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Martedì, 10 Dicembre 2019 21:59

Azioni concrete

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Abbiamo già scritto più volte di come un certo modo di interpretare la politica tenda a rinchiudersi in sé stesso estraniandosi dal quadro istituzionale entro il quale un reale dibattito democratico si dovrebbe svolgere.

La nostra Costituzione, più che mai attuale anche se spesso inattuata, contempla tutta una serie di azioni finalizzate a bilanciare i vari poteri facendo convergere l’operato della Pubblica Amministrazione all’articolo 1 dove è stabilito che “ … la sovranità appartiene al popolo”. Ovviamente ciò non vuol dire che il popolo stesso possa detenere il potere in senso stretto, ma che può manifestare la sua sovranità attraverso il voto. Una volta espletate le operazioni elettorali ed individuata una maggioranza però, almeno in una democrazia compiuta, non è previsto che chi detiene il potere lo faccia per conto proprio, in maniera autoreferenziale, senza discuterne con la minoranza.

Proprio per non rischiare il ritorno a derive autoritarie si è infatti creata un’architettura istituzionale che dovrebbe garantire la partecipazione di tutti gli eletti alla vita politica dello Stato ovviamente nel rispetto dei propri ruoli. Uno degli elementi di bilanciamento previsti è certamente quello delle assemblee quali il Parlamento e i Consigli regionali o comunali che dovrebbero risultare il perno imprescindibile dell’attività politica della Pubblica Amministrazione. Ulteriori strumenti di partecipazione democratica sono le commissioni, composte da soggetti provenienti sia dalla maggioranza che dalla minoranza, le quali hanno il compito di analizzare le varie problematiche prima dell’approdo in aula.

Purtroppo in Italia siamo ormai abituati ad un continuo scontro tra chi detiene il potere e le minoranze, anche nei centri minori, facendo sì che le decisioni vengano prese direttamente dagli organi di governo già concordate con la maggioranza, ma senza il necessario approfondimento in commissione e poi in assemblea. Non parliamo poi del “popolo sovrano” che una volta depositata la scheda nell’urna non viene più minimamente considerato anche se nelle varie campagne elettorali e nei documenti di programmazione vengono profusi altisonanti riferimenti alla trasparenza, alla partecipazione, all’ascolto dei bisogni dei cittadini. Qualcuno potrebbe pensare che questo quadro a tinte fosche sia calzante solamente per la politica nazionale mentre invece lo si può toccare con mano, purtroppo, anche nei piccoli centri, soprattutto in quelli dove i partiti nazionali hanno voce in capitolo passando sopra alla specificità delle esigenze locali.

Arrivando a noi, alla politica eporediese, ci tocca rimarcare come, in quanto a metodologia e comportamento istituzionale, nonostante le promesse l’attuale maggioranza non abbia fatto alcun passo avanti rispetto alle consolidate liturgie di chi ha governato la città per decenni.

Negli ultimi consigli comunali, come nella vita politico-istituzionale cittadina, è infatti emersa chiaramente e su vari fronti la volontà di procedere nell’alveo del solo esecutivo senza coinvolgere il consiglio comunale, le commissioni, i cittadini.

Molteplici sono ormai gli esempi di questo modo di procedere e possiamo citare la Fondazione Guelpa, la Fondazione del Carnevale, le tematiche inerenti la sanità e l’ospedale, la variante al Piano Regolatore, l’Unesco, la presentazione dei bilanci.

Svariate sono state le interpellanze e mozioni presentate su questi temi, spesso dall’intera minoranza, ma di risposte concrete poche, troppo poche. Non parliamo delle mozioni, magari approvate con emendamenti della maggioranza, ma poi puntualmente non attuate.

Per rimanere nello specifico uno dei temi che maggiormente interesserà la città nel prossimo futuro è certamente quello della partita Unesco che potrebbe diventare un’imperdibile opportunità, ma nel contempo, se gestita male, un clamoroso flop. Il problema è che neanche su un tema così importante l’Amministrazione comunale pare non voglia condividere con i consiglieri, le commissioni e i cittadini: progetti, idee, bilanci, opportunità da cogliere, vantaggi e svantaggi, criticità, suggestioni, nonostante un percorso di tipo partecipato sia da sempre un auspicio proprio da parte dei valutatori Unesco.

E’ dal 1 luglio del 2018 che Ivrea è stata dichiarata Patrimonio dell’Umanità quale Città industriale del XX secolo e tra i vari elaborati necessari per ottenere l’ambito riconoscimento c’era anche il Piano di Gestione che individuava una struttura di coordinamento e gestione, concordata dai soggetti promotori della canditura del sito per definire gli organi e i partecipanti alla struttura stessa nelle figure di uno Steering Committee e dei Tavoli Tecnico-Tematici. E’ passato un anno e mezzo, ma di questo fondamentale organismo non si sa nulla e mai è stato presentato ai consiglieri per il tramite di qualche commissione consigliare. Interpellato in Consiglio Comunale su questa inadempienza il Sindaco ha detto che qualcosa è stato fatto e che un documento è stato presentato in Regione, ma non sarebbe stato meglio analizzarlo anche in commissione? L’impressione è che la nostra Amministrazione tenda ad affidarsi un po’ troppo al gruppo di coordinamento invece di prenderne in mano con decisione le redini. Va anche bene che Ministero, Sovrintendenza, Regione ne facciano parte, ma alla fine chi dovrà convivere, nel bene e nel male, con l’abitare in una città Patrimonio dell’Umanità saranno i cittadini eporediesi che presumibilmente preferirebbero avere come referente l’Amministrazione comunale eporediese piuttosto che qualche ufficio romano o torinese.

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Francesco Comotto

Consigliere Comunale a Ivrea dal 2013.

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