la questione di chi sia a tirare le fila dell’attuale Amministrazione eporediese. Ovviamente il ruolo di coordinatore e di decisore finale all’interno della Giunta e del Consiglio Comunale dovrebbe essere il Sindaco, ma alcune situazioni verificatesi negli ultimi tempi parrebbero dimostrare il contrario. Da una parte ricordiamo tutti le promesse del primo cittadino in campagna elettorale riguardo una convinta discontinuità con la precedente amministrazione, rafforzate dalla sua personale garanzia di autonomia dai partiti in nome di migliori e fattivi rapporti con i cittadini e con le minoranze. Dall’altra riscontriamo continuamente che ad ogni sua affermazione o enunciazione di principi, corrisponde, sempre più spesso, una diversa presa di posizione da parte di assessori o consiglieri comunali di maggioranza imbeccati da figure esterne all’Amministrazione Comunale; fatto che ovviamente svilisce il voto con il quale i cittadini hanno scelto democraticamente i propri rappresentanti.

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La scorsa settimana, partendo da qualche riflessione su quanto sta accadendo a livello nazionale, abbiamo fatto qualche accenno alla situazione politica eporediese ricordando che, soprattutto dopo il Consiglio Comunale del 30 luglio scorso, negli ultimi mesi si sono aperte una serie di questioni che dovranno trovare una risposta, possibilmente in tempi brevi.

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Passato il giro di boa della fine di agosto questa strana estate sembra proprio essere giunta al termine. Anche le temperature, torride fino a qualche giorno fa, paiono aver preso la strada di un graduale abbassamento che ci porterà dritti verso un autunno che si preannuncia comunque caldo, metaforicamente parlando, per tutta una serie di motivi.

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Per fortuna in Italia possiamo ancora aggrapparci nei momenti di bisogno a quell’ancora di salvezza che si chiama Costituzione della Repubblica italiana. E per fortuna ci sono ministri, alcuni addirittura vice-premier, che non la conoscono così che un giorno uno di questi, tra un bombolone, qualche selfie, un post su instagram e un giro su una moto d’acqua della Polizia di Stato decide che basta: non gioco più. Alla faccia dei contratti, degli accordi e degli impegni presi di fronte agli italiani decide, tutto per conto suo e un tantino esaltato dall’inaspettato risultato delle elezioni europee, di mandare all’aria un anno di lavoro da parte dell’esecutivo e che sia arrivata l’ora di mandare tutti a casa. A cominciare dagli altri ovviamente, in primis il premier Conte, perché lui e i suoi sodali per intanto non si sono dimessi tenendosi ben aggrappati alla poltrona.

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Nel Consiglio Comunale del 30 luglio  è stata discussa la mozione, presentata dal consigliere Francesco Comotto (ViviamoIvrea), per “Dichiarare lo stato di emergenza climatica ed ambientale” anche nella Città di Ivrea, dopo che più di 500 Consigli Comunali a livello mondiale (tra i quali le città di San Francisco, Melbourne, Basilea e Milano) già lo hanno sottoscritto.

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L’Italia è il Paese più bello del mondo. Detto così potrebbe sembrare uno slogan un po’ presuntuoso, ma se analizziamo in maniera oggettiva tutte le nostre ricchezze: geomorfologiche, storiche, artistiche, archeologiche, paesaggistiche, culturali e le compariamo con gli altri paesi del mondo intero difficilmente si potrebbe sostenere il contrario.

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Il caldo estivo ci ha portato, oltre a un’opprimente afa, una serie di novità dell’ultima ora dal Palazzo Municipale. Una serie di sorpresine pre-vacanziere che avrebbero potuto passare in sordina, ma che invece ci fanno riflettere, e non poco, e delle quali si discuterà molto a partire dal prossimo Consiglio Comunale che, forse, si svolgerà il 30 luglio. Diciamo forse perché su questo Consiglio, che deve svolgersi obbligatoriamente entro la fine del mese, la confusione regna sovrana.

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Chi ha trovato interessante l’articolo della settimana scorsa sarà curioso di sapere come la storia delle autostrade italiane è poi andata a finire almeno fino al crollo del Ponte Morandi a Genova. La nostra ricostruzione storica si fermava al 1999 anno in cui il governo ulivista targato Prodi e D’Alema decide di privatizzare Autostrade Spa, vediamo come.

