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Mercoledì, 08 Settembre 2021 16:08

La leggerezza della politica contemporanea

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La scorsa settimana abbiamo parlato di come l’evoluzione umana, dopo centinaia di anni di miglioramenti, pare aver imboccato una strada involutiva che ci sta portando ad una regressione sociale e morale molto preoccupante.

 

Siamo ormai diventati quasi indifferenti alle centinaia di guerre che si combattono in tutto il mondo con le loro atrocità e il loro carico di morte, alle condizioni di miseria e fame di molte, troppe, popolazioni, alle ingiustizie sociali che contraddistinguono un modello di società, di stile americano, basato quasi esclusivamente sulla ricchezza materiale e sugli interessi privati. Chi ha i soldi si cura, può frequentare le scuole migliori, può permettersi di viaggiare e divertirsi, garantire condizioni di vita dignitose ai propri figli. Chi invece non li ha si trova a lottare per la sopravvivenza sua e della propria famiglia mettendo in primo piano le necessità della pancia piuttosto che quelle della mente e dell’anima. In tal modo si amplia sempre di più il muro che divide le classi sociali più abbienti da quelle sulla soglia di povertà con la scomparsa di quella classe media che è stata protagonista dello sviluppo post bellico nei Paesi occidentali.

Nonostante molti, già decenni fa, lo avessero anticipato questo fenomeno si sta puntualmente avverando con il sempre più evidente indebolimento della politica a discapito del potere economico privato. Il bene comune e l’interesse collettivo sono stati accantonati a discapito del profitto di pochi. L’alto grande fronte sottovalutato , se non incrementato irresponsabilmente dai potenti di turno, è quello del cambiamento climatico che alcuni Stati continuano ancora, se non proprio a negare, a sminuire continuamente.

Come abbia potuto l’homo “sapiens” ridurre la propria socialità, la propria capacità di vivere insieme ai propri simili è una domanda alla quale si dovrà dare una risposta, ma senza far passare troppo tempo, pena il disastro. In un interessante libro uscito da poco dal titolo: “Il Permeista: Fenomenologia dell'Homo Insapiens” l’autore, Jon Chisciotte prova a dare qualche risposta. In questo testo si legge, parlando del Permeista: “Capostipite dell'homo insapiens, pretende di disquisire su qualunque argomento, vuole aver ragione a tutti i costi e rivendica tolleranza in modo intollerante, spesso asserendo sciocchezze a ripetizione. Sprezzante della logica, non sopporta che qualcun altro possa essere più preparato e pur di non ammetterlo svilisce le argomentazioni altrui per non dovercisi confrontare. Da sempre imperversa nella storia dell'umanità […]ed è impossibile discutervi in modo costruttivo. Voi siete limitati dalla logica, a Lui non interessa e alle prime difficoltà butta la discussione in vacca”.

Questa descrizione racchiude in sé in modo molto sintetico le caratteristiche di molti soggetti che oggi detengono il potere sia pubblico che privato. Alzi la mano chi non riconosce in questa descrizione il politico di turno, sia esso nazionale o locale, o l’insospettabile manager della porta accanto che non perde occasione per sfoggiare la nuova auto fiammante sempre più potente e veloce mentre sputa sentenze contro l’ultimo sbarco di migranti sulle coste italiane.

Soggetti che non si pongono nemmeno il problema del fatto che ciò di cui sono personalmente convinti magari non è per forza la soluzione migliore ad un problema collettivo. Fatto questo determinato da un ego spesso smisurato del quale il possessore non si rende nemmeno conto, ma che si evince chiaramente dall’incapacità del confronto con chi magari la pensa diversamente.

Ciò che è venuto a mancare nel tempo alla politica è proprio la capacità di discutere pubblicamente e in tutta trasparenza, nelle assemblee, negli incontri allargati. Tutto, o quasi, viene deciso dagli organi esecutivi, siano essi il Governo o una Giunta Comunale, i quali assumono sempre più spesso provvedimenti anche di rilievo, tramite decreti legge o una delibera, senza un minimo di dibattito in sede parlamentare o consiliare, non parliamo poi dell’assenza di un dibattito “preventivo” con la cittadinanza.

Se capita di vedere un minimo di discussione pubblica solitamente questa avviene solamente dopo le proteste di chi ha dovuto subire le conseguenze di una decisione sbagliata e non condivisa con nessuno.

Volendo fare un esempio a livello locale guardiamo alle vicende che hanno circondato i discutibili lavori di sistemazione di Piazza Maretta sui quali è stato detto tutto e il contrario di tutto, pure che si tratta di lavori “temporanei” quando sono là da vedere, quali inutili monumenti alla cementificazione, degli inguardabili basamenti in cemento armato che di temporaneo hanno ben poco. Certo si potranno anche rimuovere, ma chi dovrà sopportare i costi di tutto questo fare e disfare? Sulla volontà di sistemare questa piazza avevamo avuto qualche accenno nella Commissione Assetto del Territorio almeno un paio di anni fa ed erano anche stati messi a bilancio 150.000 euro. Dopodiché a causa di litigi interni alla maggioranza questa idea era stata accantonata e lo stanziamento ridotto a 50.000 euro nel bilancio successivo. Si erano praticamente tutti dimenticati della questione che in un’assolata estate eporediese ecco spuntare dei brutti blocchi di cemento assolutamente fuori contesto a fare da base a panchine sulle quali ci si sarebbe dovuti “arrampicare”, poi sostituite, dopo le vibranti proteste dei residenti e dei commercianti della zona, con discutibili cassoni a fungere da fioriera.

Ciò che caratterizza questo modo di agire di certa politica, incapace di analizzare e discutere in trasparenza e preventivamente i problemi quotidiani e contingenti delle persone, è la narrazione di una realtà distorta, non corrispondente alla realtà, necessaria solamente a chi cerca di nascondere i propri fallimenti e la propria inadeguatezza al ruolo ricoperto. In fondo si tratta di metodi vecchi come il mondo tanto che il grande scrittore Fëdor Michajlovič Dostoevski scriveva in uno dei sui libri più conosciuti, i Fratelli Karamazov: “Colui che mente a se stesso e dà ascolto alla propria menzogna arriva al punto di non saper distinguere la verità né dentro se stesso, né intorno a sé e, quindi, perde il rispetto per sé stesso e per gli altri”.

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Francesco Comotto

Consigliere Comunale a Ivrea dal 2013.

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