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Lunedì, 30 Agosto 2021 15:54

Homo (in)sapiens

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La storia ci dice che l’homo sapiens, il primo uomo anatomicamente moderno, apparve sulla Terra intorno a 200.000 anni fa, prima i nostri progenitori avevano le sembianze di primati e ominidi. Fu solo parecchi millenni dopo, intorno all’8.000 A.C. che l’uomo scoprì l’agricoltura, ma fu solo con l’invenzione della scrittura, avvenuta circa 5.000 anni dopo (3.000 A.C.), che si fa ultimare quella che viene definita preistoria per dare inizio alla storia umana.

 

Secondo la definizione di Linneo l’homo sapiens è: “la definizione tassonomica dell'essere umano moderno. Appartiene al genere Homo, di cui è l'unica specie vivente, alla famiglia degli ominidi e all'ordine dei primati”. Come si legge non viene utilizzata la parola razza perché semplicemente le “razze umane” non esistono e con buona pace dei molti, ancora troppi, razzisti che ancora si riempiono la bocca con strampalate teorie senza alcuna validità scientifica va detto a chiare lettere che tutti gli uomini appartengono, dal punto di vista genetico, ad una stessa unica specie.

L’uomo e la sua evoluzione occupano quindi uno spazio minimo nel lungo e complesso processo evolutivo della Terra che risale a circa 4,5 miliardi di anni fa, circa un terzo dell’età dell’Universo. Alla luce di questi dati possiamo dire che l’uomo ha occupato nella sua forma “moderna” gli ultimi 5.000 anni di una storia iniziata 13,7 miliardi di anni fa, praticamente uno spazio infinitesimale.

Limitandoci comunque ai 5.000 anni durante i quali l’uomo ha sviluppato la sua evoluzione “culturale” possiamo dire che si è trattato di un processo lungo e molto faticoso che, mattone dopo mattone, ha portato ad una società moderna e tecnologicamente avanzata. È stata forse poco considerata dalla politica mondiale la parallela crescita demografica; basti ricordare che ai tempi della rivoluzione industriale (seconda metà del ‘700 del secolo scorso) la popolazione dell’intero globo era di circa 800 milioni di individui per raggiungere il primo miliardo nei primi anni del 1800 per raddoppiarsi (2 miliardi) nel secolo successivo nel 1930. Il dato impressionante arriva però dopo, infatti a nemmeno cento anni di distanza la popolazione mondiale risulta oggi costituita da 8 miliardi di persone ed è ormai appurato che se tutti pretendessero di avere lo stesso tenore di vita dei paesi ricchi non basterebbero certamente tutte le risorse disponibili sul Pianeta per sfamare tutti. Esiste un calcolo effettuato dal Global Footprint Network che ci dice in quale giorno dell’anno vengono esaurite globalmente le risorse annue del Pianeta e questo giorno arriva sempre prima anno dopo anno. Per il 2021 il cosiddetto “Overshoot day” è già passato ed è avvenuto il 29 luglio il che vuol dire che entro quella data sono state consumate per quest’anno tutte le risorse rinnovabili del Pianeta per cui abbiamo cominciato a consumare quelle non rinnovabili che, in quanto tali, non sono infinite.

Abbiamo tutti sotto gli occhi i disastri ambientali di varia natura che funestano ormai quasi ogni angolo del Mondo e sappiamo ormai con certezza che gran parte di questi sono dovuti al riscaldamento climatico di causa antropica. L’ignoranza e la sete di potere e di denaro fanno il resto con veri e propri attentati ambientali come gli incendi dolosi, la cementificazione selvaggia, l’estrazione insostenibile di materie prime non rinnovabili, la deforestazione e via discorrendo.

Negli ultimi due anni abbiamo toccato con mano, e ancora non ne siamo usciti, una devastante pandemia causata da un virus del quale si continua a tenere nascosta l’origine e, tragedia nella tragedia, questa emergenza ha messo in luce le carenze di una sanità pubblica messa in ginocchio da decenni di indecenti tagli alle infrastrutture, al personale, alle attrezzature senza che la politica muovesse un dito.

In questi giorni, nel silenzio dei media mainstream sulle centinaia di conflitti armati sparsi per il pianeta, si sta consumando in Afghanistan l’ennesima tragedia causata da una guerra inutile, crudele, disumana, come tutte le guerre. Un conflitto, costato in armamenti ai soli Stati Uniti oltre 2.000 miliardi di dollari e durato vent’anni senza aver ottenuto nulla con il ritorno al potere, in un batter d’occhio, dei talebani e con il caos causato dall’improvviso e improvvisato ritiro di quelle truppe occidentali che la guerra l’avevano iniziata. Tenendo conto che il PIL dell’Afghanistan è di poco meno di 20 miliardi di dollari si sarebbe potuto aiutare quel martoriato Paese per 100 anni (solo con i dollari a stelle e strisce) senza sparare un colpo costruendo scuole, ospedali, infrastrutture, strutture pubbliche dignitose.

Le immagini di morte e devastazione che arrivano da Haiti sono impressionanti, ma non pare che la comunità internazionale si stia allarmando più di tanto compresa l’UE troppo preoccupata dal possibile arrivo di profughi dall’Afghanistan.

Tornando ai dati citati in apertura dovrebbero farci riflettere perché un processo evolutivo, limitandoci all’uomo, durato migliaia di anni a un certo punto si è inceppato e nell’arco di nemmeno 300 anni sono stati bruciati tutti i progressi fatti in precedenza a causa di processi sbagliati e distruttivi spesso irreversibili.

Quanto tempo ancora dovrà passare prima che la politica, compresa quella regionale e locale cominci ad affrontare questi temi? La scusa di non poter intervenire sui “massimi sistemi” sta facendo sì che non si faccia mai nulla per cambiare decenni di errori macroscopici da parte di una politica mondiale genuflessa ad un’economia capitalistica di stampo liberista che ha come unico obiettivo riconosciuto il profitto, di pochi, ad ogni costo.

Alla luce di tutto questo possiamo ancora parlare di fase evolutiva dell’uomo o, piuttosto, riconoscere di essere nel pieno di un’involuzione che ci sta portando drasticamente indietro nel tempo e verso l’autodistruzione? Una fase involutiva che ci sta trascinando verso la trasformazione dell’homo sapiens in “insapiens”. Tipologia ben descritta dalla descrizione tratta dal libro “Il Permeista: fenomenologia dell’homo insapiens” di John Chisciotte dove questo nuovo soggetto, il permeista, viene descritto come: “Capostipite dell'homo insapiens, pretende di disquisire su qualunque argomento, vuole aver ragione a tutti i costi e rivendica tolleranza in modo intollerante, spesso asserendo sciocchezze a ripetizione. Sprezzante della logica, non sopporta che qualcun altro possa essere più preparato e pur di non ammetterlo svilisce le argomentazioni altrui per non dovercisi confrontare. Voi siete limitati dalla logica, a Lui non interessa e alle prime difficoltà butta la discussione in vacca”.

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Francesco Comotto

Consigliere Comunale a Ivrea dal 2013.

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