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La settimana scorsa parlando di poteri forti, cioè di quei poteri economici privati che influenzano scelte pubbliche, abbiamo accennato all’annosa questione della gestione della autostrade italiane.
Per entrare maggiormente nel dettaglio su ciò che ci riguarda da vicino e cioè la scadenza, già avvenuta nel 2016, della concessione ATIVA (TO-Quincinetto, tangenziale di Torino, bretella per Santhià) può tornare utile fare una breve sintesi della storia delle autostrade in Italia.

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Da un po’ di tempo a questa parte, verosimilmente dagli anni ottanta del secolo sorso, nelle analisi dei commentatori politici si legge della presenza, nel dibattito pubblico, di cosiddetti”poteri forti”. Come accade solitamente in Italia su questo tema si sono creati due schieramenti contrapposti: quelli che negano la loro esistenza e quelli che ritengono decidano le sorti del globo.

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E’ passato un anno dalla tornata elettorale amministrativa che ha visto un cambio epocale alla guida della città di Ivrea. Quanto accaduto è evidentemente l’esito, quasi scontato, di un malcontento generalizzato da parte degli eporediesi verso una classe politica inadeguata e autoreferenziale, gravitante intorno allo stesso partito, senza visioni e senza il minimo entusiasmo nel ricercare il bene della città e della comunità amministrata. Partito che, come a livello nazionale, è più preoccupato dalle continue faide intestine che dall’intraprendere un vero percorso di rinnovamento in grado di riportare il dibattito pubblico, il benessere dei cittadini e il bene comune al centro dell’agenda politica.

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Certo che noi italiani siamo proprio un popolo strano. Potremmo vivere bene, anzi benissimo, tutti, ma proprio tutti, solo utilizzando in maniera sostenibile ciò che il nostro Paese naturalmente ci offre e invece preferiamo scimmiottare gli altri, spesso importandone le abitudini peggiori.

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In una sera del lontano 1962 Papa Giovanni XXIII pronunciò, ad una Piazza S.Pietro gremita per la fiaccolata che chiuse la giornata di apertura del Concilio ecumenico Vaticano II, un famoso discorso che commosse il mondo intero consigliando ai tanti presenti: «Tornando a casa, troverete i vostri bambini, date loro una carezza» per poi aggiungere: «Troverete qualche lacrima da asciugare: dite loro una parola buona».

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Quando si cita il termine politica la reazione più probabile, oggi, di un cittadino italiano è quella di fastidio se non di vero e proprio rifiuto. Questo accade perché decenni e decenni di gestione del potere tramite pratiche clientelari e malversazioni di vario tipo hanno snaturato completamente il significato ed anche il ruolo, fondamentale, che la politica, quella vera, dovrebbe svolgere all’interno di una società evoluta e civile.

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La decisione dell'Asl To3 che getta nel baratro il futuro del CIC è esplosa come un fulmine a ciel sereno, ma – riflettendoci – viene da chiedersi se non fosse proprio questa (la messa in liquidazione) la fine che qualcuno si attendeva. Qualcuno infatti da questa vicenda qualcosa guadagnerà a partire da chi rileverà gli 8 milioni di commesse che il CIC non potrà più onorare.

Un qualcuno che, forse, ha tentato il colpo gobbo, sperando che fosse il Comune di Ivrea a interpretare il ruolo del carnefice: se la scorsa settimana la delibera per il salvataggio non fosse passata in Consiglio comunale, i giochi sarebbero stati fatti e l'amministrazione cittadina si sarebbe vista addossare le colpe per la fine del Cic. Anche per questa ragione ViviamoIvrea ha votato a favore della famosa delibera: per fare tutto il possibile per tentare di salvare 136 posti di lavoro. Un voto di coscienza, quello di Francesco Comotto dettato non da logiche politiche o ideologiche, ma espresso come segno di solidarietà verso i lavoratori e le loro famiglie, cittadini che pagheranno colpe non loro, nella convinzione che all'interno di quell'azienda ci sono le risorse, la tecnologia, la professionalità, le capacità tecniche per farla rinascere.

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La politica dovrebbe essere soprattutto ascolto e risoluzione dei problemi in nome del bene comune. Siamo invece, purtroppo, abituati a vedere e a pensare alla politica come a una continua lotta tra fazioni o categorie sociali: destra vs sinistra, partiti vs movimenti, ricchi vs poveri, indigeni vs stranieri e così discorrendo. Come se non potessero esistere iniziative da portate avanti insieme da maggioranza e minoranza semplicemente ragionando nell'interesse della comunità e della collettività.

