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Lunedì, 25 Gennaio 2021 14:21

Menefreghismo istituzionale

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La settimana scorsa abbiamo affrontato, in termini generali, la questione di quegli enti pubblici o pubblici/privati che spesso sono sinonimo di poca trasparenza e di scarsa chiarezza. Parliamo di società pubbliche o miste, fondazioni, consorzi e di tutte quelle forme associative nelle quali la Pubblica Amministrazione ha una forma di partecipazione e, di conseguenza, di controllo.

 

La prima domanda che viene da porsi è quale sia la necessità per gli enti pubblici di dare vita o partecipare a tali forme aggregative per svolgere compiti che potrebbe tranquillamente svolgere con la propria organizzazione interna e quindi con i propri dipendenti. Parlando della città di Ivrea un esempio che evidenziamo da diversi anni è Ivrea Parcheggi che svolge compiti che potrebbe tranquillamente svolgere la struttura comunale tramite propri dirigenti, funzionari, dipendenti vari. In questo caso tutto avverrebbe secondo le normali regole fissate dalla legge per gli enti pubblici e l’attività di controllo farebbe parte della normale routine amministrativa. Va infatti evidenziato che una volta tutte queste forme miste non esistevano e la Pubblica Amministrazione gestiva al proprio interno tutti i servizi pubblici. A un certo punto della storia però, a fronte di una sempre più scadente organizzazione pubblica, invece di cercare di capire le motivazioni di tanta inefficienza e lentezza qualcuno ha cominciato a dire che il pubblico avrebbe dovuto operare con l’efficienza (presunta) del privato e la politica, in maniera trasversale da destra a sinistra, ha visto bene di cavalcare questa illusione con tutte le contraddizioni e rischi che ciò avrebbe comportato.

Ovviamente questa supposizione non ha alcun fondamento teorico né pratico perché l’efficienza di una qualsiasi organizzazione non dipende certo dal suo essere privata o pubblica, ma dalla capacità, dall’onestà, dalla competenza, dalla passione per il proprio lavoro delle persone che la amministrano. Per ciò che riguarda il pubblico si aggiunge ovviamente la componente politica che non necessariamente deve però essere causa di rallentamenti o inefficienze anche se in Italia nel corso del tempo è successo proprio questo. Invece di proporre una seria riforma della Pubblica Amministrazione si è preferito lavarsene le mani gettandosi nelle mani dei privati che, in quanto tali, badano esclusivamente al proprio tornaconto. Si è venuta così a creare una situazione infarcita di contraddizioni e conflitti di interesse pur tralasciando gli innumerevoli fenomeni di corruzione, concussione e altri reati tipici di questo tipo di situazioni.

Infatti uno dei motivi per cui le “partecipate” sono nate e si sono moltiplicate è che tendenzialmente sono meno soggette a regole e controlli rispetto alla Pubblica Amministrazione. Un esempio su tutti sono gli appalti e/o gli affidamenti che nel pubblico devono sottostare ad una rigida normativa mentre nel privato o pubblico/privato esistono margini di manovra molto più ampi e con forme di controllo spesso inesistenti.

Tornando a casa nostra, più sopra si parlava di Ivrea Parcheggi la cui funzione è quella di gestire i parcheggi a pagamento, attività che potrebbe tranquillamente svolgere il personale dipendente del Comune. In tal modo si risparmierebbero da subito gli oneri legati ai compensi per i consiglieri di amministrazione, il presidente del CdA, i revisori dei conti, tutte cariche le cui nomine passano dalla mani della politica. Sia chiaro che un’iniziativa di questo tipo non sarebbe finalizzata a nessuna riduzione di organico, semplicemente i dipendenti dell’azienda verrebbero assorbiti dal pubblico per fare le stesse cose che fanno già ora.

Questa situazione confusa, causa di enormi danni alla collettività, a un certo punto è arrivata fino nelle stanze del potere tanto che il D.Lgs 175/2016 all’art. 20 ha stabilito che ogni amministrazione pubblica “effettui annualmente un’analisi dell’assetto complessivo delle società di cui detiene partecipazioni, dirette o indirette, predisponendo, ove ne ricorrano i presupposti, un piano di riassetto per la loro razionalizzazione, fusione o soppressione”. In parole povere lo Stato dice ai Comuni di verificare annualmente se abbia senso mantenere in vita società partecipate, direttamente o indirettamente (teniamo a mente questo passaggio), o se non sia necessario, in base a parametri stabiliti dalla legge, razionalizzarle, fonderle o sopprimerle. Ma siamo in Italia e quindi quella che è una richiesta molto chiara negli obiettivi e nelle finalità viene presa sottogamba e l’analisi delle “partecipate” lascia spesso a desiderare in quanto ad approfondimento ed analisi delle singole situazioni.

Tanto per fare un esempio concreto nell’ultimo Consiglio Comunale si è discusso proprio di questo e nell’analisi di una partecipata “indiretta”, la società Mozart srl si legge testuale: “La società presenta condizioni che comporterebbero l’adozione di interventi di razionalizzazione. Al momento risulterebbe pendente un ricorso alla Corte dei Conti, presentato da un ex consigliere della Fondazione Guelpa, il cui esito e contenuto non è dato sapere”. Abbiamo ovviamente chiesto al Sindaco e alla Giunta quali provvedimenti avessero preso riguardo questa evidente criticità, ma senza ottenere nulla di concreto in quanto nulla è stato fatto. La domanda che sorge spontanea è come sia possibile che ci sia una Legge che impone determinate regole, l’Amministrazione si accorge che non sono state rispettate e non accada nulla, anzi la delibera è stata approvata, seppur con i soli voti della maggioranza. Di fronte a situazioni di questo tipo come si fa poi a pretendere dai cittadini il rispetto delle regole, se chi dovrebbe garantirne l’osservanza è lui stesso il primo a disattenderle?

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Francesco Comotto

Consigliere Comunale a Ivrea dal 2013.

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