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Giovedì, 09 Gennaio 2020 16:10

2020: un anno di speranza

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Siamo entrati in un nuovo anno e in un nuovo decennio ed è inevitabile volgere lo sguardo al recente passato per poi proiettarlo verso un futuro che sembra sempre più problematico. A livello globale le notizie degli ultimi giorni non sono certo rassicuranti e sempre più emerge la sensazione che come cittadini del mondo non siamo che elementi infinitesimali di un sistema ormai governato quasi esclusivamente da meri interessi economici privati.

Il profitto prima di tutto, la gestione dei pozzi petroliferi o dei giacimenti di gas naturale, di coltan e di terre rare; poi dei morti, del dolore, della povertà, delle malattie, delle misere condizioni di vita di una moltitudine di persone magari qualcuno si occuperà. Chi possa essere oggi pare impossibile immaginarlo.

Siamo ormai arrivati al paradosso che i primi dibattiti nei telegiornali e sulla carta stampata a seguito dell’uccisione del generale iraniano Soleimani si sono incentrati sul possibile aumento del costo del petrolio. Il fatto che questo assassinio premeditato e strombazzato su twitter potrebbe rivelarsi un punto di non ritorno per la stabilità in Medio Oriente e, di conseguenza, nel mondo intero, è stato accantonato in secondo piano, l’importante è che non aumenti troppo il costo della benzina.

La comunità internazionale pare abbia ormai perso di vista il senso del vivere civile, gli insegnamenti della storia, del rispetto degli altri, della pace e della fratellanza tra gli uomini, uniche vere armi in grado di risollevare le sorti di una società globale ormai imperniata sull’egoismo, sull’odio verso il diverso, sulla violenza, sulla vendetta, sulla legge del più forte. Ci stiamo disumanizzando e tutto questo sotto un velo di indifferenza generalizzata. C’è da sperare che movimenti come Fridays for Future e, in ambito nazionale, le Sardine possano quantomeno aprire una strada nuova e rivoluzionaria sollecitando e mettendo i potenti e la politica con le spalle al muro.

Questo inizio d’anno ci ha portato a conoscenza, nonostante si tratti di una tragedia in atto da alcuni mesi, dei devastanti incendi che stanno letteralmente distruggendo l’Australia. Si parla, per ora, di 24 persone morte, di oltre 500 milioni di animali morti e di milioni di ettari irrimediabilmente bruciati comprensivi di immobili di ogni tipo: dalle case ai capannoni alle attività agricole, migliaia di persone hanno perso tutto sotto le fiamme. Nel sud-est del Paese, nel Nuovo Galles del Sud, pochi giorni fa sono state evacuate 100.000 persone. Siamo di fronte a un disastro biblico sconosciuto fino ad oggi nella terra dei canguri, ma anche a livello globale causato, per stessa ammissione degli scienziati, dai cambiamenti climatici in atto. Nonostante siano sempre più frequenti ed evidenti i segnali di questo drammatico processo ci sono però ancora alcuni Paesi e alcune forze politiche che negano l’esistenza di un’emergenza climatica che andrebbe affrontata senza indugiare oltre, anche a livello locale. La cinica cecità di certi potenti del mondo su questo tema la possiamo chiaramente riscontrare nella prima parte di questo articolo se nel terzo millennio ancora si scatenano guerre per meri interessi economici e di approvvigionamento di fonti energetiche fossili che, in quanto tali, risultano ovviamente esauribili e non infinite oltre essere una delle maggiori fonti inquinanti e causa dell’effetto serra. Siamo in una sorta di vortice dal quale pare impossibile uscire, ma in questi casi l’unica via di uscita è giocare su un campo diverso da quello imposto da chi ha il potere assoluto nelle mani, quel Grande Fratello, genialmente ipotizzato in “1984” da George Orwell subito dopo la fine del secondo conflitto mondiale. Si tratta di un’opera profetica che vede  in un futuro allora abbastanza lontano (il libro è stato scritto nel 1948) un mondo soggiogato a una figura immaginaria, il Big Brother appunto, che nessuno ha mai visto, ma che determina le sorti del mondo tramite un controllo capillare delle persone grazie a televisori dotati di telecamera che oltre a diffondere una continua propaganda da partito unico controllano 24 ore al giorno l’attività e il comportamento di tutti, nessuno escluso.

Se pensiamo oggi alle forme di controllo e di conoscenza dei nostri profili personali, rese possibili dal web e dall’espansione del digitale, spesso al di fuori di ogni forma di garanzia della nostra privacy, l’impressione è che quelle immaginarie profezie si siano almeno in parte concretizzate.

Dicevamo prima che è impossibile controbattere a certe forme di potere così potenti e onnipresenti giocando sul loro campo preferito, serve muoversi su un terreno di battaglia più consono alle poche risorse materiali disponibili puntando piuttosto su armi immateriali fatte di valori umani, amicizia, fratellanza, solidarietà, sobrietà. Altro elemento fondamentale per scompaginare le carte è muoversi su un piano locale senza aspettare salvatori del mondo che tanto abbiamo capito non arriveranno.

E’ su questa linea che chiediamo all’attuale Amministrazione Comunale di muoversi nel prossimo futuro consapevoli che pur essendo noi tutti dei punti infinitesimali nei confronti dell’intera umanità è risaputo che  un semplice granello di sabbia può inceppare anche il meccanismo più complesso.

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Francesco Comotto

Consigliere Comunale a Ivrea dal 2013.

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