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La politica dovrebbe, a nostro modo di vedere, saper individuare, ascoltare, recepire, analizzare le problematiche che segnano la nostra quotidianità per poi affrontarle, soprattutto in alcuni casi, con determinazione e risolutezza.
Servirebbe anche avere ben chiara in testa una scala di priorità perché se l’erba alta in un’aiuola può aspettare una settimana prima di venire tagliata un vetro rotto in una scuola andrebbe sostituito il prima possibile, soprattutto d’inverno.
Chi si occupa di amministrazione pubblica sa quanto sia difficile individuare scale di priorità perché ci sarebbe bisogno di soddisfare molteplici necessità, parecchie delle quali diventate impellenti a causa della scarsa attenzione riservata loro in passato da una politica a dir poco disattenta.

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La mattina del 14 agosto 2018, quando alle 11,36 sono crollati 200 metri del viadotto Morandi di Genova, verrà ricordata per molto tempo e potrebbe diventare uno spartiacque nella storia italiana. Si è trattato di una strage di vittime innocenti, 43 per la precisione oltre una decina di feriti e circa 600 sfollati. Numeri che si sentono solo in guerra. Numeri determinati da un’assurda lotteria di morte. La storia di ogni persona, di ogni famiglia coinvolta è straziante quanto casuale: chi stava andando al lavoro, chi in vacanza, chi a trovare dei parenti, chi aveva sbagliato strada e stava ritornando sui suoi passi e altrettanto toccante è la questione cronologica. Chi ha sorpassato un camion è finito nel baratro salvando di fatto l’autista di quel mezzo pesante che ha rallentato, chi ha trovato un semaforo rosso prima dell’ingresso in autostrada, chi ha fatto sosta all’autogrill, chi aveva l’auto in panne, chi si è fermato per una telefonata magari si è salvato oppure è stato ingoiato dalla voragine: casualità pura.

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Giovedi 12 luglio si è svolto il primo Consiglio Comunale che ha visto l’insediamento della nuova Amministrazione formatasi in seguito al voto del 10 giugno e del successivo ballottaggio del 24. Si è trattato di un passaggio formale fatto più che altro di atti istituzionali come la comunicazione della composizione della giunta e il giuramento del Sindaco.
Il passaggio più significativo dal punto di vista politico è stato certamente l’elezione del Presidente del Consiglio che, su proposta della maggioranza, è diventato il rappresentante di Forza Italia Diego Borla. Nulla da obiettare sull’amico e collega consigliere, ma nell’intervento in aula abbiamo evidenziato la nostra disapprovazione riguardo il processo di individuazione di tale ruolo istituzionale che ricordiamo essere una figura di garanzia, quindi trasversale, che dovrebbe garantire il buon funzionamento del Consiglio Comunale e i diritti stabiliti dalla legge a tutti i consiglieri, indipendentemente dalla loro appartenenza a gruppi di maggioranza o di minoranza. Proprio a questo proposito abbiamo evidenziato che fino a qualche decennio fa, tale importante ruolo, anche a livelli istituzionali più alti come la Camera e il Senato, tanto per fare un paio di esempi, in nome di un certo fair play istituzionale oggi abbandonato, veniva assegnato ad un componente di una forza di minoranza. Da qualche decennio ciò non accade più e si tratta di una di quelle abitudini da “prima Repubblica” che forse sarebbe stato meglio non “rottamare” con troppa superficiale fretta.

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Da qualche tempo la maggior parte dei cittadini al solo sentire la parola “politica” viene assalita da un attacco di orticaria. Lo dimostrano le percentuali sempre più basse di elettori che si recano alle urne in occasione di una votazione. Le ultime in ordine di tempo, siano esse europee, nazionali o locali, hanno visto aumentare ancora di più l’astensione e questo perchè gli elettori non si sentono più rappresentati dalla politica di quei partiti che per cinquant’anni, seppure a fasi alterne, hanno tenuto nelle proprie mani le redini della vita pubblica italiana.
Vivendo noi in una Repubblica basata sulla rappresentanza democratica viene facile capire perché oggi ci troviamo in una situazione di grande smarrimento e confusione le cui cause, un po’ troppo superficialmente vengono additate e limitate al “populismo”.
Ma cosa sarà mai questo populismo?

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