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Qualche giorno fa si è consumato l’atto finale, almeno per ora, di un progetto nato male e gestito peggio: quello del supermercato, l’ennesimo, che si sarebbe dovuto costruire nell’area di casa Molinario (ex Centro prelievi dell’ASL) proprio di fronte alla Stazione.
L’errore originario, se così lo possiamo definire, è stato quello di chiedere alla società proponente una modifica radicale del primo progetto presentato anni fa che prevedeva il solo riutilizzo dei volumi esistenti per la costruzione di un edificio, all’incirca delle stesse dimensioni, ma posizionato sul fronte di corso Nigra. Questo è, più o meno, quanto il vigente Piano Regolatore consentiva e consente di fare.

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Ognuno di noi ha avuto e può avere tutt’ora dei punti di riferimento che hanno contributo ad arricchirne il pensiero, il comportamento, il senso di appartenenza ad una comunità. Per chi, come me, ha avuto la fortuna di nascere e vivere ad Ivrea due sono le persone che maggiormente hanno influenzato la mia crescita morale e intellettuale: Adriano Olivetti e il Vescovo emerito Monsignor Luigi Bettazzi.
Olivetti ha sempre ispirato la mia attività di amministratore pubblico e la formazione più prettamente politica in quell’ottica di superamento dei partiti tradizionali che lui stesso vedeva già allora (parliamo della parte centrale del novecento) arrivati a fine corsa nelle sue elaborazioni teoriche. Scrive Giancarlo Bosetti su Reset: “L’ispirazione liberal-sociale dell’imprenditore di Ivrea contrastava l’egemonia della Dc a destra e del Pci a sinistra, con un’idea di autogoverno basato su piccole comunità, e collocava al centro della vita pubblica la capacità critica della persona-cittadino, non le grandi organizzazioni di parte”.

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Nel weekend appena trascorso ci sono stati ad Ivrea due eventi molto interessanti che dal nostro punto di vista dovrebbero venire attentamente considerati dalla politica in quanto portatori di idee innovative e proiettate al futuro. Proprio ciò che manca in genere all’amministrazione pubblica italiana e in particolar modo ad Ivrea dove l’ultima opera pubblica, realizzata a cavallo delle elezioni, anziché risolvere i problemi pre-esistenti, ne ha creati di nuovi.
Venerdi mattina al Teatro Giacosa si è svolta l’Assemblea Generale dell’Associazione Europea delle Vie Francigene. Nello splendido scenario del teatro cittadino i relatori internazionali e nazionali, con un importante spazio anche per alcune esperienze locali, hanno raccontato ai presenti la loro esperienza riguardo questo percorso turistico relativamente recente, ma non solo. Si tratta infatti della riproposizione di un pellegrinaggio. Nel caso specifico quello del Vescovo Sigerico che in un suo viaggio di rientro da Roma verso Canterbury, nell’anno 990, annotò dettagliatamente tutto il percorso suddividendolo in 79 tappe. Questa idea nata nel 1987 è stata riconosciuta nel 1994 dal Consiglio d’Europa che lo ha dichiarato “ Itinerario Culturale Europeo” analogamente al Cammino di Santiago de Compostela in Spagna.

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Ad Ivrea, ma anche nell’eporediese più in generale, viviamo, spesso inconsapevolmente, immersi in un grande patrimonio. Come sappiamo un patrimonio può essere materiale, costituito quindi da beni durevoli, oppure immateriale e qui rientra tutto ciò che fa parte della tradizione, della conoscenza, della spiritualità, delle relazioni sociali in genere.

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