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Lunedì, 26 Luglio 2021 10:23

Strafalcioni istituzionali

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Nell’ultimo Consiglio Comunale i presenti hanno assistito ad una scena che mai sei era vista, per lo meno negli ultimi 8 anni, durante una seduta dello stesso.

Dopo alcuni passaggi a vuoto con votazioni che hanno diviso l’eterogenea maggioranza e la solita mancanza di dibattito, per l’assenza di interventi da parte dei consiglieri che appoggiano il Sindaco e la Giunta, ha chiesto la parola la capogruppo della Lega, Anna Bono. E  per dire cosa? Non per controbattere con cognizione di causa alle nostre puntuali argomentazioni, ma per accusare tutti i consiglieri di minoranza di essere niente meno che dei “razzisti”. Per qualche secondo non c’è stata nemmeno una reazione alla luce dell’offensiva definizione assolutamente inattesa, ma quando tutti in coro abbiamo chiesto una spiegazione e inevitabili scuse la motivazione che è uscita da chi ci accusava è che non siamo “benevoli” nei confronti della maggioranza. A parte l’inesistenza di un qualunque nesso tra l’accusa di razzismo e la legittima attività di controllo e di critica della minoranza (comunque sempre motivata e rispettosa) mai si era assistito ad accuse così offensive tra componenti, seppur di diversi gruppi consiliari, dell’Assemblea cittadina. Sarebbe utile venisse chiarito il concetto perché da ciò che si è capito se la minoranza è “benevola”, cioè batte sempre le mani alle iniziative della maggioranza, tutto va bene altrimenti si tratta addirittura di “razzismo”. Strana interpretazione di quella dialettica che è il sale della democrazia; certo che un bel pensiero unico per qualcuno sarebbe l’ideale soprattutto se si tratta di quello del suo partito. E’ anche vero che chi ha pronunciato quelle parole per ben due volte ha convinto la sua coalizione nel bocciare ben due mozioni sull’emergenza causata dal cambiamento climatico, per il semplice motivo che a detto loro si tratta di semplici “congetture”, però non si può sempre lasciar correre tutto soprattutto se le parole vengono pronunciate in una sede istituzionale.

Nei miei 8 anni di esperienza nel Consiglio Comunale eporediese ne ho metaforicamente date e prese altrettante, ovviamente nel senso del dibattito politico sempre e solo in nome del bene comune e dell’interesse dei cittadini, con battaglie a volte anche molto dure, ma mai mi sono sognato di utilizzare un linguaggio offensivo nei confronti di un avversario politico e lo stesso è successo dall’altra parte nei miei confronti. Le parole pronunciate dalla capogruppo leghista, sia nell’accusa sia nella risibile motivazione della replica, danno purtroppo il segno di come la Politica, quella con la P maiuscola s’intende, non trovi spazio sui banchi della maggioranza che evidentemente reputa fastidioso l’atteggiamento della minoranza solo perché svolge con passione e attenzione il proprio compito.

Che poi, almeno per quel che riguarda la  nostra lista civica, non partiamo mai in maniera pregiudiziale nei confronti delle proposte avanzate dall’esecutivo e su ogni loro delibera o iniziativa esprimiamo chiaramente la nostra posizione e più di una volta abbiamo votato favorevolmente riconoscendo la validità di quanto portato in votazione in aula. Ma questo evidentemente non basta e c’è di più. E’ dall’inizio del mandato che il Consiglio Comunale si è andato trasformando in un dibattito tra i consiglieri di minoranza e gli assessori, ma non funziona così, basterebbe leggersi l’apposito Regolamento che definisce ruoli, compiti, tempi d’intervento dei consiglieri e degli assessori che nei Comuni più grandi, meglio ricordarlo, non fanno parte del Consiglio Comunale e dovrebbero intervenire solo per presentare una proposta  di delibera o se tirati in ballo dalla discussione, ma nonostante alcuni tiepidi tentativi del Presidente del Consiglio la situazione non è mai sostanzialmente cambiata.

Ecco che alla pochezza dell’attività amministrativa messa in campo, ben lontana dalle fantasmagoriche promesse da campagna elettorale, si aggiunge l’inconsistenza di una coalizione politica raffazzonata e senza una progettualità imperniata su una visione unitaria per il futuro della città. E’ una continua rincorsa all’emergenza nella quale si susseguono sparate propagandistiche, quasi mai concretizzate, che nel corso di un mandato sarebbe meglio evitare dimostrando piuttosto sul campo la propria capacità di mettere in campo quel cambiamento tanto promesso quanto mai nemmeno iniziato.

Domani, mercoledi, si terrà l’ultimo Consiglio Comunale prima della pausa estiva e ci troveremo a discutere dell’ennesima modifica al Piano Triennale delle opere pubbliche, documento di programmazione fondamentale per definire la strada che un’Amministrazione pensa di percorrere fin dal proprio insediamento quale attuazione del programma elettorale. Si tratta di un piano triennale proprio perché si parla di opere pubbliche che è risaputo richiedono tempi lunghi e una chiara determinazione delle risorse. Se andiamo a vedere il primo piano triennale presentato e l’ultimo, quello 2021-2023, peraltro già alla sua terza versione, vedremmo che molte voci sono state modificate o non esistono nemmeno più. E così si passa dalle promesse sulla piscina e sugli impianti sportivi all’acquisto della Serra per poi lanciarsi nella messa in sicurezza del Ponte XXV aprile e dell’attuale Biblioteca, ancora senza Certificato Prevenzione Incendi, spingendosi con parole roboanti alla realizzazione della nuova Biblioteca e del nuovo Ospedale, alla gestione del patrimonio Unesco e via discorrendo. Peccato che di tutto questo sentiamo parlare da anni, ma di concreto ancora nulla sia stato fatto. Qualcuno potrebbe dire che non saranno state realizzate opere nuove, ma la manutenzione ordinaria delle strade e marciapiedi, delle piste  ciclabili, del patrimonio immobiliare pubblico, delle scuole, del cimitero, del verde e dell’arredo urbano funziona come un orologio svizzero: lasciamo ai cittadini un giudizio in merito perchè le nostre critiche, seppur motivate, potrebbero venire tacciate di scarsa “benevolenza” nei confronti della maggioranza.

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Francesco Comotto

Consigliere Comunale a Ivrea dal 2013.

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